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L’eterna cronaca. Realtà e apparenza in “2666” di Roberto Bolaño

 

Questo saggio  dedicato   a Roberto Bolaño è tratto da una nuova rivista, «FIGURE» (http://rivistafigure.it/),  e viene pubblicato su POLISCRITTURE sia per farla conoscere sia per  iniziare, si spera, un dialogo con un bel gruppo di giovani, alcuni dei quali ho conosciuto lo scorso febbraio (2017) in occasione di una iniziativa su Fortini a Padova.  Anch’essi sentono l’esigenza di costruire – come  annunciano nell’editoriale – « un luogo di aggregazione e condensazione di senso».  La rivista  ha carattere monotematico; e il suo primo numero, che riflette su creatività e lavoro creativo, è suddiviso in tre sezioni: Mondi, con saggi sull’uso del concetto esaminato anche attraverso un’analisi retorica; Riflessi, che indaga  nella dimensione letteraria alcune problematiche contemporanee; Voci, che illustra il tema attraverso  alcune  interviste.  Il lavoro  di scrittura vuole essere  collettivo; e collettivamente gli autori del numero – li nomino tutti:  Emanele Caon, Filippo Grendene, Federico Quistelli,  Isacco Boldini, Filippo Gobbo, Giulia Spagna, Stefania Giroletti Giovanni Pontolillo, Francesco Rizzato ed Emiliano Zanelli  – si assumono la responsabilità di ogni singola parola. Buon lavoro a loro e a noi. [E. A.] Continua la lettura di L’eterna cronaca. Realtà e apparenza in “2666” di Roberto Bolaño

E la sciagurata rispose? Beh, sì, no…si desublimò!

La Letteratura e il Mercato

di Ennio Abate

In tre vecchie articoli apparsi su il manifesto (19,25 aprile; 3 maggio 2002) Remo Ceserani discuteva lo stato di salute della letteratura in Italia e negli altri paesi a capitalismo avanzato. Perplesso sulle sue conclusioni,  avevo scritto questo dialogo (immaginario!) fra il mio doppio e quello che,  arbitrariamente ma non troppo, parlava per Ceserani. Lo ritiro fuori da una vecchia cartella e lo dedico come omaggio polemico, sì, proprio a lui, allo studioso che ci ha lasciato alla fine dell’ottobre 2016 e che ho, malgrado il mio dissenso, sempre stimato. [E. A.]

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Ancora su Dylan …

Dialogando con il Tonto (8)

di Giulio Toffoli

Quando, qualche mese fa, venne reso noto che a Robert Zimmerman era stato conferito il premio Nobel 2016 per la letteratura avevo cercato di discuterne con il Tonto.
Lui però aveva tagliato corto:
“Ne parleranno tutti, ne parleranno troppo, si divideranno, perché così vuole il copione, in esagitati amanti e sdegnosi critici. Lasciamoli ai loro esercizi di stile …
Ti ricordi – aveva poi aggiunto – qualche decennio fa, la parabola dell’artista era poco più che all’inizio, il giovane Zimmerman era infastidito da un suo esegeta che, per cercare di scoprire non si sa quali segreti, andava a rovistare anche nella spazzatura. Quando il cantante se ne accorse, stufo di essere oggetto di continui attacchi alla sua privacy, mise in un sacco della spazzatura uno spazzolino da denti nuovo, neanche estratto dalla confezione originaria. L’esegeta rimase perplesso e iniziò a interrogarsi: “spreco”, “crisi morale e esaurimento della capacità critica del cantautore”? Fino a quando un qualsiasi altro Tonto gli fece capire l’arcano: “Lavati i denti …” – gli voleva dire molto semplicemente lo Zimmerman – o se si vuole in modo più chiaro: “togliti dalle scatole e lasciami in pace …”. Continua la lettura di Ancora su Dylan …

Tutto il resto non è letteratura

A proposito di poesia e canzone ‘d’autore’

di Marco Gaetani

Di cosa sia segno il Nobel per la letteratura a Bob Dylan si è molto discusso negli ultimi mesi. Segnalo alcuni degli interventi che ho seguito (quiqui e qui,  in  certi casi dicendo anche la mia opinione (qui). Questo di Marco Gaetani pone con vigore la questione di fondo (sartriana): cos’è la letteratura. [E. A.]

 

Non capita spesso che nel dibattito pubblico – oggi per la verità quasi interamente surrogato dal chiacchierio mediatico – divenga oggetto di confronto, o appunto anche soltanto di chiacchiera, la questione concernente che cosa sia, o debba essere, la letteratura. Domanda che Sartre, per esempio, non ebbe timore di porre apertamente, e che però un esponente prestigioso della critica e della teoria letteraria di orientamento strutturalista, neppure tra i più stolidi, osò una volta quasi dileggiare, in margine a uno dei suoi più influenti lavori; ma questione che – piaccia o meno – trova il modo di ri-presentarsi periodicamente: come tutte quelle che, con l’imperfezione o l’approssimazione di cui possono indubbiamente caricarsi, interrogano veramente, e suscitano l’esigenza non tanto di risposte definitive quanto, perlomeno, di un supplemento di riflessione, di un nuovo indugio, di un’ennesima inchiesta. Continua la lettura di Tutto il resto non è letteratura

Storie di personaggi

Vortici di Simonitto 2

“Vortici” di Rita Simonitto è di imminente uscita in libreria, ma  mi pare giusto avviare da subito la discussione  con  queste  riflessioni di Cristiana Fischer. [E. A.] 

di Cristiana Fischer

I quindici racconti che compongono il libro Vortici di Rita Simonitto (Besa Editrice, 2016) accostati tra loro formano un disegno ricco e misterioso come il fazzoletto di Desdemona: “Sí. C’è una malia nella sua trama. Fu tessuto in un’estasi profetica da una sibilla, che su questa terra per ben duecento volte aveva visto il volgere del sole. Sacri erano i bachi che ne produssero la seta, tinta nell’elisir di mummia che i sapienti ricavano dai cuori delle vergini. (…) Abbine cura, tienilo ben caro, come la pupilla dei tuoi occhi. Perderlo o darlo via sarebbe una rovina senza eguali” (Otello, Atto III, scena IV, citata nella nota 18 dell’ultimo racconto del libro, La trappola, l’unico ad avere note che rimandano tutte al testo di Shakespeare). Continua la lettura di Storie di personaggi

Molti in poesia…

Ecco lo scritto di Partesana a cui avevo accennato (qui). In APPENDICE ho trasferito i commenti riguardanti l’argomento  già pubblicati sotto l’articolo Trapassato prossimo. L’invito è a proseguire la discussione in questo post [E. A.]

di Ezio Partesana

E il mondo ancor più sterile, o fratello,
 Ci fa quel vol di poësia stupendo,
 E non trovando il Bello,
 Ci abbranchiamo all'Orrendo.
(A. Boito)

Il molto poeta non scrive mai poesie brutte, non gli passa neanche per la testa di farlo, e anche quando legge c’è sempre una immagine o un ricordo che gli paiono belli e degni d’essere raccontati in versi; in fondo la letteratura è fatta di parole e sentimenti, e le une e gli altri sono possesso comune di tutti gli esseri umani. Continua la lettura di Molti in poesia…

RILETTURE. Alcune note di Fortini sulla Resistenza

resistenza inedita 2

Queste note di Franco Fortini – tutte del 1965, solo l’ultima del 1975 – le ho tratte da «Un giorno o l’altro» (Quodlibet, Macerata 2006) un suo «diario in pubblico» incompiuto, dove raccoglieva «interventi privati e pubblici, editi e inediti, dal ’45 agli anni ’80» . Pur con  varie ripetizioni, riassumono  al meglio  un punto di vista non retorico e non celebrativo  sulla Resistenza e si distanziano nettamente dalle rituali, ripetitive e ipocrite interpretazioni che circolano da settant’anni ad ogni anniversario. Non mancano  gli accenti autocritici. Nel primo testo, ad esempio, Fortini fa sua la critica alla tesi della “resistenza tradita”.  Ammette, cioè,  che hanno vinto proprio i sostenitori della resistenza patriottica contro il “nazi-fascismo”, dei “fronti popolari” voluti dalla «classe capitalistica occidentale» e dalle «dirigenze politiche staliniane». Anche se continua  a dire che «la Resistenza andava, in potenza, al di là dell’antifascismo;  e, in una certa misura, ne era la critica ». Ci sono, dunque, delle oscillazioni nel giudizio, mi pare. Che pensare della Resistenza oggi: rassegnarsi o lanciare ancora invettive a vuoto? Fortini pare suggerire un’altra via, per così dire “poetica”. La riassumerei così: non  ha più senso proporsi di riscrivere la storia della Resistenza né è possibile (e lui parlava nel 1965, ma ora la situazione è peggiorata) una prassi politica diversa; affidiamoci alla poesia, l’unica che sa – sembra di risentire un’eco foscoliana, quella de I sepolcri –  conservare e interrogare «l’aspetto più atroce e vero della Resistenza», edulcorato dall’interpretazione ufficiale o perso di vista o stravolto da un certo giornalismo scandaloso. (Mi va di far notare che questa importanza che Fortini dà alla poesia rispetto alla storiografia è quella che io avevo cercato di correggere nella mia riflessione del 2003 ripubblicata l’11 aprile 2015 qui). Ma in queste note ci sono altre importanti e condivisibili puntualizzazioni. Ad esempio – e qui il Lenin  del ‘senza teoria niente rivoluzione’ è  ancora vivo nel giudizio di Fortini – su quanto furono infruttuosi eroismi e sacrifici a causa della debole capacità politica di chi diresse quel moto, ben più caotico e confuso di  quel che si dice: «Chi parla di scelte assolute? Si passava da una all’altra, nel giro di pochi giorni, di ore. Ognuno si costruì con mezzi di fortuna una propria teoria politica». E, contro le facili mitizzazioni, pare fondamentale il punto in cui Fortini ricorda che il fascismo fu solo la forma politica che in un paese economicamente e civilmente debole le classi dirigenti scelsero per avviare il passaggio da una economia  ancora agricola ad una prevalentemente industriale; e che la Resistenza, dunque, ha soltanto agevolato lo sviluppo delle forme moderne della produzione capitalistica in Italia, inserendola così inesorabilmente nell’orbita del capitalismo statunitense. Altro che “liberazione”, dunque. [E.A.] Continua la lettura di RILETTURE. Alcune note di Fortini sulla Resistenza

Scrittori e Resistenza, ieri e oggi

resistenza inedita

di Ennio Abate

Per diffidenza verso le celebrazioni in preparazione  per il prossimo 25 aprile, che verrà di certo  presentato come il 70° anniversario della indiscutibile “liberazione” ,  pubblico questa mia  vecchia riflessione. La presentai in uno dei gruppi di lavoro del Congresso ADI, Rimini 21-24 sett. 2005,  al quale ero stato invitato ma i suoi organizzatori non si degnarono poi d’includerla negli Atti ufficiali senza darmi alcuna spiegazione. In assenza di un ripensamento radicale e profondo della storia del secondo Novecento, urgente ma quasi impossibile nell’attuale degrado politico e culturale in cui siamo stati cacciati, preferisco attestarmi su quanto sono riuscito a pensare della Resistenza sulla base dello studio  di autori oggi del tutto dimenticati  se non messi al bando.  E’ l’unico modo per me ancora valido di onorarla. [E.A.]

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