Archivi tag: comunismo

Un «filo» tra Milano e Cologno Monzese

Disegni di Tabea Nineo 1978

Franco Fortini e gli “intellettuali periferici”

di Ennio Abate

quel filo che più
non brilla e che fu
tuo, mio.
Franco Fortini, Poesie inedite
 
 

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Su “Destini capitali” di Cristina Corradi

The People (detail; 1922), Käthe Kollwitz. Photo: © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York

di Ennio Abate

1.

Parto da un sunto dei molteplici temi delle sei sezioni di «Destini capitali», che è la prima raccolta poetica di Cristina Corradi, filosofa di formazione e già nota per una notevole «Storia del marxismi in Italia» (Manifestolibri 2005):  

In Storia narrativa un noi brechtiano[1] polemizza con postmoderno e ipermoderno,[2] sbeffeggia la bugia della fine dell’ideologia[3] ed evoca contro l’attuale «demenza digtale»[4] antenati comunisti come Bordiga[5] o frammenti di storia del Novecento (la Russia del ’17, l’alleanza antifascista).  

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Su “Amaladè” di Fosco Giannini

di Ennio Abate

Pubblico la mia prefazione a questa raccolta di poesie in dialetto di Fosco Giannini

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Percorsi comunisti. Franco Fortini

a cura di Samizdat
AI TANTI CHE IN QUESTI GIORNI CADRANNO NEL GORGO DELLA CELEBRAZIONE DEL CENTENARIO DEL “COMUNISMO ITALIANO”, E SI TROVERANNO – INCONSAPEVOLI O IN MALAFEDE – AD ADORARE IL FETICCIO DELLA CONTINUITA’ GRAMSCI-TOGLIATTI-BERLINGUER (E MAGARI ZINGARETTI).

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Riordinadiario sul finire del 2020

 

 Rileggere Ranchetti (1).

Appunti del 2004 sNon c’è più religione di Michele Ranchetti

 di Ennio Abate

Pubblico solo oggi questi appunti,  presi  dopo la lettura del libro di Ranchetti e della recensione di Massimo Cappitti. Li trovo  un po’ schematici e soprattutto ignari della  ricca e complessa discussione  che Ranchetti  già conduceva da decenni  con amici e studiosi di alta levatura.  Eppure in essi ponevo  un problema non irrilevante per chi veniva come me da una militanza comunista (ma non del PCI) degli anni Settanta:  c’era qualcosa da imparare da quel libro? Tra l’altro, dopo la morte di Fortini, speravo di poter discutere su quel tema del comunismo, anche per lui fondamentale, con i partecipanti (compreso lo stesso Ranchetti)  del Centro Studi dedicatogli dall’Università di Siena.  La  sensazione di una loro sordità – vi accenno negli appunti –  e il carattere  approssimativo delle mie riflessioni   mi  suggerirono di tenermele per me. L’anno dopo, però, le ripresi nelle domande che feci a Ranchetti stesso in una intervista (qui) [E. A.]

La mia prima reazione alla lettura di Non c’è più religione di Michele Ranchetti è stata istintivamente questa: bisognerebbe scrivere, a completamento, un Non c’è più comunismo altrettanto rigoroso e appassionato. Continua la lettura di Riordinadiario sul finire del 2020

In morte di Alfredo De Palchi. Memento per i vivi

Della morte di questo poeta da tempo vivente negli USA ha dato notizia il 10 agosto scorso il blog L’OMBRA DELLA PAROLA (qui), che molto si è speso da anni per far conoscere la sua produzione. Sulla sua qualità e originalità per ora non mi pronuncio. Voglio invece sottolineare il mio dissenso, anche in questo momento di lutto, per la rimozione non innocente dei nodi politici e storici più ardui non solo dalla riflessione su De Palchi ma da quasi tutte le attuali discussioni sui poeti e la poesia. E lo faccio – ancora una volta polemicamente, purtroppo – pubblicando alcune mail del 2015 tra me e un amico, che lascio anonimo; e ripubblicando un commento, ovviamente ignorato, che lasciai nel 2016 su L’OMBRA DELLA PAROLA a proposito dei rapporti tra Alfredo De Palchi e Franco Fortini, che a quei nodi politici (del secondo dopoguerra) rimandava. [E. A.]

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Su Pio XII e i cosiddetti “totalitarismi”

a cura di Ennio Abate

La lettura dell’accurata recensione di Claudio Vercelli sul libro appena uscito di David Bidussa, La misura del potere. Pio XII e i totalitarismi tra il 1932 e il 1948 (Solferino, Milano 2020), apparsa su DOPPIOZERO (qui) mi ha indotto ad un primo breve commento su POLISCRITTURE FB. Non avendo ancora letto il libro di Bidussa, mi sono limitato a riportare (un po’ polemicamente) una vecchia e per me convincente tesi di Michele Ranchetti. Ne è seguito un breve scambio tra Brunello Mantelli e me, in cui concordavamo (per la prima volta!) sulla fragilità o equivocità o inservibilità del concetto di totalitarismo; e poi un puntualissimo e lungo intervento di Luciano Aguzzi, che ha chiarito la sua posizione sull’operato di Pio XII e sul concetto di totalitarismo ma ha anche dato sintetici giudizi su alcuni importanti storici italiani del Novecento (Croce, Cantimori, Miccoli, Della Peruta). Data l’importanza e l’incandescenza delle questioni toccate, mi pare giusto riportare la discussione sul sito di POLISCRITTURE nella rubrica “Storia adesso”, sperando in altri approfondimenti. Una raccomandazione ai cosiddetti lettori “comuni” o “non specialisti” (veri o presunti):confrontatevi senza eccessive timidezze reverenziali con chi oggi gestisce professionalmente il sapere storico. Che è necessario per orientarsi nel caos odierno e non deve essere lasciato solo nelle mani degli specialisti. Non ritiratevi disorientati di fronte alla sua complessità o alla contrapposizione dei punti di vista. Alle obiezioni che mi sono state mosse da Aguzzi e Mantelli replicherò appena mi sarà possibile.[E. A.]

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25 aprile 2020: a chiacchiere, coi fatti

Questa foto è tratta dal post odierno di Accio Claudio Di Scalzo su FB (*)

Samizdat

In uno scritto di Fortini del 1975, intitolato Lisiàti si legge: Uno sfoglia queste carte [la biografia del partigiano Lisiàt (Athos Iovi) fucilato il 1° settembre 1944] e subito pensa che quella era una vita, così ridotta dal tempo trascorso. E più avanti: Che cosa significa: “ricordano”?. Ponendosi dinanzi all’ombra di Lisiàt dal punto di vista di un noi allora ancora capace di farsi carico del passato della Resistenza, Fortini scriveva: è degno di ricordo perché difese la giusta parte. Ma oggi? Non esiste più questo noi. Esiste, invece, un noi ipocrita e retorico che ha ridotto la Resistenza a chiacchiera o a slogan pubblicitario tricolorato o a svuotato bellociaoismo. E allora – pochi, isolati, dispersi e fuori da ogni cerimonia ufficiale – vale la pena di porgere l’orecchio a fatti (come quelli raccontati nell’articolo di Cinzia Arruzza e Felice Mometti) che, pur seppelliti e rimossi dalle roboanti cazzate dei vari governanti sfascisti, ancora insistono ad accadere. E vogliono un’intelligenza politica nuova, che li interpreti e li strappi ad una apparente insignificanza. Perché il combattimento per il comunismo è già il comunismo (qui):

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Comunismo? Una lettera al sig. X

di Samizdat

Caro X,

rieccomi. Sono d’accordo con te: oggi manca un “progetto” comunista. Io stesso non so come uscire da una difesa del comunismo (o, meglio. dell’idea di comunismo) quasi solo di principio, fondata quindi soprattutto su una convinzione morale. (Già sento le battute: una cosa per anime belle, una attardata nostalgia per una Rivoluzione che non è stata poi così gloriosa ma piena di tragedie reali). D’accordo anche sul fatto che, a rigor di teoria, la sinistra sia altra cosa rispetto al comunismo (“ Marx non era di sinistra”). Ora, però, voglio partire da una questione che mi ha sempre appassionato: quella della continuità/discontinuita (sia nell’elaborazione del pensiero che nelle pratiche politiche e sociali). E osservare una cosa: in tempi che sono stati più dinamici e favorevoli alle lotte dei “dominati” o delle “classi subordinate” (Otto-Novecento, all’ingrosso), l’idea del comunismo ha potuto essere rielaborata tenendo conto dei bisogni concreti delle società in mutamento. E questo è accaduto soprattutto quando è riuscita a “nuotare” nell’acqua di una sinistra, magari culturalmente generica ma ampia. E credo che tornerà forse a “nuotare” se una nuova sinistra si dovesse ricomporre. Altrimenti ci dobbiamo rassegnare all’aridità di un “comunismo interiore” come quello dello scrittore Francesco Pecoraro  (qui) o a parlare di comunismo inter nos (io e te e magari alcuni altri che rifondano ogni tanto qualche “partito comunista” o ora gruppi di discussione in alcuni loculi di Facebook o del Web).

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