Archivi tag: Europa

Siamo tutti in pericolo

di Lorenzo Merlo

Questo articolo di Lorenzo Merlo fa da specchio fedele alle paure e alle incertezze del tempo sospeso e gravido di incubi in cui siamo capitati. Ha echi pasoliniani: la critica al “sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori”, una nostalgia per le epoche in cui gli uomini non erano “analfabeti in tutte le materie della creazione che si studiano con le mani”, la scelta di “stare con i deboli”. Non cade nella facile visione complottista oggi diffusissima (anche se, qua e là, pare la sfiori). Ci vedo anche un tentativo di distanziarsi criticamente da una realtà indecifrabile e angosciante narrando al passato eventi appena accaduti o che ancora stanno accadendo. Il nucleo emotivo e intellettuale dell’articolo sta nella fila caparbia e lucida dei ‘perché’ e dei ‘vogliamo’ polemici che Merlo accumula. E che chiedono, però, almeno un abbozzo di risposte. [E. A.]

Era lontana la Cina. Arrivavano notizie di qualcosa d’importante. Per fare fronte all’emergenza fermarono la routine della vita nota. Attraverso la tv, prima che spaventoso ed esiziale pareva irreale. Strade vuote, morti, ospedali traboccanti, tutto immobilizzato. L’allarme era mondiale ma tutti stavano a guardare.

Era lontana la Cina.

Finché non si fece sotto e fu vicina come non avremmo mai detto. Ed eccola qui. Era in casa.

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Coronavirus, maschere, guerre

TONTO 2020 – 10 Settimana 2 – 8 marzo

di Giulio Toffoli

Lo vedo arrivare verso di me, ha il volto coperto da una mascherina di quelle azzurre, ray-ban scuri e faccio fin fatica a riconoscerlo. Ci siamo dati appuntamento nella zona del castello, in un luogo abbastanza appartato e a un’ora che non vede grande presenza di gente, sono tutti a casa a mangiare.

Ci salutiamo e poi ci avviamo verso una panchina di quelle di cemento tipo antico regime.

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E che ne sai tu di un Migrante?

a cura di Ennio Abate e Jorida Dervishi

In questa rubrica (Del migrare) inizio una collaborazione con Jorida Dervishi. Ho già presentato (qui) una sua prima raccolta di storie di migranti. Altre ne sta raccogliendo e mano mano le pubblicheremo su Poliscritture. Le introdurrò con brevi riflessioni, in modo che la vivacità giovanile delle sue interviste si confronti con i pensieri di un migrante italiano di vecchia generazione. Per un possibile dialogo. Comincio con la presentazione di “E che ne sai tu di un Migrante?”, uno scritto che dà conto dell’idea che Jorida ha del nomadismo d’oggi. Lei – ed è questo anche il mio punto di vista – ne vede gli aspetti dinamici e coraggiosi: “chi è nomade vede il mondo in un continuo cambiamento, non si nasconde dietro le sicurezze”). E considera – anche su questo sono d’accordo – ragionevole la necessità del migrare: “Per molte persone oggi l’unico modo per trovare la salvezza è fuggire dalle proprie terre”. Ma – devo dirlo – a me pare troppo ottimista quando scrive: “la STORIA UMANA è fatta da tante storie, piccoli pezzi raccolti lungo il viaggio, le piccole storie di molte persone come lui [il migrante] che hanno lottato per vincere, sono stati sbattuti a terra per rialzarsi”. Perché, come purtroppo la cronaca degli ultimi anni ci dimostra, i potenti che agiscono da posizioni di vantaggio si danno da fare ferocemente per scartare proprio “le piccole storie di molte persone”. Sì, molti hanno sperato che “l’apertura dei confini avrebbe potuto far sì che tutte le persone potessero muoversi liberamente”, ma si sono illusi. Noi assistiamo proprio al ritorno alle “fortezze”. E, più che stupirsene, c’è da pensare ai processi reali che stanno accadendo nel mondo globalizzato e al pericolo che la crisi del sistema sociale democratico in Occidente spinga un numero crescente di europei ed occidentali a considerare le migrazioni “come un semplice “problema di sicurezza” esterno” e – come pensava lo studioso Robert Kurz – a classificare come “superflui” paesi e interi continenti che si rivelano inadatti alla riproduzione di mercato. [E. A.]

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Su alcune poesie inedite di Daniele Barni

di Angelo Australi

Il poeta ammette/di mettere/ nella sua poetica/ un po’ di etica/ ovviamente estetica, / un po’ di emotica/ ovviamente demotica, / un po’ di pratica/ ovviamente ieratica, / e tanta ispirazione. / Dimenticando il più: / La TRAspirazione.

Questa strofa è tratta da “Figure etimologiche e bisticci” una poesia di Daniele Barni che si trova nel libro Piccola antologia di anonimi contemporanei, pubblicato da Italic Pequod nel 2017. Un verso dissacrante il suo, e al tempo stesso divaricante per similitudini. Come Leopardi, tende a confrontarsi con il nulla, lì dove sta la poesia che scopre la vita, ma non si scopre. Daniele Barni è speculativo, quasi in modo fisico, nella sua disillusione generazionale trovo il bisogno di scoprire la forza di questa perdita in senso meno lirico e più da poeta “civile”.

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Appunti sulle deità di Franco Fortini

di Roberto Bugliani

“Agli dèi della mattinata” continua a sollecitare riflessioni e approfondimenti. Si vede che la poesia di Fortini è una “buona rovina”, no? Ecco, su questo testo, posto a confronto con le “Canzonette” di vent’anni successive, il meditato saggio di Roberto Bugliani già annunciato in un suo commento (qui). [E.A.]

Com’è noto, i due principali ingredienti dell’impasto retorico-stilistico che ha dato forma alle fortiniane Sette canzonette del Golfo comprese nella raccolta einaudiana Composita solvantur (1994) sono il sentire elegiaco e l’ironia. “Ironia lacrimante”, l’ha definita a posteriori lo stesso Fortini nella poesia Considero errore… appartenente all’Appendice di light verses e imitazioni, che strategicamente fa seguito a quella emendatio, anche stilistica, delle Canzonette, che è Ancora sul Golfo.

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Identità, appartenenza, sovranismo e populismo

di Giorgio Riolo

Periodicamente, nella vita quotidiana personale e nella vita collettiva, occorrerebbe procedere a una sana pulizia mentale e a un sano rifarsi i fondamentali. È piuttosto un’autoprescrizione, non un consiglio destinato ad altri. È “catartico”. I greci usavano questo termine propriamente per indicare la purificazione, il purgarsi.

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Religione occidentale e politica

di Giorgio Mannacio

1. Esiste da sempre un rapporto tra religioni e strutture statuali.  Quanto alle prime mi riferisco a quelle che abbiano ambizioni universalistiche. Queste impongono che le confessioni di tale tipo – dopo il momento delle origini (ammesso che tale momento sia storicamente verificabile) – affrontino il “secolo“ con una certa struttura e dunque è naturale che entrino in rapporto con le formazioni politiche esistenti nel territorio nel quale operano o vogliono operare.

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Il ritorno del Tonto e il dissenso di Samizdat


di Giulio Toffoli ed Ennio Abate

Oggi le idee che circolano sul che fare in politica sono dappertutto confuse. Sia in  basso che in alto. Sia tra il popolo che tra  le élites. E mi riferisco a quanto è successo ieri nel governo e nel  parlamento inglese e a quello che potrà succedere nelle prossime settimane alle europee. Chiariamo che in questo botta e risposta tra me e Toffoli non si confrontano  un simpatizzante del PD e uno del governo. Ma due scontentezze, purtroppo. I loro punti di attrito (sui” neofascismi” o i “populismi” o  il  ritardo nell’uso delle «buone rovine» di Marx, ad es.) sono drammatici, ma  abbiamo concordato di renderle pubbliche nella speranza di poter trovare in un dibattito più ampio qualche punto fermo su cui collaborare  con più convinzione. [E.A.]

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Comunismo, poesia e nuovo governo

Si dovrà pur cominciare ad approfondire quanto accaduto in questi giorni con la laboriosa e a tratti sconcertante  nascita del nuovo governo Lega e M5S e ragionare su attese, paure, ombre, incognite. E perché non farlo  cominciando da una poesia che l’amico Lucio Mayoor Tosi ha pubblicato sul suo blog e mi ha inviato, dalla mia reazione e da una sua meditata replica? [E. A.]


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