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Guerra e pallone

di Francesco Luti

Càpita a tanti non aver mai conosciuto un parente stretto: rinunciare da subito a una pedina del genere; accostumarsi a giocare in inferiorità numerica, a partire dai blocchi un metro indietro; girare per strada con un occhio bendato. Ogni mancanza comporta una penalizzazione. Giancarlo, come milioni di bambini era dunque cresciuto senza il nonno. Un nonno speciale, il suo, Graciliano Vieira, che poco c’entrava con le terre di confine tra Emilia Romagna e Toscana. Eppure a c’era venuto a combatterci una guerra d’altri. Suo nonno e gli altri della Feb, una divisione di fanteria e una minima forza aerea, circa venticinquemila uomini, avevano appreso alla svelta cosa fosse una guerra. Continua la lettura di Guerra e pallone

un uovo all’occhio di bue

di Angelo Australi

[…] Secondo me è una vergogna che nel mondo ci sia così tanto lavoro. La cosa più triste è che lavorare è tutto ciò che un uomo può fare per otto ore al giorno, un giorno dopo l’altro. Non si può immaginare per otto ore al giorno, né bere, né fare l’amore, per otto ore. L’unica cosa che si può fare per otto ore è lavorare. Ed è per questo che l’uomo rende se stesso, o chiunque lo circondi, così miserabile e così infelice”.

(W. Faulkner, da “Intervista a W. F., di Jean Stein del Heuvel)

La cucina era esposta al sole di mezzogiorno, così Marisa prima di servire in tavola socchiuse le persiane. Indispettito Bruno si voltò verso la moglie e accese la luce dicendo che al buio ci sarebbe stato da morto, quando mangiava preferiva guardare il cibo che stava nel piatto. Continua la lettura di un uovo all’occhio di bue

Il certificato di malattia

Nilo Australi, La tartaruga, tecnica mista a inchiostro, realizzato su carta Fabriano

di Angelo Australi

– Il nostro caro Spartaco… Hai fatto una bella levataccia per trovarti il primo della lista.

Il dottore aveva sorriso distrattamente, dalla scrivania dov’era impegnato a compilare alcune ricette.

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25 poesie da “Disamorarsi d’essere”

di Eugenio Grandinetti

 Eugenio Grandinetti ha pubblicato, raccolte in quattro sezioni (Equilibri di penombre, Zooteca, Storie,  Et cetera),  un altro  libro di sue poesie. Ne propongo qui, facendo una scelta del tutto personale, alcune che meglio dicono  alcuni tratti tipici della sua ricerca: uno sguardo minuzioso ma interiormente partecipe sugli animali, esseri in preda a sentimenti (fossero di paura, come nell’immagine della lucertola, o di aggressività feroce, come in quella del falco) che indirettamente sono stati o sono anche suoi; una tendenza ad immobilizzare  in una “statica interiore” non solo il movimento delle cose (si veda «Mulinelli»), ma della memoria («Degli altri è bene /si perda ogni memoria, che non resti/ cattiva maestra al mondo della storia /di cui fummo pure parte»)  e, dunque, della storia dimostratasi inesorabilmente insensata e senza più scopo («Gli eventi/ che potevano esserci non furono»; « storia/ continua, senza capitoli e senza epilogo») ; una a-modernità baudelairiana  ma  più secca e quasi scorbutica della sua visione della città metropolitana, ridotta a «muro davanti ad altri muri», a vita monotona,  a «un ripetersi», a «ingranaggio», nel quale   il singolo – guardato o non guardato dagli altri – resta bloccato in una irrimediabile incomunicabilità; un esistenzialismo  che ora,  di fronte alla sua e all’altrui vecchiaia (si veda in particolare «Senescenza», «Un vecchio» ma anche «La mela marcia»),  si è fatto spietato e nulla abbellisce.  E tuttavia  questi versi – pacati, disincantati, dal tono mai muscolare ma sempre basso e riflessivo, che parrebbero monotoni ma sono dolcissimi – «sono tarli che scavano, che lasciano / vuoti profondi». Perché alludono ad una assenza incolmabile. Come nella bellissima evocazione  delle figure del nonno e del padre ne «L’asino di Pietrantonio», tanto più imponenti e leggendarie, malgrado le  minime  «orme» ( o ombre?) che hanno potuto lasciare sulla terra e  nel suo animo.  [E. A.] Continua la lettura di 25 poesie da “Disamorarsi d’essere”

Otto poesie dalla raccolta inedita “Opera incerta”

di Anna Maria Curci

 

Avvistamenti

In bilico su toni e fenditure
cerca il prodigio il varco quotidiano
senza i sipari i tuoni e le tribune.

Tu prova a decifrare
linee forme colori.
Della sciarada resta
l’anelito, l’attesa.

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le torri di avvistamento piantate dal nonno

Nilo Australi, Cipressi

 

 di  Angelo Australi

 “Chi, per esempio, potrebbe dispiacersi per San Francesco perché si strappò le vesti e fece voto di povertà? Egli fu il primo uomo che si ricordi a chiedere ossa invece di pane.” 
Henry Miller

 

     A dieci anni guidavo il trattore come un grande. Non è una balla, lo Zio Seneca mi metteva una mano sulla spalla per sospingermi verso il trattore e diceva sali che andiamo a spandere il concio sulla terra. Il carro ci aspettava pieno di sterco fumante, con il forcone infilzato sul cumulo. Sembrava che dall’aia si propagasse il focolaio di un incendio, mentre gli odori predominanti salivano ancora dalla terra umida del mattino. Continua la lettura di le torri di avvistamento piantate dal nonno

Apulia

di  Arnaldo Éderle

 

(Raccontino suggerito)

A Nella-Tommasina

(La mia terra perduta: Apulia, la casa:
un lungo viale, svolta a destra dopo
le carceri, la strada a metà delle palazzine
gemelle a due piani, numeri 48 e 50
un grande atrio: mio nonno Felice usciva
col tabarro sulla strada non asfaltata.
Mia madre andava in città a trovare la sorella,
noi le correvamo dietro disperati) Continua la lettura di Apulia