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La realtà di Artù

Riflessioni sui rapporti tra realtà e immaginario

di Rita Simonitto

Artù guarda fisso e immobile il pavimento. Un pavimento di parquet, di quelli a spina di pesce. Ci si perde sempre in quella geometria di linee che si incrociano, poi si dipartono e poi si incrociano di nuovo. Capisco che si possa essere presi da una sorta di ipnotismo!

La luce del sole vi arriva dopo aver superato, fuori dalla finestra,  una ciocca ribelle dell’alloro che, facendo l’indipendente, ha deciso di uscire dalla potatura che gli era stata imposta “a parallelepipedo”. Dai fasci luminosi che entrano nella stanza, si formano impasti di colori che danno più o meno risalto agli oggetti che toccano. Continua la lettura di La realtà di Artù

Speriamo arrivi una ben diversa epoca

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di Franco Nova

Quand’ero giovane, avevo ali forti e instancabili,
ma non conoscevo le montagne.
Quando fui vecchio, conobbi le montagne
ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione.
Il genio è saggezza e gioventù.
 

(Edgar Lee Masters, Spoon River)

Quest’autore, di cui saccheggerò ancora il bel libro di poesie, è uno di quelli che mi fanno amare la “Merica”. In effetti, mi sono formato, dai dieci anni in su, al cinema, alla musica leggera e jazz, alla letteratura, di quel paese aborrito per tutt’altri motivi. Poi ho letto, magari con ancora maggiore piacere, i russi, i francesi, Dickens e Oscar Wilde, ecc. Non ho mai però smesso di amare quanto di americano ho appena nominato. E Spoon River è stata la mia passione continua, mon livre de chevet. Continua la lettura di Speriamo arrivi una ben diversa epoca

Fra-m-menti

Luna klee

di Rita Simonitto

Molti fili, spesso trascurati o che si perdono col tempo, collegano la poesia ad un contesto (amicale, professionale, sociale, storico). Questi testi di Rita Simonitto si collocano proprio in uno di essi ben preciso: quello costruito dal convergere di vari artisti e poeti in una Mostra di Ceramica, intitolata “Fra-m-menti” ( ne avevo dato notizia qui). Il reading si è svolto venerdì 3 giugno 2016 alle ore 20.30 nella Chiesetta di S. Orsola del Castello di Conegliano. Non possiamo riascoltare la voce di Cristina Battistella, che ha recitato le poesie, né l’accompagnamento al vibrafono di  Luciano Vitale ma da questo scritto abbiamo un’idea di com’è stato pensato dall’autrice il suo intervento poetico in quella situazione. [E. A.]  Continua la lettura di Fra-m-menti

“Ci voleva anche Pannella …”

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DIALOGANDO CON IL TONTO (5)
Il Tonto e il pensionato (parte seconda)

di Giulio Toffoli

Era da qualche giorno che non vedevo il Tonto dopo che il 19 maggio c’era stata la manifestazione nazionale unitaria dei sindacati dei pensionati. Nella mia città si era vissuto un momento di particolare frenesia fra le giornate dedicate alle Mille Miglia e poi quella segnata dal passaggio della tappa del Giro e non avevamo avuto occasione di vederci. Continua la lettura di “Ci voleva anche Pannella …”

Segnalazione

La grassa Tarzan robinson

“Quello di Tarzan è dunque il vero ‘salto’ in uno spazio diverso, con un senso della temporalità diverso. E allora seguiamolo, ma solo per cenni, nella sua crescita. Per certi versi egli usa l’istinto animale (quello detto tale, non so se propriamente; non sono in grado di deciderlo). Quando insegue una preda – in genere pure lui, come ogni altro animale, per nutrirsi – procede avvertendo da dove tira il vento e posizionandosi in modo che il suo odore non arrivi ad essa, altrimenti quella fugge a gambe levate. Inoltre, spesso non tocca terra; procede per aria passando di albero in albero utilizzando le liane. Sa però tendere le trappole, sa attendere un tempo considerevole affinché maturino condizioni più favorevoli. Considera assai meglio i rispettivi rapporti di forza; affronta la prima volta la tigre in modo ‘ingenuo’, ne viene ferito e a momenti ci rimette la pelle, ma impara bene la lezione e poi si ritrae sempre da scontri troppo diretti fin quando questa non è invecchiata. A quel punto è lei che non tiene conto del suo indebolirsi e Tarzan, usando anche dello strumento coltello trovato anni prima nella capanna, la uccide. Insomma, fa uso dell’‘istinto’, ma anche di un pensiero che si articola in modo nettamente più complesso rispetto agli altri animali”.

*in uscita verso metà maggio 2016

Sempre in coda al flusso *reale*, inconoscibile

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di Gianfranco La Grassa

Questo saggio  fa lucidamente il punto, e in termini drastici rispetto ad alcune delle principali tradizioni di pensiero otto-novecentesche, su un tema, quello della realtà, che si è presentato spesso in numerosi post di Poliscritture riguardanti ora questioni di poesia ora di politica; come pure, in modi spesso personalissimi, nei commenti. La tesi di fondo mi pare riassunta in questo passaggio: «è meglio pensare ad una realtà assoluta, autonoma, indipendente da noi e a noi esterna, che tende continuamente a mettere sottosopra ogni nostra transitoria fissità». O in questo: «E’ invece assai più sensato supporre che siamo sempre alla coda del mutamento (casuale e non finalistico) di quel flusso che rappresenta la realtà». Da  questa posizione, alla quale La Grassa è giunto dopo un lungo percorso teorico-politico, discendono una serie di affermazioni che  rifiutano ormai apertamente   idee tuttora correnti di umanità, progresso, cooperazione, solidarietà, pace, utopia ( e magari ancora di comunismo), anche quelle appartenenti alle versioni più critiche (di matrice religiosa o marxiana). In primo piano viene riproposto il «conflitto» sociale e politico. Incessante e non finalizzato. E non più tra le «classi» ma tra individui e gruppi «conservatori e innovatori». (Meglio: soprattutto tra «élites conservatrici o innovatrici»). Conflitto, comunque, sempre condizionato dal «flusso squilibrante della realtà, inconoscibile per sua “essenza”».  Il suggerimento è di leggere più volte il saggio e di discuterne col massimo di intelligenza critica e, perché no, di passione politica. [E. A.]
Continua la lettura di Sempre in coda al flusso *reale*, inconoscibile

Su “Sottomissione” di Michel Houellebecq

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di Giorgio Mannacio

I.
Ho appena finito di leggere quello che – dopo gli attentati islamici di Parigi – può essere definito “ il libro del giorno “. Si tratta del romanzo “ SOTTOMISSIONE “ dello scrittore francese Michel Houellebecq ( da qui in poi: M.H. ). In Italia è stato pubblicato nei primi giorni del 2015 da Bompiani ( traduzione di V. Vega ).
Non mi occuperò degli aspetti strettamente stilistico-estetici, pur osservando – di sfuggita – che la traduzione mi pare agile e disinvolta e tale da consentire un pieno accesso al “ senso” complessivo del libro stesso. Continua la lettura di Su “Sottomissione” di Michel Houellebecq

Cinque poesie

caos

di Andrea Di Salvo

*
Reductio ad unum

fin dalla prima vagolante percezione
aspiriamo discriminare
l’ovunque e il molto, il troppo e l’altrimenti
l’identità nel caos e nel durare il noi Continua la lettura di Cinque poesie

Ancora su dialetto e lingua. Due punti di vista

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[Cosa si cela ancora oggi nelle pieghe e nelle ombre della questione del rapporto dialetto-lingua (nazionale) troppo spesso trattata in modi accademici o, più di recente, riproposta in termini populistici o di mera conservazione dei monumenti letterari (i “nostri” classici)? Innanzitutto una lotta tra modi di vita sociali (contadini, industriali) e di civiltà (anche linguistiche) da tali modi storicamente sortite. E come ci rapportiamo oggi a questa lotta che c’è stata ed ha visto, sì, la supremazia del “mondo industriale” ma con costi talmente pesanti e a volte insopportabili da alimentare di continuo la sua contestazione e una nostalgia romantica per modi di vivere (e linguaggi: i dialetti appunto) sentiti come  più “naturali” e fin quasi a perdere di vista di che «lagrime grondi e di che sangue» la stessa civiltà contadina? Direi che in questo scambio di mail io e Paolo Ottaviani – entrambi mai sciolti dalla memoria “amorosa” dei dialetti e mai ebbri dei fasti luccicanti della lingua italiana letteraria – rappresentiamo due punti di vista vicini e distanti allo stesso tempo. Più pacificante mi pare la sua visione («Per quanto riguarda invece il plurisecolare conflitto lingua-dialetti io parlerei di “pacificazione nell’arte”»). Più drammatizzante la mia («sento in conflitto (o almeno in forte tensione) le parti in dialetto da quelle in italiano delle mie raccolte»). Per Paolo «ciò che fa da tramite tra la “grande storia” e l’infinitamente piccolo – la mia persona – è, il “suono”, l’armonia nascosta». Per me anche nel suono, anche nell’arte o poesia, la differenza/scontro/attrito (eco di quella storico-sociale) persiste; e la poesia, al di là della superficie, non è affatto «una dea pacificatrice». Due punti di vista, dunque, che è bene sottoporre, se possibile, a una discussione più ampia. (E.A.)] Continua la lettura di Ancora su dialetto e lingua. Due punti di vista