Archivi tag: lingua

Il Tonto e la NNL (ovvero Nuova Norma Linguistica)

 

Dialogando con il Tonto (20)

 

di Giulio Toffoli

“Pensavo di essere una specie di cavia utile per la ricerca scientifica – mi dice il Tonto, seduto al solito posto al bar in piazza con davanti l’eterna Fanta – e invece alla fine mi hanno detto che ero sano come un pesce e che forse mi conveniva mettermi a scrivere, visto che ormai lo fanno tutti, e non occupare un posto che poteva servire per aiutare chi davvero aveva un seria sofferenza di mente …”.
“Insomma la permanenza alla Poliambulanza ti è servita. Hai scoperto di essere sano e di essere semplicemente un vulcano di fantasie più o meno vaneggianti …”. Continua la lettura di Il Tonto e la NNL (ovvero Nuova Norma Linguistica)

Allegria

ammoniti

 

di Franci La Media



Né io né nessuno sa niente dello sfondo in cui colloco queste poesie. Congiungere il pieno della vita col vuoto della morte (qualcuno dice invece: scambiare l’apparenza del pieno con la sostanza del vuoto) non è niente di individuabile, sono incursioni in ciò che non esiste. E’ un discorso sterminato, e un giardino chiuso. Dal bordo slabbrato dell’esistenza sporgersi in niente che la sostiene.
Ennio Abate mi ha gentilmente fatto sapere che per alcuni queste poesie sono risultate di difficile lettura, forse persino intenzionale. Forse è soprattutto un discorso superfluo. Per renderlo più accettabile ho posto dei titoli ai testi, e scrivo questa breve introduzione a un discorso forse impossibile.
Siamo un riflesso nel vivo contrasto di una corrente tra senso e fine, portati come specchietti di luce cangiante, e ne conosciamo l’incanto. Parlare, stringi stringi, è lodare, e corpo e vita sono parole che la lingua ha raccolto e collocato in un discorso più ampio, che dice anche “dio” e “speranza”. Uso parole che tutti conoscono, senza interrompere i legami che le collegano da millenni.
E’ un discorso del precipizio, sul confine di quello che sempre svanisce, ed è un discorso che cerca un modo per fermare ciò che sfugge e si trasforma. Per fissare il movimento nel suo più piccolo articolarsi, un quasi nulla, la sostanza del passaggio, e il suo definitivo ri-comparire. Dentro questo naturale confine la lingua ricama veri fantasmi.[FLM] Continua la lettura di Allegria

Celan e la poesia in tempi di lotta politica bloccata

          paul-celanbrecht-a

di Ennio Abate
La questione del rapporto tra poesia e realtà (o storia, o politica) riaffiora in modi più o meno carsici nelle nostre discussioni: in quella della redazione di “Poliscritture” che ha riguardato alcune poesie sulla guerra per il n. 12 della rivista (e che appena possibile pubblicheremo), nel mio saggio su La Poesia secondo Gianmario Lucini, in miei precedenti ( e numerosi, fin troppo per alcuni) commenti e post dai tempi del «Laboratorio Moltinpoesia»; e più indirettamente anche in alcuni commenti di Luciano Aguzzi.
Per approfondirla, faccio riferimento al post “Su Paul Celan” di Salzarulo  e ai successivi commenti e rileggo più attentamente il saggio di Zanzotto su Celan da me segnalato qui. Lo faccio – lo dico subito – mettendomi dal punto di vista  di un ipotetico io/noi politico.

«Perché quella di Celan è una via probabilmente impercorribile e inimitabile» ma di questi tempi ancora abbastanza affascinante? [1] Risponderei: perché la storia ci ha trascinato, sì, “altrove” rispetto ai tempi del nazismo che Celan dovette affrontare, ma questo nostro “altrove”, che stentiamo a comprendere, sembra avere una continuità (ma molto più complessa) con quei tempi. Continua la lettura di Celan e la poesia in tempi di lotta politica bloccata

Sulle prode di “Domani”

scialoia-per-abati-scl

di Velio Abati

Bisogna riportare l’attenzione critica su “Domani” di Velio Abati. Nel maggio 2014 ne parlai qui ed altri lo fecero sul blog dello stesso autore (qui). Ma il silenzio è caduto su quest’opera difficile, volutamente fuori moda rispetto alla narrativa italiana contemporanea  e sul suo autore, che non ha ceduto né ai pentimenti politici né a quelli letterari. A questo primo rendiconto sull’accoglienza ricevuta dal romanzo, scritto dallo stesso Abati,  seguiranno  alcuni interventi di lettori di “Domani” ai quali ho richiesto una rilettura meditata e critica dell’opera. L’immagine pittorica di Toti Scialoia che accompagna questo post mi è stata fornita dallo stesso Velio.  Ho preferito collocare i brani del romanzo, da lui citati nel resoconto, in una “Appendice” per permetterne una lettura autonoma  ma anche facilmente  riconducibile al suo bilancio. [E. A.] Continua la lettura di Sulle prode di “Domani”

Divagazioni sulla lingua dell’Eden

adamo ed eva durer

di Giorgio Mannacio

1.
Chi ha osato parlarci dell’Eden, cioè di quel luogo di delizie in cui vissero Adamo ed Eva per qualche tempo ( ammesso che a tale categoria kantiana possa farsi riferimento nel loro caso ) non ci ha riportato alcuna frase che sia intercorsa tra i nostri progenitori. Sì, certo, lo stato dell’innocenza fu brevissimo e loro, forse, non ebbero neppure il tempo di parlarsi ma, probabilmente, la ragione di una tale lacuna è meno banale. Chi legge Genesi si accorge subito che fino ad un certo punto la descrizione biblica non fa che riportare un lungo ed ininterrotto monologo del Signore, monologo che finisce là dove ( Genesi, 3 ) quest’ultimo domanda ad Adamo: “ dove sei ? “ ed ottiene la risposta che è la prima parola attribuita all’uomo dalla Scrittura. Continua la lettura di Divagazioni sulla lingua dell’Eden

Ancora su dialetto e lingua. Due punti di vista

Indovinello-veronese_mini

[Cosa si cela ancora oggi nelle pieghe e nelle ombre della questione del rapporto dialetto-lingua (nazionale) troppo spesso trattata in modi accademici o, più di recente, riproposta in termini populistici o di mera conservazione dei monumenti letterari (i “nostri” classici)? Innanzitutto una lotta tra modi di vita sociali (contadini, industriali) e di civiltà (anche linguistiche) da tali modi storicamente sortite. E come ci rapportiamo oggi a questa lotta che c’è stata ed ha visto, sì, la supremazia del “mondo industriale” ma con costi talmente pesanti e a volte insopportabili da alimentare di continuo la sua contestazione e una nostalgia romantica per modi di vivere (e linguaggi: i dialetti appunto) sentiti come  più “naturali” e fin quasi a perdere di vista di che «lagrime grondi e di che sangue» la stessa civiltà contadina? Direi che in questo scambio di mail io e Paolo Ottaviani – entrambi mai sciolti dalla memoria “amorosa” dei dialetti e mai ebbri dei fasti luccicanti della lingua italiana letteraria – rappresentiamo due punti di vista vicini e distanti allo stesso tempo. Più pacificante mi pare la sua visione («Per quanto riguarda invece il plurisecolare conflitto lingua-dialetti io parlerei di “pacificazione nell’arte”»). Più drammatizzante la mia («sento in conflitto (o almeno in forte tensione) le parti in dialetto da quelle in italiano delle mie raccolte»). Per Paolo «ciò che fa da tramite tra la “grande storia” e l’infinitamente piccolo – la mia persona – è, il “suono”, l’armonia nascosta». Per me anche nel suono, anche nell’arte o poesia, la differenza/scontro/attrito (eco di quella storico-sociale) persiste; e la poesia, al di là della superficie, non è affatto «una dea pacificatrice». Due punti di vista, dunque, che è bene sottoporre, se possibile, a una discussione più ampia. (E.A.)] Continua la lettura di Ancora su dialetto e lingua. Due punti di vista

Per quanto piagato e tradito dalle ossa

sagredo poesia o Di stefano

di Antonio Sagredo

Per quanto piagato e tradito dalle ossa,
lontano da chi non ha visioni e lutti,
voglio l’origine di ciò che racconti e aspetti,
là, dove non c’è solo il canto dei bambini.
Una vita, dopo, non vagheggiarla, mai!
Non esistono utili prodigi e funebri promesse. Continua la lettura di Per quanto piagato e tradito dalle ossa