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C’era una volta il «Gabellino»

il gabellino

di Walter Lorenzoni

«Il Gabellino» (1999-2006) nacque come semestrale della Fondazione Luciano Bianciardi di Grosseto ed interpretava l’esigenza di un gruppo culturale, già attivo da diversi anni, di continuare il proprio percorso di lavoro dotandosi di uno strumento che fosse, nel contempo, uno spazio di riflessione e un’occasione di interlocuzione con altri soggetti. Fin da subito, fece proprio il duplice profilo, istituzionale e militante, che caratterizzava la Fondazione, impegnata sia nella conservazione che nella produzione culturale. La rivista, per un verso, gravitava intorno alla figura di Bianciardi e alle varie attività dell’istituzione di riferimento e, per un altro, invece, ricercava un’autonoma proposta intellettuale, nella direzione di uno sguardo «civile» sulla realtà, tentando così di allargare i propri orizzonti culturali al di fuori dell’ambito specifico di competenza. Continua la lettura di C’era una volta il «Gabellino»

Sei poesie inedite da “Rifugi in ombra”

De-Pisis
di Paolo Clementi

Velluto

Oggi il mio sguardo annega, quasi spento,
in un cielo sottile, rosso cremisi,
come una foglia abbandonata al vento
di scirocco, ed ai suoi languori arresi. Continua la lettura di Sei poesie inedite da “Rifugi in ombra”

Hans il germanese

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di Giorgio Mannacio

A volte gli alberi, ignari, protendono i loro rami oltre il confine entro il quale sono stati piantati dal loro proprietario. Capita, dunque, che i loro frutti vadano a cadere sul terreno di un altro. I frutti, infatti, seguono la legge di gravità e si affidano al suolo. Anche loro, ignari come le piante che li hanno generati, non sanno a quante complicazioni si vada incontro per questo evento naturale. Continua la lettura di Hans il germanese

Chiusi lì dentro

Massimo Parizzi, "Chiusi lì dentro"

di Massimo Parizzi

[Anni ’60. Brevi ricordi di un tredicenne che ha paura dei suoi genitori e di aprire cassetti. Pubblicato nel n° 10 di “Poliscritture”, dicembre 2013.]

Mio padre e mia madre avevano paura. Nulla, in particolare, li minacciava. Lei, dopo avere lavorato in banca, faceva la casalinga. Lui lavorava in banca. Avevano attraversato gli anni della guerra, sì, i bombardamenti di Milano, lo sfollamento. Ma mio padre non aveva combattuto. E non avevano subìto, né in prima persona né tra i familiari, distruzioni, perdite, menomazioni, lutti. Finita la guerra mio padre, denunciato da un collega, Continua la lettura di Chiusi lì dentro