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Ciao, Mario Mastrangelo…


Apprendo adesso la notizia della morte dell’amico Mario a cui mi ha legato una fraterna complicità umana e letteraria, perché eravamo quasi coetanei, della generazione del secondo dopoguerra e quasi dagli stessi luoghi abbiamo assorbito sensazioni di solitudine, dolcezza e malinconia . Un abbraccio alla moglie, al figlio e agli amici e amiche di Salerno. Ciao Mario [E. A.]

Da una lettera di Mario Mastrangelo del gennaio 2005

Tornando alla nostra discussione, tu insisti nell’auspicare una poesia che sia aggressiva, polemica, indignata. La mia poesia non lo è, e su questo hai ragione, è amara, dolente, qualche volta arrabbiata (ma contro il “destino”, la condizione umana…), ma non contro l’organizzazione della nostra società, la sua divisione in classi, ecc.

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Poesie scelte

di Mario Mastrangelo

In tutte le sue raccolte di poesie e anche nell’ultima, intitolata ” Ra rà” (Da dare), Mario Mastrangelo conferma l’idea che della sua ricerca m’ero fatto fin dall’inizio della nostra conoscenza (2004).  C’è una continuità intatta nel suo lavoro poetico e uno stile umano nel proporsi ai lettori, che vedo fondati  sulla solitudine, la concretezza, la pacatezza e la dolcezza. Di fronte  alla confusione e al caos di questo presente, che riportano alla mente fantasmi truci del passato, cosa pensare del candore di sentimenti,  di certi toni da fiaba o da teatrino malinconico da Sud profondo, dei suoi spasmi di fronte alle ombre della malattia, della vecchiaia e del pensiero di morte, che assalgono e lavorano tutti ma in questa fase della sua vita sono in lui tanto più feroci e diretti? Nel preparare questa scelta di testi per Poliscritture da un file inviatomi da Mario, mi sono ritrovato più  disarmato rispetto agli inizi dei nostri scambi di mail, quando ancora me la sentivo d’insistere e di richiamarlo alla storia, alla politica, ai dibattiti culturali, nei quali lo invitavo ad immergersi. Con me o almeno affiancandosi a quel *noi* di Poliscritture in precaria sopravvivenza. Pur annaspando e sapendo quanto fosse indimostrabile quel *noi* per l’assenza o la debolezza di un’eco sociale ai nostri scritti, presumevo ancora di poter raggiungere una fraterna e comune combattività nei confronti del mondo caotico ed ostile. Oggi non più. E ritengo che Mario abbia fatto bene a continuare per una sua strada. Come io sulla mia. La sua capacità di sentire  la collettività umana senza farsi dominare dall’angoscia (Si me rate ‘o permesso), il muoversi con garbo in un immaginario popolare cattolico,  la mescolanza di eros carnale e di agape, la fiducia tenace nella dolcezza della vita sono gli insegnamenti di una sua raggiunta saggezza da rispettare e ammirare non solo da quanti si riconoscono pienamente in quei suoi valori ma anche da me che ne inseguivo altri . [E. A.]

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