Archivi tag: Luciano Aguzzi

Epidemie, sovrappopolazione, viaggi

Un “medico” con la classica maschera a forma di becco, nel quale erano inserite spezie che si pensava purificassero l’aria evitando i contagi da peste, in una stampa di metà Seicento (Hulton Archive/Getty Images)

di Luciano Aguzzi

Negli anni Sessanta e parte dei Settanta diversi studiosi hanno lanciato l’allarme sulle conseguenze disastrose del continuo aumento della popolazione mondiale sugli equilibri ecologici e su quelli sociali. Poi il tema “sovrappopolazione” e la battaglia per la riduzione delle nascite sembrò passare di moda e, anzi, negli ultimi decenni si spinge per riprendere una politica di aiuti alle famiglie per rialzare il tasso di natalità in Italia e da molti parti si dice che accogliere i migranti stranieri è necessario per colmare i vuoti della bassa natalità nel nostro Paese.

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«Metti un tizzone del Sud nelle nebbie di Milano…»

Un ricordo di Eugenio Grandinetti

di Ennio Abate

                                        puliti miti oscuri nostri gemelli
                                ancora vanno, operosi su incerti sentieri

                                                               (L'albero)
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Lettura di «Ombre e vicende» di Eugenio Grandinetti

di Donato Salzarulo

                           Se incontro l’ombra che attrista il tuo viso, 
                            con questa torcia l’accerchio e confondo. 

Oltre che al poeta, desidero fare un omaggio al Grandinetti professore. Per l’occasione desidero ripetere ciò che lui ha fatto innumerevoli volte. Prendere una poesia e spiegarla, parafrasarla, commentarla. In questo caso sceglierne una sua fra le 3.500/4.000 (fonte Luciano Aguzzi) scritte in quaranta anni, mi è difficile. Anche perché onestamente non le conosco tutte. Sceglierò allora quella che Abate (un altro suo attento lettore) ha pubblicato sul sito di POLISCRITTURE nel giorno della sua scomparsa. Immagino che Abate l’abbia scelta perché abbia sentito in quei versi qualcosa di definitivo. Forse l’immagine di un ritratto. Forse l’immagine di parole, pensieri e sentimenti che riescono a comunicare, una volta per sempre, un’identità. La poesia ha per titolo “OMBRE E VICENDE” ed è tratta dalla raccolta “DISAMORARSI D’ESSERE”.

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Per ricordare l’incontro di oggi 19 settembre

[...]  Questo io se n’è andato da solo, anche quando è stato in mezzo agli altri. La città (o le città o i luoghi) in cui è vissuto, le persone con nome e cognome conosciute, i fatti accaduti in società dilaniate dalle tensioni sociali e politiche restano quasi innominati. Sono stati sottoposti ad un procedimento di ascetica estraneazione, che alla fine ne mostra esclusivamente l’inconsistenza (e si potrebbe pensare a quanto avvenuto in pittura con l’astrattismo).

[E. A., Appunti su «Viaggi» di Eugenio Grandinetti, in POLISCRITTURE
 (QUI)]  

Su “Scorre il giovane tempo” di Meeten Nasr

Appunti di Ennio Abate

1.

Il titolo di questa Autoantologia delle poesie scritte da Meeten tra 1982 e 2014 viene chiarito leggendo a pag. 93 la poesia Nel bosco (da una stampa giapponese). E va subito in primo piano il legame con l’ Oriente di questo «viaggiatore svagato e inconsapevole», come l’ha definito Gianpiero Neri (pag. 35). In questo suo esplorare Meeten a me pare anche goloso, eclettico e culturalmente attrezzato. Ha il respiro del cosmopolita. Per l’essere figlio di «madre sefardita»? Grazie anche ai suoi studi di «epistemologia e di storia della scienza»? Non saprei dire. Ma, nel suo andare in giro per il mondo («Tornando da Bali senza scalo inseguivamo la luce del tramonto. Trascorsi le ore della più lunga notte attraversando l’India e osservando la Terra dal finestrino», pag. 97) a me pare che l’assorbimento, che rozzamente chiamerei delle culture orientali, abbia prevalsoi sulla sua stessa formazione umanistica («ha fatto studi di filologia greco-latina»).

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Peripezie di una lettura

Tabea Nineo, disegno con Paint 2016

Con una Risposta di Angelo Australi

di Ennio Abate

Caro Angelo [Australi],

il ritratto che ci hai dato di Davide Lazzaretti (qui)  recensendo il romanzo di Simone Cristicchi, “Il secondo figlio di Dio”   e i commenti  al seguito hanno suscitato in me dubbi, inquietudini e una certa stizza per l’apprezzamento  speranzoso  verso  i movimenti dal basso legati a precisi  luoghi che tu, Aguzzi e Locatelli avete espresso. Non  sono certo che, a partire dalla figura di Lazzaretti, tu abbia voluto delineare una proposta  culturale e politica per l’oggi. Alcune tue affermazioni[1]  e un successivo commento[2] me l’hanno fatto pensare. Ma, così non fosse, sento  una proposta del genere aleggia nell’aria di questo nostro tempo. Ed allora ho voluto approfondire, riprendendo in mano vecchi libri,   per chiarire innanzitutto a me stesso le ragioni  della mia  reazione. Che avevo del resto già anticipato  in una replica ad Aguzzi (qui) dichiarando al contempo simpatia e riserve. Ora, con questo riepilogo delle mie peripezie di lettore  le  preciserò analiticamente.

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Leopardi e Milano

di Luciano Aguzzi

Pubblico l’introduzione e un capitolo del libro di Luciano Aguzzi sul giovane Leopardi alle prese, nella Milano del suo tempo, con il “lavoro editoriale”.  La precisione delle informazioni permette un piacevole ripasso  di nomi, luoghi e titoli di opere che si sono incontrati sui manuali liceali.  Al di là dei pur  equilibrati tentativi dell’Aguzzi studioso di distanziarsi dalle lamentele troppo umorali del giovane Leopardi,  ci tengo a dire che sto dalla parte di Giacomo e della sua benedetta «inattualità»  culturale e ideologica o lrrequietezza, impazienza, sofferenza e insofferenza.  E mi chiedo chi sono oggi quelli che praticano la scomoda ma indispensabile  critica alla Leopardi di fronte agli altrettanto famelici o orientati (o disorientati) «ideologicamente in modo diverso»  nostri contemporanei, editori e non. [E. A.]

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Su Trump, “mondialisti” e “residenti”

trump-a

di Luciano Aguzzi

Ferve dappertutto la discussione sull’enigma Trump. Difficile è orientarsi ed evitare prese di posizioni emotive ed estremizzate, tipo: “Addà venì Trump!” o ” Torna l’Ur-fascismo” di cui parlò Umberto Eco ( Cfr. qui). D’altra parte  nella situazione caotica d’oggi non c’è neppure la tranquillizzante possibilità del “giusto mezzo”. Perché, in effetti, tutte le categorie che ancora usiamo per pensare questa realtà in sommovimento sono come minimo ballerine e logorate.  Possiamo insistere però nella fatica di catturare e selezionare le notizie e le riflessioni che  potrebbero aiutare i nostri ragionamenti a capirne qualcosa in più. Pubblico perciò questo intervento di Luciano Aguzzi, che s’inserisce nello scambio (Cfr. Appendice) di opinioni tra me e lui avvenuto su “Poliscritture FB”  e spero che altre voci aggiungano  dati e riflessioni utili ad approfondire i problemi  qui accennati. [E. A.] Continua la lettura di Su Trump, “mondialisti” e “residenti”