Archivi tag: Ennio Abate

Taccuino di un militante di AO. Quattro mesi del 1978

Domani 22 febbraio 2021 alle 17,30, collegandosi su Facebook ( qui) o su Yotube (qui), è possibile seguire la presentazione di “VOLEVAMO CAMBIARE IL MONDO. Storia di Avanguardia Operaia (1968-1977).

di Ennio Abate

Sono stato in Avanguardia Operaia dal 1968 al 1977, cioè fino alla sua scissione. Da allora, in tutti questi anni ho continuato a rimuginare e a scrivere su quella mia militanza politica e sulle vicende degli anni Settanta. Dei numerosi appunti (in forma di diario, di narratorio e di saggio) ho pubblicato finora pochi brani su Poliscritture ma ho sempre colto qualsiasi occasione per tornare su quella storia e confrontarmi con i miei ex compagni di AO. E’ accaduto in particolare nel 2016 sulla pagina FB “Via Vetere al 3”, dove per la prima volta  si affacciò l’idea di una Storia di AO. E quando uno di loro, Luca Visentini, ha pubblicato «Sognavamo cavalli selvaggi», una rielaborazione narrativa della sua esperienza in AO, che ho attentamente recensito (qui).

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Su “Destini capitali” di Cristina Corradi

The People (detail; 1922), Käthe Kollwitz. Photo: © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York

di Ennio Abate

1.

Parto da un sunto dei molteplici temi delle sei sezioni di «Destini capitali», che è la prima raccolta poetica di Cristina Corradi, filosofa di formazione e già nota per una notevole «Storia del marxismi in Italia» (Manifestolibri 2005):  

In Storia narrativa un noi brechtiano[1] polemizza con postmoderno e ipermoderno,[2] sbeffeggia la bugia della fine dell’ideologia[3] ed evoca contro l’attuale «demenza digtale»[4] antenati comunisti come Bordiga[5] o frammenti di storia del Novecento (la Russia del ’17, l’alleanza antifascista).  

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Su “Amaladè” di Fosco Giannini

di Ennio Abate

Pubblico la mia prefazione a questa raccolta di poesie in dialetto di Fosco Giannini

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2005 Intervista a Michele Ranchetti

di Ennio Abate

Ennio AbateIl tuo libro [Non c’è più religione] ripercorre «storicamente» gli elementi della dottrina cattolica e contesta in modo rigoroso il magistero della Chiesa cattolica. Resta – mi pare – nella dimensione religiosa e ripropone però con attenuazioni e problematicamente il recupero di «un senso religioso della vita», lasciando in sospeso la questione della necessità o meno di un tale recupero. Come mai questa sospensione? Cosa t’impedisce di affermarne decisamente la necessità?  

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Franco Loi, un vecchio poeta ormai cieco anche dentro

Il poeta Franco Loi è morto da pochi giorni e su Poliscritture l’ha ricordato Giuseppe  Natale (qui). Solo oggi, visitando la pagina FB di Guido Oldani, mi sono imbattuto   in un articolo su “Affari  italiani.it” del 25 dicembre 2019  (qui). Vi si denunciava la censura da parte di Facebook di un’intervista  rilasciata da Loi con un pomposo e stuzzicante titolo: Mussolini ha fatto più di tutti per gli operai. A colloquio con Franco Loi. L’intervista

La si può seguire qui: http://blob:https://www.facebook.com/a3f23ca6-92a3-4709-9d88-0b4dbcc90fc5

A Guido Oldani, che sul suo blog, a un mese di distanza dalla morte di Loi, ricordandolo ha ripreso anche questa notizia (qui) ho scritto: Continua la lettura di Franco Loi, un vecchio poeta ormai cieco anche dentro

Percorsi comunisti. Amedeo Bordiga

a cura di Ennio Abate

Ricopio questa interessantissima intervista a Pietro Basso su Amedeo Bordiga da Jacobin Italia (qui). Uno che “arriva alla definizione del comunismo come piano di vita per la specie umana” va letto e studiato. [E. A.]
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Percorsi comunisti. Mario Tronti

a cura di Ennio Abate

Inizio – per ora senza  un progetto definito – una serie di esplorazioni delle esperienze comuniste – di singoli o di gruppi –  che ho incrociato nelle mie letture o in incontri con persone reali. Qui la selezione di  alcuni passi, per me più interessanti, di una recente intervista a Mario Tronti curata da Giulia Dettori per la rivista “Filosofia Italiana” sul numero 2 del 2020. Da lì copio anche la scheda biobibliografica  sull’autore [E. A.] Continua la lettura di Percorsi comunisti. Mario Tronti

Nei dintorni di F.F. – Frammento 3

Per un libro da scrivere

Andiamo a un anno prima. Fine 1967. Sempre alla Statale di Milano, nel bar del sottoscala «Veglia per il Vietnam». Una piccola folla di studenti e studentesse aspettava il ritorno della delegazione che era andata a trattare col rettore. I manifestanti avevano deciso di restare in università fino a mezzanotte od oltre. Scintille minime di ribellione. Tutto qua, sì. Le folle, le botte, i morti, gli sconquassi della società nei due anni successivi. Lui era lì. Bevendo un caffè, aveva parlottato con uno studente di filosofia, un piacentino. Poi nella sua memoria un volto senza nome, pallido, squadrato, occhiali con la montatura nera e spessa. Come quelli – di moda allora? – che vedrà nella foto sulla copertina di «Una volta per sempre» di F. F. Il piacentino assieme ad altri libri aveva sottobraccio Verifica dei poteri. Di quel tale, sì. Continua la lettura di Nei dintorni di F.F. – Frammento 3

Riordinadiario 1983. Piccola sopravvivenza


Tabernacolo del Bargello, via Ghibellina

di Ennio Abate


a Betta Carlucci e (in memoria) a Ugo Dotti

I

Piccola sopravvivenza, paralizzi, mi osservi vacua, ti esibisci!
Nessuna curiosità vera nelle tue domande. Rientriamo ma male
nella norma alla quale ti sei - con ironia - già sottomessa.

O la mia satira bruna ha la sua forza nell’ombra invidiosa?

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Riordinadiario sul finire del 2020. Michele Ranchetti

Nel novembre 1995 all’università di Siena  per la commemorazione di Franco Fortini, morto l’anno prima (28 novembre 1994) seguii gli interventi tenuti da suoi amici e discepoli sulla sua figura e la sua opera.  Tra tutti fui  colpito da quello di Michele Ranchetti, tanto che scrissi una poesia (Abbiamo amato un poeta “fragile”). Nel 1996, dopo averlo incontrato in alcune riunioni del Centro Franco Fortini, gli scrissi una lettera, che andò dispersa. Gliela rimandai nell’aprile del 1997, dopo una sua  amichevole telefonata e da allora iniziò tra noi un saldo legame. Leggendo i suoi “Scritti diversi”, che mi donò, e gli articoli che andava pubblicando  su “il manifesto”, mi accorsi  di quanto fosse forte la sua personalità, ben distinta e per certi versi in contrasto con quella di Fortini, che io seguivo da tempo e sentivo più vicino a me per la sua scelta marxista. E capii pure che la sua riflessione così radicale e critica sulla storia della Chiesa Cattolica e sulla psicanalisi mi aiutava a ridiscutere nodi irrisolti della mia esperienza sentimentale ed  intellettuale stretta tra due crisi: quella della formazione giovanile cattolica meridionale   e quella della militanza marxista degli anni ’70 al Nord. Il materiale che pubblico (appunti  di diario, sunti di letture + alcune lettere) è abbondante e  per alcuni sarà  di gravosa lettura.  Ciascuno scelga liberamente  se e cosa leggere.  Pubblicarlo per me è un atto di gratitudine alla sua figura non più prorogabile; e ho voluto – non so bene perché – renderlo noto entro la fine di questo terribile 2020.  Se  stimolerà  altri a Rileggere Ranchetti, come non ho smesso di fare io anche dopo la sua morte, tanto meglio. [E. A.]   Continua la lettura di Riordinadiario sul finire del 2020. Michele Ranchetti