Archivi tag: nichilismo

Ricordo di Sandro Penna

di Marco Gaetani

1. «Il 21 gennaio 1977 morì a Roma Sandro Penna». Dopo quarant’anni esatti, la sua figura e la sua opera restano l’unico vero hàpax della poesia italiana contemporanea. Un poeta, Penna, radicalmente diverso da tutti gli altri del nostro Novecento, e ciò a prescindere dalla vita ‘irregolare’ e dalle considerazioni critiche che, prendendo atto di un’evidenza, ne escludono il profilo dall’orizzonte in senso stretto modernista. Perché non è poi agevole far rientrare Penna neppure nella linea poetica alternativa – quella che, almeno in certi non proprio aggiornatissimi manuali scolastici, si è soliti intitolare al primo mentore del poeta perugino, Umberto Saba. Continua la lettura di Ricordo di Sandro Penna

Una poesia mostruosa?

Frankesteindi Ennio Abate

Note a margine di alcuni commenti a “Poesie dall’anno zero” di Antonio Sagredo (qui)

La poesia di Sagredo, come quella di tanti altri poeti che compaiono qui su Poliscritture o in genere nel Web, avrebbe bisogno di un certosino e non compiacente lavoro critico. Sarebbe bello smuovere questo poeta dalla sua autoclausura disdegnosa e spesso irritante, che alle legittime richieste di spiegazioni dei suoi lettori si limita a rispondere con altri suoi versi e troppo laconiche affermazioni oracolari, rifiutando di fatto la ricerca più paritaria (in teoria) attraverso il dialogo. Ma Sagredo ha la sua personalità.  Non vuole, come chiedeva affettuosamente Cristiana Fischer collocarsi «in mezzo agli altri, a noi». E allora continuo a interrogare i suoi versi come  so fare. In questo articolo,  accanto al riconoscimento pieno per il loro vigore, ragiono sulla sua poetica che non mi convince. Mi chiedo in sostanza due cose: – sono davvero «mostruose» queste sue ultime prove poetiche? ed è buona cosa proporsi di «costruire una Poesia più mostruosa della mostruosità che mi circonda».  Ho già espresso in proposito le mie riserve (26 agosto 2015 alle 10:19 ).  Ora l’impegnativo commento di Rita Simonitto (28 agosto 2015 alle 20:29 ) mi offre l’occasione di approfondire il discorso. Vado schematicamente per punti: Continua la lettura di Una poesia mostruosa?

Sulla poesia di Eugenio Grandinetti

marino marini

di Luciano Aguzzi

Pubblico, come anticipato, questo articolato intervento di Luciano Aguzzi sulla poesia di Eugenio Grandinetti. Era stato inviato in un primo momento come semplice commento al post La storia/le storie (qui) ma i temi affrontati (pessimismo, nichilismo, rapporto  tra poesia e prosa,  memoria) meritano tutto il rilievo che un blog di ricerca critica può offrire. [E.A.]

L’amico e collega Eugenio Grandinetti (Belsito, Cosenza, 20 marzo 1931) è sulla breccia letteraria da parecchi decenni e autore di circa quaranta raccolte, solo in minima parte edite. E anche delle edite, solo due sono in commercio, mentre le altre sono edizioni fuori commercio e introvabili. Per darne un giudizio complessivo sarebbe necessaria una lunga riflessione sulla qualità e sulle forme letterarie, sulle tematiche affrontate, sulle ragioni (se esistono, come io credo) della sua prolificità che, con l’età e i molti problemi di salute, non si è attenuata, quasi ad esprimere un desiderio, forse una vera ansia, di dire tutto finché ha tempo, in una condizione in cui il tempo – per lui – sembra ormai identificarsi proprio con lo scrivere e l’esprimersi in versi. Nella sua poesia si avverte la sua concezione naturalistica – materialista – atea e il non credere a qualche tipo di sopravvivenza oltre la morte. Da questa concezione filosofica deriva un tormentato pessimismo che, a differenza del naturalismo ateo e materialistico classico al quale pure Grandinetti si rifà, non trova quiete nella contemplazione della natura e nella considerazione della necessità delle cose e del destino, ma anzi tende a interpretare il ciclo della natura come metafora di un eterno ripetersi senza scopo del mondo e della vita umana. Ripetersi aggravato, non arricchito, dalla consapevolezza (dai desideri, dalle passioni, dalle illusioni) da cui deriva la sofferenza che la natura inconsapevole, almeno, evita. C’è però, implicita e per me evidente, una sensibilità che presuppone il cristianesimo, o almeno la sensibilità religiosa post-classica. Continua la lettura di Sulla poesia di Eugenio Grandinetti

Appunti su «Viaggi» di Eugenio Grandinetti

itaca 1

di Ennio Abate

1.
«Viaggi» è smentita e critica indiretta del viaggiare reale (e dell’ideologia del “nuovo” che al viaggio spesso s’accompagna). L’io poetante che parla in questi versi, infatti, dichiara subito d’essere stato uno scrittore sedentario e offre un bilancio dei viaggi mentali da lui compiuti sul «foglio bianco di carta». Di altri possibili viaggi, non avvenuti e per giunta imprecisati, apparentemente si rammarica. Accampando ragioni alquanto generiche («Ci sarebbero stati altri percorsi,/ ma infermo era il proposito/ e la meta era incerta» (13), che paiono in contrasto con la ragione profonda (e filosofica) della sua scelta sedentaria desumibile dal senso generale della sua stessa poesia. Continua la lettura di Appunti su «Viaggi» di Eugenio Grandinetti