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Gli anni Settanta nel «panorama storico» di Gianfranco La Grassa

Articolo uscito sul n.8 cartaceo di POLISCRITTURE (dicembre 2011) scaricabile qui

di Ennio Abate

Tempo fa un giovane storico mi confidò che, a suo parere, molti colleghi più anziani di lui erano rimasti fissati (questo il termine usato) agli anni Settanta. Non gli dissi che anch’io, senza essere storico, torno spesso su quegli anni; e, anzi, ho tentato invano di indurre amici, che come me da lì politicamente e culturalmente vengono, a rifletterci assieme. La damnatio memoriae non cede. Ogni tanto, però, scopro con piacere  che qualcuno non li liquida come «i peggiori della nostra vita»[1] e ci torna su quegli anni in modi non banali. È il caso di Raffaele Donnarumma, che in un saggio dedicato al «terrorismo nella narrativa italiana»,[2] si attesta sulla posizione moderata di chi «combatte da anni per impedire l’equiparazione tra gli anni Settanta e gli anni di piombo»[3] e così sintetizza il trapasso da un’epoca a un’altra avvenuto allora: 

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Luce e tenebra

Gianfranco La Grassa, Luce e tenebra, Piazza Editore 2021 (qui)

Queste poesie risalgono a molto tempo fa quando l’autore era in età decisamente giovanile o all’inizio dei suoi quarant’anni. Il lettore si farà l’idea del carattere introverso, decisamente pessimista, di un individuo che ha passato vicende dolorose tali da segnarlo profondamente e da sollecitare in lui a volte un sentimentalismo spinto all’eccesso. Chi ha scritto queste poesie è invece recisamente antidepressivo, tendente allo scherzo, alla baldoria, a compagnie che non inducano ad una permanente amarezza. Ha avuto come tutti le sue malinconie proprio per i bei ricordi del passato, per le morti dei suoi cari e di amici fraterni, ma tutto questo è avvenuto in fondo dopo la scrittura delle sue poesie.

 

Aguzzi,  Fischer e Grammann

di Samizdat

Ma come si fa a passare da «Proletari di tutto il mondo, unitevi!» a «Meritevoli di tutto il mondo, unitevi!»? Da Marx a Berlusconi & C.? Continua la lettura di Aguzzi,  Fischer e Grammann

Ma la follia è vita?

di Ennio Abate

Nella nostra silenziosa, poco trattabile follia, vorremmo essere identici a noi stessi, e non riusciamo a capire che nel momento in cui lo diventassimo veramente, noi saremmo morti. Proprio finiti. Senza volerlo sapere, parliamo attraversati da questo lutto, perché siamo anticipati dall’idea che invece essere non identici a noi stessi, essere altro, avere degli spigoli che non controlliamo, in noi o nel simile, sia un male.

(Alberto Zino, Che pesti, ALTRAPAROLA)

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Il tempo in Proust

di Gianfranco La Grassa

E’ intuitivo il fatto che la linea di scorrimento temporale avviene sempre in un unico senso, è irreversibile. Come si dice, la freccia del tempo è sem­pre rivolta in avanti; gli avvenimenti si snodano sempre dal passato verso il presente, dal presente verso il futuro, e mai in direzione contraria. Come di­ceva Era­clito, non ci si bagna due volte nello stesso fiume (cioè nella stessa acqua di quel dato fiume), poiché quest’acqua, proprio come il tempo, non può mai scorrere a ritroso, dalla foce alla sorgente. Continua la lettura di Il tempo in Proust

Pigrizia e “passione” utopica

di Gianfranco La Grassa

I personaggi cecoviani e Oblomov hanno certamente alcuni elementi in comune. Per certi versi, i primi sono pur essi affetti da un qualche “oblomovismo”, termine (almeno un tempo) usuale in Russia per denotare certi caratteri salienti del cosiddetto “animo slavo”: la fantasia unita alla pigrizia più spinta, l’ardore tutto immaginario per una vita “nobile ed elevata” soltanto pensata, vagheggiata, ar­dore unito alla più completa inconcludenza e incapacità di perse­guire con costanza gli “alti” obiettivi voluti nella pura e semplice immaginazione. A ciò si aggiunga l’in­cessante fantasti­care, o addirittura sognare (magari ad occhi aperti), con progressivo infiacchimento della propria volontà, della capacità di dare con­cretamente senso alla propria vita. Continua la lettura di Pigrizia e “passione” utopica

Racconti

Si gioisce e si soffre, si aggiunge ricchezza alla vita o la si spreca, ma sempre superando la limitatezza del solo rigore: sia intellettivo che morale. La vita non va certo vissuta da folli, ma la follia (cercata, voluta) aggiunge senso alla vita, la rende più spendibile; si respira infine a pieni polmoni.

Alcuni racconti di questo libro sono stati pubblicati su POLISCRITTURE con lo pseudonimo di Franco Nova.
Dalla settimana prossima, massimo il 17, il libro sarà ordinabile on line (Amazon, IBS, ecc.) e in libreria. O direttamente a Piazza Editore, e-mail: info@piazzaeditore.it; tel 0422-1781409. Il sito è www.piazzaeditore.it

Gianfranco La Grassa, docente  di Economia politica nelle Università di Pisa e poi di Venezia. Ha seguito corsi di specializzazione, fra cui quello alla Svimez (Roma) e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Parigi). Ha scritto circa una sessantina di libri (una decina con altri autori) e centinaia di articoli su riviste italiane e straniere, tra cui Tarzan vs Robinson (2016, Piazza Editore). Ha avuto traduzioni in alcuni paesi europei e del Sud America. 

Pasolini, l’antifascismo, Casal Bruciato, tirapiedi al 100% o all’80%

a cura di Ennio Abate

Pubblico questo scambio su Facebook tra me e Gianfranco La Grassa perché mi pare un buon esempio di come una tradizione di sinistra anche critica, come quella di Pasolini, possa essere usata – per delusione, per disperazione, per volontà di oltranza astratta, per eccesso di realismo politico – non tanto contro la sinistra e a favore della destra ma contro ogni ipotesi (oggi purtroppo cancellata dal dibattito intellettuale e resa quasi impensabile) di spezzare il gioco tra dominatori comunque simili (“tirapiedi” di tipo A o di tipo B). Questa ovviamente è la mia opinione che sottopongo alla discussione. [E. A.]

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