Archivi tag: Giorgio Mannacio

Su Silvia Romano

di Giorgio Mannacio

Contrariamente al mio modo si pensare e tradurre in scrittura le mie meditazioni sono spinto da qualcosa – che è insieme indignazione civile e insofferenza verso il disprezzo della ragione – a buttare giù queste note sull’affaire Silvia Romano. Sulla sua “conversione“ alla religione islamica si sono precipitati un po’ tutti a farne un fenomeno da esaminare in vitro secondo diverse lenti di ingrandimento o con occhiali affumicati.

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Coronavirus e detenzione penale

di Giorgio Mannacio

1.

Le vicende della vita debbono insegnarci qualcosa. L’attuale esperienza di quella che appare una pandemìa vera e propria ha posto gli Italiani di fronte alla necessità di non uscire di casa e rimanere in essa quasi barricati. Tale esperienza che non conoscevamo affatto ha caratteristiche in qualche modo e in qualche misura simili a quelle di una carcerazione.

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Teoria e pratica della prescrizione

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, la Giustizia (Sala dei Nove, Palazzo Pubblico, Siena )

di Giorgio Mannacio

Il linguaggio giuridico specialistico che Mannacio usa in questo articolo per ragionare sul tema della prescrizione, che è attualmente dibattuto in modi tormentati e confusi, non ha nulla a che fare – c’è bisogno di precisarlo? – col latinorum o col “burocratese”. Richiede (e merita) solo lettori più attenti. [E. A.]

1. L’oggetto

Il mio intervento riguarda la prescrizione dei reati, uno dei tanti argomenti di scontro tra maggioranza e opposizione. Incredibile a dirsi ma su tale argomento è già stata approvata una legge che si cerca immediatamente di modificare. Ciò prova lo stato confusionale dell’attività che caratterizza la situazione politica italiana in questo momento.

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Poesie scelte da «Ogni vigilia è disarmata»

di Giorgio Mannacio

Sulla recente raccolta pubblicata da Giorgio Mannacio ricordo anche le riflessioni mie (qui) e quelle di Ezio Partesana (qui). [E. A.]

SIPARIO

 
Di notizie e  di sabbia è rosso il cielo:
è il deserto che arriva in questa
vigilia disarmata
che veglia si può chiamare.
Non fanno alcun rumore le derive dei continenti .
Ha senso rinominare
l’origine, il percorso ed il destino
della rosa dei venti
se falso è il fiore?
Ne spira uno soltanto,
uno soltanto è il punto cardinale
d’ogni furore  
e d’ogni indifferenza
e a spegnere la candela un soffio basta.
 
  
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Qualcosa non torna

Su “Ogni vigilia è disarmata” di G. Mannacio

di Ezio Partesana

L’ultima raccolta di versi di Giorgio Mannacio ha un titolo meraviglioso: Ogni vigilia è disarmata – e non c’è nei testi, non c’è nelle rime. Qualcosa gli rassomiglia, è vero, e si dà per scontato sia quello. Eppure non c’è. Contro qualsiasi intuizione questa vigilia lascia tracce in chi la vive ma non in chi la guarda; a morire si è sempre soli e mai pronti. Hai un bel parlare – e Mannacio ha un parlare bellissimo – di ricordi, di eredità e persino delle cose comprese, dei fiumi che rendono memoria del bene fatto e cancellano gli errori, quell’ascesa è cosa che non impareremo mai a fare. E non perché ci manchi la fede o la speranza né la carità degli amici e degli amori; quelli sono lì ad aspettare che si compia il trapasso e di noi si possa finalmente piangere senza destare sospetto. Sono proprio e letteralmente le armi che mancano: andando si lasciano tutte indietro, e non ci si volta nemmeno. Ora io non so cosa si chiami a raccolta in punto di morte, non sono ancora morto e chi ho visto andare non me lo ha voluto confessare. Però una cosa è certa: dopo qualcosa manca che non torna.

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Su «Ogni vigilia è disarmata» di Giorgio Mannacio

di Ennio Abate

Appunti e interrogativi

Con Giorgio Mannacio ho fatto – anche in compagnia di altri poeti e scrittori dell’area milanese e sempre in concorde discordia – alcuni tratti di strada insieme (Monte Analogo, Laboratorio Moltinpoesia alla Palazzina Liberty di Milano tra 2006 e 2012). E continuiamo a farne altri con Poliscritture, a cui egli non ha smesso di collaborare. Anche per ribadire la mia attenzione alla sua ricerca, pubblico subito le mie impressioni di lettura dell’ultima sua raccolta poetica, alla cui sobria presentazione al Teatro Arsenale sabato 14 dicembre 2019 (qui) ho partecipato con piacere. Qua e là – a completamento o a correzione della mia interpretazione e comunque per passione del confronto – ho integrato (vedi Note) alcune utili osservazioni che nel frattempo Giorgio, su mia sollecitazione, mi ha inviato per e mail. [E. A.]

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I tempi della poesia

di Giorgio Mannacio

1.

A volte sono gli stessi poeti a creare nel lettore curioso qualche incertezza circa il tempo necessario a scrivere un testo poetico. Questa curiosità ad un certo punto incrocia l’argomento della struttura di questa arte e serve a capirne qualcosa di più.

Vi sono poeti che non aggiungono alle loro creazioni alcun elemento relativo al tempo e al luogo di essa, elementi che vengono ricavati ex post da solerti biografi dell’autore.

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Dopoguerra

di Giorgio Mannacio

 IL PADRE DELL’EROE

                                                                                              (Regina: “ Amleto, mi hai spaccato il cuore in due “                       
 Amleto: “Buttane via la parte peggiore “                                                                    Shakespeare: Amleto, atto III scena IV )
 
  
 Il vecchio che troneggiava
 tra gli ascari schierati in sospettosa  gloria
 aveva appuntata al petto una medaglia.
 Si pensa che sia d’oro.
 La distanza di questa immagine
 dalla voragine
 di quello che divora tutto e niente
 divide in parti eguali  mente e cuore.
 Si può fino a che punto
 gettare nei cascami della storia
 la favola peggiore?
 Ma il dado è tratto e svela  
 i numeri della sorte.
 Il luogo, il giorno, l’anno,  
 persino, a volte,  l’ora
 e il senso mai chiarito del ritratto.
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