Archivi tag: Franco Casati

La confessione

di Franco Casati

   Si dice, a volte, che la speranza muove i tuoi passi. Tutte le persone anonime che vengono incontro a Livia lungo il marciapiede altro non sono che ombre da scartare al più presto, brevi ostacoli fra l’idea che la anima e la realizzazione di un desiderio urgente affidato al gesto di alzare la cornetta del telefono e di comporre un numero, non appena giunta al proprio domicilio. Continua la lettura di La confessione

La Provvidenza

di Franco Casati

   Maria sarebbe stata contenta del ruolo di casalinga, diversamente da quello che è il luogo comune: del precedente lavoro aveva avuto abbastanza esperienza, anni di vita trascorsi a fare l’impiegata, chiusa in un ufficio con una sola finestra che si affacciava contro il muro scalcinato di una vecchia casa in demolizione, praticamente sottoposta ai voleri capricciosi di un datore di lavoro, strampalato e imprevedibile, spiando la luce del giorno che scemava contro quel vecchio muro sbrecciato, dove il cotto dei mattoni in vista si accendeva per alcune ore e si spegneva inesorabilmente prima che lei potesse ritrovare la libertà della strada. Continua la lettura di La Provvidenza

Lui ha un’anima

di Franco Casati

   Il maestro abita in un vecchio casolare di campagna, con le porte e le finestre orlate di cotto, fiancheggiato da un alto fienile, naturalmente vuoto, percorso da rondini che intrecciano i loro voli fra i nidi e le grandi finestre diroccate. La casa è fronteggiata, a una certa distanza, da villette di recente costruzione, allineate lungo la strada provinciale. Egli è venuto ad abitarvi con la moglie dopo che gli ultimi proprietari l’hanno abbandonata, visto che i loro figli non ne volevano più sapere di lavorare i campi: tutti in città, a stipendio fisso e a orario sindacale. Continua la lettura di Lui ha un’anima

Su “La disciplina dell’attenzione” di Roberto Bugliani

Oswaldo Guayasamín, Capilla del Hombre, Quito 

di Franco Casati

Ecco il primo intervento sul romanzo di Roberto Bugliani, già segnalato qui. Casati parla di “romanzo-saggio” e, per il forte descrittivismo, lo collega all’ècole du regard del Nouveau Roman francese tra anni ’50 e ’60 del Novecento. Vi legge anche “un ‘manifesto’ di denuncia contro le condizioni di sfruttamento economico-sociale” di un paese latino-americano, l’Ecuador, che l’autore ha conosciuto da vicino durante i suoi viaggi. [E. A.]

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Nell’anniversario della morte di Arnaldo Éderle

di Franco Casati

Oggi, due maggio, ho fatto visita alla tomba di Arnaldo Ederle, caro amico, nel cimitero monumentale di Verona, a un anno dalla sua scomparsa, con Tommasina, la sua compagna. Non amo i cimiteri e le tombe, simulacri di una forma di vita giunta al suo compimento, che dovrà proseguire in un’altra, più vera. Una modesta lapide fra le tante, la sua; se non fosse che sotto il nome compaiono gli appellativi di poeta e scrittore, come due colpi di tamburo, a ricordare che il defunto ha lasciato ai posteri un’eredità di pensiero e di poesia destinati a sopravvivergli. Nella sua città, Verona, povera di poeti veri e di importanti scrittori, quella di Arnaldo è stata una fra le voci più significative. La sua, una delle poche vite finalizzate al canto e alla difesa della bellezza.

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Ricordo di Arnaldo Éderle

                                                       

di Franco Casati

Con Arnaldo ci siamo conosciuti attraverso un amico comune, circa 50 anni fa, il poeta veronese Giuseppe Piccoli, tragicamente scomparso. Dopo questo evento Ederle fu la persona che più si impegnò a divulgarne la poesia, con quell’atteggiamento di disinteressato e costante sostegno che ebbe per tutto il corso della sua vita verso gli altri poeti e scrittori, me compreso,

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