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Jamaica Rum

di Rita Simonitto

Quando mi chiamano Jamaica Rum certamente la cosa mi dà fastidio, anzi, dirò di più, li odio. Quel Rum che mi affibbiano addosso come nomignolo glielo verserei addosso e poi ci butterei sopra un fiammifero acceso: ecco i miei compagni ‘flambè’!. Ma poi mi ritraggo inorridito da queste mie fantasie, frutto dell’esasperazione a cui vengo portato. So che non lo fanno per ferirmi ma per giocare, loro si divertono così. Forse sono io che non so stare al gioco, non so reagire con ironia. Ma da quando mia madre è andata via con il mio fratellino faccio molta fatica a divertirmi anche se questo è accaduto quasi cinque anni fa, quand’ero ancora alle medie. Adesso sono all’ultimo anno di Liceo Scientifico e ho appena fatto la Maturità che è andata bene. Il Prof di Fisica, terminate le operazioni scrutinali (i nostri professori, dopo gli esiti, hanno voluto incontrarci e salutarci, non con la solita ‘pizzata’ di fine anno, ma con una specie di saluto personale, con un messaggio personale ad ognuno di noi. E questo l’ho molto gradito. Fors’anche perché non so se alla ‘pizzata’ ci sarei andato volentieri), il Prof. di Fisica, dicevo, mi aveva detto “Bravo Gia… Giorgio – so che stava per dire Giamaica, ma poi si era corretto. D’altronde lo avrà sentito anche lui quel nomignolo risuonare per i corridoi della scuola quando i miei compagni mi gridavano “Ehi, Jamaica! Jamaicarum che cosa aspetti ad arrivare…!” – sì, stavo dicendo che il Prof di Fisica si era complimentato per i miei risultati e voleva sapere quale indirizzo di Studi avrei intrapreso.

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Con la sua voce potente

 

di Arnaldo Éderle

 

Schiava piano la porta d’entrata,
poi entra, ancora silenzio, ma
entra in cucina, appena si sente
lo strusciare dei sandali sul pavimento
del corridoio, poi la sua voce potente:
Ciao Arnaldo (e la mia: Ciao Anastasia).
Il suo calibro è un grosso calibro,
si direbbe un peso massimo della sua categoria
ma ben arrotondato, gradevole quasi dolce,
e poi quella voce rotonda e pura
nel suo italiano-moldavo, un chiasmo
ma quasi sempre italiano. Continua la lettura di Con la sua voce potente

Da “Superfici di passaggio”

di Giovanni Fantasia

 

1.

sistematico, il mattino mi riveste
d’insistenze elettrostatiche, pensieri
monoblocco, ossidazioni e non ho voglia
di ripetere la vita. in cucina
mangio telecereali
soppesando i movimenti
della lotta quotidiana
riavvolgendo le importanze
su rocchetti scivolosi
fino a farle scomparire.
al distributore automatico, dopo
ritrovo i miei occhi negli occhi di altri
e la vita mi scappa di mano
e rovescio il caffè

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