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Poesie scelte

di Mario Mastrangelo

In tutte le sue raccolte di poesie e anche nell’ultima, intitolata ” Ra rà” (Da dare), Mario Mastrangelo conferma l’idea che della sua ricerca m’ero fatto fin dall’inizio della nostra conoscenza (2004).  C’è una continuità intatta nel suo lavoro poetico e uno stile umano nel proporsi ai lettori, che vedo fondati  sulla solitudine, la concretezza, la pacatezza e la dolcezza. Di fronte  alla confusione e al caos di questo presente, che riportano alla mente fantasmi truci del passato, cosa pensare del candore di sentimenti,  di certi toni da fiaba o da teatrino malinconico da Sud profondo, dei suoi spasmi di fronte alle ombre della malattia, della vecchiaia e del pensiero di morte, che assalgono e lavorano tutti ma in questa fase della sua vita sono in lui tanto più feroci e diretti? Nel preparare questa scelta di testi per Poliscritture da un file inviatomi da Mario, mi sono ritrovato più  disarmato rispetto agli inizi dei nostri scambi di mail, quando ancora me la sentivo d’insistere e di richiamarlo alla storia, alla politica, ai dibattiti culturali, nei quali lo invitavo ad immergersi. Con me o almeno affiancandosi a quel *noi* di Poliscritture in precaria sopravvivenza. Pur annaspando e sapendo quanto fosse indimostrabile quel *noi* per l’assenza o la debolezza di un’eco sociale ai nostri scritti, presumevo ancora di poter raggiungere una fraterna e comune combattività nei confronti del mondo caotico ed ostile. Oggi non più. E ritengo che Mario abbia fatto bene a continuare per una sua strada. Come io sulla mia. La sua capacità di sentire  la collettività umana senza farsi dominare dall’angoscia (Si me rate ‘o permesso), il muoversi con garbo in un immaginario popolare cattolico,  la mescolanza di eros carnale e di agape, la fiducia tenace nella dolcezza della vita sono gli insegnamenti di una sua raggiunta saggezza da rispettare e ammirare non solo da quanti si riconoscono pienamente in quei suoi valori ma anche da me che ne inseguivo altri . [E. A.]

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Appunti politici (12):Kraus, Fortini, il dibattito sulle “molestie sessuali”

di Ennio Abate

con una nota di Ezio Partesana e un parere di Roberto Bugliani

In «Questioni di frontiera» (1977) Franco Fortini analizzò questo aforisma di Karl Kraus (da «Detti e contraddetti», Adelphi, Milano 1972): «L’uomo erotico concede alla donna chiunque al quale non la concederebbe». E, trovando la frase singolare ed oscura, s’impegnò a chiarirne i significati possibili, che semplificando, presenterei così: Continua la lettura di Appunti politici (12):Kraus, Fortini, il dibattito sulle “molestie sessuali”

Il Tonto e la società dello spettacolo

 

di Giulio Toffoli

Sono a fare il checkup semestrale alla Poliambulanza.
Entro e dopo aver atteso il mio turno agli sportelli mi avvio verso la zona dei prelievi. Sono lì seduto in attesa che esca sul monitor il mio numero e vedo uno, tutto scarmigliato, che cammina a larghe falcate per il corridoio con uno strano soprabito che sembra quasi un camice, bianco e lungo, con due code che si perdono nell’aria. Lo guardo bene e dico fra me e me:
“Ma sì, è lui – allora lo apostrofo ad alta voce con il classico – Ehi Tonto come va?”
Si voltano verso di me in quattro o cinque e mi guardano in cagnesco, quasi a dirmi:
“Ma chi l’ha autorizzata? A chi dà del tonto … Non si permetta …” Continua la lettura di Il Tonto e la società dello spettacolo

Il Tonto e la ragion (sessual) sufficiente

Dialogando con il Tonto (18)

 

di Giulio Toffoli

“Sai – mi dice il Tonto mentre siamo seduti al solito caffè – ieri ho fatto un sogno incredibile. Mi è quasi parso di rivivere un pezzo della mia giovinezza. Ho vissuto uno straordinario stato di tensione come mai prima. Stavo per uscirne pazzo”.
Visto che è noto che il Tonto è un tipo originale, altrimenti perché lo avremmo chiamato così?, ma poi alla fin fine è una persona di buon senso, mi sono preoccupato e gli ho chiesto, cercando di prenderla con un tono scherzoso: “Ma diavolo, alla fin fine è stato solo un sogno …”.
“Lo dici tu … Io ero lì …”
“Ma lì dove?” mi son permesso di aggiungere visto che continuava a parlare in modo concitato.
“Vabbè, allora ti racconto tutto dall’inizio. Continua la lettura di Il Tonto e la ragion (sessual) sufficiente

Ricordo di Sandro Penna

di Marco Gaetani

1. «Il 21 gennaio 1977 morì a Roma Sandro Penna». Dopo quarant’anni esatti, la sua figura e la sua opera restano l’unico vero hàpax della poesia italiana contemporanea. Un poeta, Penna, radicalmente diverso da tutti gli altri del nostro Novecento, e ciò a prescindere dalla vita ‘irregolare’ e dalle considerazioni critiche che, prendendo atto di un’evidenza, ne escludono il profilo dall’orizzonte in senso stretto modernista. Perché non è poi agevole far rientrare Penna neppure nella linea poetica alternativa – quella che, almeno in certi non proprio aggiornatissimi manuali scolastici, si è soliti intitolare al primo mentore del poeta perugino, Umberto Saba. Continua la lettura di Ricordo di Sandro Penna