Archivi tag: memoria

Divagazioni dialettiche sullo jus soli

dal film “Heimat”

di Giorgio Mannacio

1.
Uno degli argomenti del giorno – che a volte offusca problemi ben più gravi – è quello dello jus soli inteso come attribuzione della cittadinanza italiana ai nati sul territorio nazionale da cittadini stranieri. Si registrano in proposito due opinioni ( semplifico ): una si manifesta in una opposizione radicale alla concessione oggetto dello jus soli; l’altra – con sfumature diverse e, penso, diversificando le condizioni di attribuzione – afferma la necessità della concessione. Continua la lettura di Divagazioni dialettiche sullo jus soli

La memoria dei “Goumiers”

in dialogo Antonio RiccioToni Maraini

Si propongono qui buona parte dell’articolo di Antonio Riccio sulla memoria delle “marocchinate” nel basso Lazio durante la seconda guerra mondiale e lo scritto di Toni Maraini nato come critica dialogante ad esso, entrambi pubblicati sul numero 12 della rivista. Immagino che Antonio posterà anche qui la sua replica.

Lo scritto di Antonio Riccio deriva impostazione e parte delle argomentazioni dal progetto di Archivio etnografico multimediale Genere e guerra tra passato e presente già segnalato su questo sito (link), a sua volta frutto di ricerche sul campo e conseguenti pubblicazioni. Propone ed interpreta il racconto locale delle violenze subite a partire da una articolata riflessione sui meccanismi della memoria. Qui se ne riproduce la parte più strettamente riferita ai Goumiers.

Lo scritto di Toni Maraini ‘corregge’ dall’interno l’immagine che dei Goumiers si desume dal racconto laziale. Dice come essi vennero considerati in un Marocco non ancora uscito dalla dominazione coloniale. Delinea il contesto e le responsabilità a monte del loro agire. Fornisce anche qualche indicazione di approfondimento (oltre che suggerire l’opportunità di una traduzione) utile a mettere a fuoco la complessità delle problematiche sottese ai fatti.  [ M.C.] Continua la lettura di La memoria dei “Goumiers”

Nel mio paese nessuno è straniero. Ma è poi vero?

DIALOGANDO CON IL TONTO (8)

 

di Giulio Toffoli

Mi capita raramente di guardare la televisione. Il caso ha voluto che mi venisse sotto gli occhi uno spezzone di un servizio sulla recente retata fatta alla stazione di Milano. Il giornalista stava intervistando alcuni passeggeri appena scesi dai treni. Le risposte erano abbastanza prevedibili quando sento uno che dice: “Cosa vuole che le dica… io sono fra quelli che credono che nel mio paese nessuno è straniero. Ma poi ogni tanto mi domando se sia poi vero”. La giornalista è apparsa subito chiaramente insoddisfatta della risposta e la telecamera si è rapidamente spostata su altri soggetti da intervistare. Continua la lettura di Nel mio paese nessuno è straniero. Ma è poi vero?

Da “La solitudine di Schenk”

Edizioni d’arte L’Arca Felice, collana “Coincidenze” a cura di Mario Fresa, 2017

di Paolo Rabissi

Indicazioni

…a ben vedere non c’erano obblighi
solo inviti, indicazioni di percorso.
Eppure qualcuno si sentiva addosso
un destino, come una condanna.
Si interrogavano i più, segno
che la questione importava,
se la libertà nel cammino era totale.
I giovani, usciti dal liceo,
ne parlavano per strada
tra un semaforo rosso e l’altro Continua la lettura di Da “La solitudine di Schenk”

Allegria

ammoniti

 

di Franci La Media



Né io né nessuno sa niente dello sfondo in cui colloco queste poesie. Congiungere il pieno della vita col vuoto della morte (qualcuno dice invece: scambiare l’apparenza del pieno con la sostanza del vuoto) non è niente di individuabile, sono incursioni in ciò che non esiste. E’ un discorso sterminato, e un giardino chiuso. Dal bordo slabbrato dell’esistenza sporgersi in niente che la sostiene.
Ennio Abate mi ha gentilmente fatto sapere che per alcuni queste poesie sono risultate di difficile lettura, forse persino intenzionale. Forse è soprattutto un discorso superfluo. Per renderlo più accettabile ho posto dei titoli ai testi, e scrivo questa breve introduzione a un discorso forse impossibile.
Siamo un riflesso nel vivo contrasto di una corrente tra senso e fine, portati come specchietti di luce cangiante, e ne conosciamo l’incanto. Parlare, stringi stringi, è lodare, e corpo e vita sono parole che la lingua ha raccolto e collocato in un discorso più ampio, che dice anche “dio” e “speranza”. Uso parole che tutti conoscono, senza interrompere i legami che le collegano da millenni.
E’ un discorso del precipizio, sul confine di quello che sempre svanisce, ed è un discorso che cerca un modo per fermare ciò che sfugge e si trasforma. Per fissare il movimento nel suo più piccolo articolarsi, un quasi nulla, la sostanza del passaggio, e il suo definitivo ri-comparire. Dentro questo naturale confine la lingua ricama veri fantasmi.[FLM] Continua la lettura di Allegria

Su “Poemetti e Racconti in versi” di A. Éderle

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di Cristiana Fischer

A una prima lettura “Poemetti e Racconti diversi” coinvolge nell’incalzare degli argomenti, per la viva colorazione affettiva, per gli incanti descrittivi e naturalistici. Oltre questa luminosa superficie il libro mostra la sua unità di fondo: la scrittura fluida e continua, il periodare ampio, il frequente interrogarsi e catturare l’attenzione di chi legge, perché l’autore gli parla, gli descrive quello che sta vedendo (“Tre e mezzo, la discesa scende fino/a mezza costa, case nude senza uomini”), gli espone riflessioni, ricordi (“Ecco, ritorna il suono, ecco/torna il colore lo splendore”), si mostra con la sua esperienza di vita e la maturità raggiunta, la sua psicologia e filosofia. Continua la lettura di Su “Poemetti e Racconti in versi” di A. Éderle

Il 28 maggio a Brescia

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DIALOGANDO CON IL TONTO (6)

Vivere in una città di provincia, in una nazione come la nostra segnata dalla tradizione dei cento campanili, ciascuno tanto particolare da avere una sua storia, una sua cultura e una personalità davvero unica è una esperienza che merita di essere vissuta. Consente di assaporare un clima che è ben diverso da quello che si può sperimentare in una metropoli, dove il ritmo del capitale tende a omologare tutto. Continua la lettura di Il 28 maggio a Brescia

Il gatto Belfagor

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di Grazia Poluzzi

(Favola per adulti con incipit d’autore)

Per molti aspetti mi reputo un uomo del tutto normale per la mia razza, sesso e religione: ho un lavoro che mi soddisfa relativamente, una casa che, se tutto andrà bene, finirò di pagare poco prima di morire, una moglie che rispetto e che tradisco con encomiabile regolarità sia con donne che con uomini, due figli di cui so poco o niente ed un gatto che sa bene come ignorarmi per suscitare in me il più vivo interesse nei suoi confronti. Infine, vado in chiesa ogni domenica per tornare a casa non più tardi del giorno stesso. L’unica cosa che mi rende abbastanza unico è qualcosa che ho probabilmente ereditato da una mia vita precedente o dall’animale che vive e vegeta nella mia casa. Dovete sapere, senza peraltro che sia per voi un obbligo che, da qualche tempo, ogni qual volta provo un’emozione o un particolare godimento, faccio le fusa, non potendo quindi nascondere il mio stato emotivo. Trattandosi inoltre di fusa piuttosto rumorose, questa mia peculiarità mi crea occasionalmente non pochi problemi… Continua la lettura di Il gatto Belfagor

2 prove e 3 carte

cartapesta lecce

di Antonio Sagredo

 

Prova n.° 1
(ragnatele)

Non puoi andare oltre il sor/riso di una scrittura,
 il segno che ti dono è il diniego del tuo gesto.
 Non attendere che l’orrore quotidiano sia la tua natura:
 il tempo è malato e fuori del suo delirio - io resto. Continua la lettura di 2 prove e 3 carte 

Su «Ma quale rivoluzione»

pecoraro

di Ennio Abate

Sul sito di “Le parole e le cose” (qui), in occasione della morte di Pietro Ingrao, è apparso un articolo di Francesco Pecoraro intitolato «Ma quale rivoluzione». Questa è la mia replica. [E. A]

Quando spolveri il sacro ripostiglio
che chiamiamo “memoria”
scegli una scopa molto rispettosa
e fallo in gran silenzio.

Sarà un lavoro pieno di sorprese –
oltre all’identità
potrebbe darsi
che altri interlocutori si presentino –

Di quel regno la polvere è solenne –
sfidarla non conviene –
tu non puoi sopraffarla – invece lei
può ammutolire te –

(Emily Dickinson, Tutte le poesie, 1273, pagg.1277-1279, Mondadori, Milano 1997) Continua la lettura di Su «Ma quale rivoluzione»