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Su “Gli obbedienti” di Francesca Del Moro*

di Luigi Paraboschi

Con un abile haiku l’autrice lancia una provocazione rivolta anche a se stessa, e che io ho inteso anche rivolta  a tutti noi che in un modo o nell’altro andiamo conversando – non sempre in modo equilibrato – attorno a questo argomento : l’arte.

Essa scrive:

Se invece l’arte
fosse l’oppio dell’occhio
che non sopporta ?
 
ed è come se questa breve sequela di tre versi anziché figurare oltre la metà di questo volume, cioè dopo le numerose riflessioni politico-letterarie fatte, fungesse da “ prefazio “ a quasi un centinaio di poesie che si caratterizzano per il loro impietoso  giudizio nei confronti dei tanti aspetti che  assume il lavoro precario in questo nostro tempo. Continua la lettura di Su “Gli obbedienti” di Francesca Del Moro*

La memoria storica

 

Il Novecento passato a contrappelo (1)

di Ennio Abate

Questa scheda sotto forma di “tema svolto” a partire da alcuni documenti, molto didattica e rivolta ai giovani, l’avevo preparata lavorando a “Di fronte alla storia”, un manuale per le scuole superiori. E’ la prima di una serie che pubblicherò  qui su POLISCRITTURE ritenendola   di aiuto  sia ai lettori giovani che al dibattito sui temi attuali toccati dai vari collaboratori e commentatori. [E. A.] Continua la lettura di La memoria storica

Trump e il Tonto

DIALOGANDO CON IL TONTO  (7)
*Articolo in evidenza

 di Giulio Toffoli

Negli ultimi due mesi del 2016 mi è capitato poche volte di incrociare il Tonto. Non si faceva vedere, mi raccontava di essere depresso; alcune piccole tragedie famigliari avevano scosso il suo normale ritmo di vita e non aveva proprio voglia di uscire dal suo guscio. Quando ci eravamo sentiti avevamo però convenuto che almeno tre avvenimenti avevano degnamente coronato quell’anno per molti versi infelice e su di essi, una volta che ci fossimo incontrati, avremmo dovuto necessariamente parlare. Continua la lettura di Trump e il Tonto

C’è tutto e non c’è nulla

JOYCE PASSATO FUTURO

di Franco Nova

Vide dei lumini lontani, fu incuriosito e si avviò quindi rapidamente per raggiungere il luogo. Non impiegò molto, era anzi strano come la notevole distanza fosse stata percorsa così presto; neanche avesse calzato i famosi stivali delle sette leghe. Arrivato però nel posto, dove erano sicuramente quelle luci tenui, nulla trovò se non l’oscurità più…scura. Vide però in distanza dei fuochi che ardevano e lo incuriosivano ancor di più. Si avviò a passi sempre più rapidi e ratto fu nel luogo avvistato, dove nulla c’era, nemmeno braci semispente, nemmeno mucchietti di cenere. Niente indicava che in quel luogo fosse stato acceso un qualsiasi falò. Continua la lettura di C’è tutto e non c’è nulla

Poesie

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di Michele Lazazzera

Michele Lazazzera usa il lessico italiano in modo originale, lo piega al proprio pensiero e non si lascia guidare da strutture consuete del discorso. Coniugando nomi, verbi, attributi in maniera quasi del tutto libera riesce a creare una poesia anarchica e un’idea di un sé astratto, non lineare. In questa cornice si adagia un discorso, ancora una volta, di solitudine, un tentativo di definire le distanze, le figure, i volumi di un mondo (esteriore e interiore) che non si lascia misurare. [S. Dell’A.] Continua la lettura di Poesie

Misantropia

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di Franco Nova

Che fastidio tutte quelle luci, pazienza per il consumo di energia, ma la visita dall’oculista avrebbe voluto risparmiarsela. E che rumore, il tutto per sparare scemenze fatte passare per battute di spirito. Sorrideva comunque, anzi abbandonava la bocca al riso, dondolandosi sulle gambe, quando avvertiva che qualcuno aveva detto qualcosa di particolarmente umoristico; dubitava fortemente che lo fosse, ma tutti intorno venivano colti da convulsioni epilettiche, e la buona educazione esige di essere sempre d’accordo con i più. Si accorse subito di una donnina, piccola e forse bruttina, che sembrava nella sua stessa finzione di intenso divertimento per compiacere quegli ottusi. Il viso era particolarmente sveglio, doveva essere intelligente; bruttina e intelligente, genere troppo pericoloso, meglio evitarla. Continua la lettura di Misantropia

Da “L’occasione della poesia”

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di Giuseppe Panella

 

*Per tutta la vita cerchiamo di dimenticare:
i sogni, i desideri, il dolore, il fallimento,
gli amori marciti nell’attesa della morte,
le aspirazioni mancate e mai risolte
nel momento in cui trovano una svolta Continua la lettura di Da “L’occasione della poesia”

Che incontro! Quando si dice il caso!

rinoceronte

(I pensieri di un uomo di fronte al futuro….se c’è ancora)

di Franco Nova

Rimase sorpreso a trovarselo di fronte all’improvviso. E si chiese che cosa potesse essere. Infatti, non vedeva assolutamente nulla, salvo un debole lucore grigiastro che nulla conteneva di delineato e nemmeno di sfumato. Nulla di nulla; era un vero e proprio vuoto. Eppure lo lasciava esterrefatto ed anche un po’ timoroso. Il motivo era piuttosto evidente: poteva avvolgerlo e farlo sparire in quel chiarore così poco luminoso, anzi così smorto e livido. Continua la lettura di Che incontro! Quando si dice il caso!

Nove senza Novecento

 MORO PER ALDO NOVE

Note su «Addio mio Novecento»[1] di Ennio Abate

Per i possibili collegamenti tra la mia critica del libro di poesia di Aldo Nove e gli spunti di discussioni offerti da “L’uomo in ansia” (qui) anticipo la pubblicazione di queste note che usciranno sul prossimo numero di giugno della rivista IL SEGNALE [E.A.]

1. Importante è esaminare con attenzione l’indice dei titoli. Il sintagma ‘Addio mio Novecento’,  oltre ad essere titolo della raccolta e della sua prima sezione, torna otto volte nel libretto. Ma anche alcuni titoli delle poesie sono ripetuti: ‘Il tempo’ sei volte; ‘Mito’ tre volte; ‘Lo spazio’ quattro (cinque se conteggiamo anche ‘ Lo spazio spiegato’); ‘Poesia’ tre volte. Sul piano formale la ripetizione pare la figura dominante della raccolta, che presenta in genere versi di varia lunghezza, suddivisi in strofe anch’esse variate con una certa libertà. (C’è un sonetto isolato: «Ferita eterna aperta» a pag. 66. Continua la lettura di Nove senza Novecento