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Rapimenti

di Antonio Sagredo

Per non spezzare i versi lunghissimi di queste recenti poesie di Antonio Sagredo ho dovuto ridurre ad immagine Jpeg i vari testi, perciò i caratteri appaiono rimpiccioliti. Per ingrandirli consiglio ai più inesperti di usare lo zoom. In questa ultima produzione a tema noto in Sagredo  meno barocchismo e  un tono autoriflessivo sul proprio   fare poesia quasi pacato. L’andamento stesso dei versi è più prosastico, meno “cantato” e  più curato sintatticamente. Ma è solo un’impressione. Per penetrare questa poesia mancano purtroppo critici adeguati. Per quel che mi riguarda gli ho dato la simpatia fraterna e l’attenzione che mi posso permettere.[E. A.]

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La disgrazia dell’espressionismo

Intervista di Ezio Partesana a Tiziano Marasco sopra il romanzo di Vladislav Vančura Campi di grano e campi di battaglia

Pubblico questa bella intervista che rafforza l’attenzione verso un autore importante e dimenticato sul cui nome, grazie ad Antonio Sagredo, anche Poliscritture ha cominciato (qui) a togliere la polvere. [E. A.]

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Da “La Notte delle Croci e delle Morti”

di Mauro Mazzucchelli e Danilo Oggionni

Mondiali di calcio 2006, concerto metal, festa, personaggi freak e borderline, attrazioni «animalesche e depravate», linguaggio «crudo e diretto» ( cazzo e figa a tutto spiano in numerose pagine), colpi di scena, un percorso che parrebbe di «discesa interiore» nell’animo del protagonista di nome Brando, «dialoghi alla Tarantino», «valzer di droghe, donne e sangue». Così i due giovani autori presentano questo loro romanzo…. Che sia lontanissimo dalla mia sensibilità non m’impedisce di segnalarlo su Poliscritture pubblicandone un capitolo. [E. A.]

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Poesie inedite

di Valentina Casadei

 

1.
 
Abbiamo visto arrivare la notte
con lo scoppio di tutti i tuoi ordigni
che frantumavano il rantolo dei ricordi
e seguivano le mappe dello splendore
 
Abbiamo visto arrivare la notte
nella disperazione dell’abbandono
in quell’eremo dove dimora
la mia pietà verso la tua dottrina
 
Abbiamo visto arrivare la notte
ad occhi aperti, nel buio
nella beatitudine dei tuoi respiri
pieni di senso e di colore chiaro
 
 
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Anàmnèsis

di Giorgio Tagliafierro

 

APPUNTI

I
Sorridono alcuni con buon vino
Altri ne imitano
Portano scarpe distinti da terra
Ci si misura le mani
S’incontra letargo in fremiti di trottola
Si lasciano odori nel presente cipresso
Rimbalzi vocali in cieli di calce
Cerchi di stagno per un sogno dal caso
Un cenno avido di forza
Sulla scia della banda. Continua la lettura di Anàmnèsis

Quartine di Omar Khayyam

traduzione di Virginia Arici

Nelle librerie si possono fare gli incontri più disparati. Fu così che molti anni fa in una libreria di libri di seconda mano a New York mi capitò fra le mani un libretto elegante per veste grafica e piacevole da vedere come da leggere; si trattava del Rubiayat di Omar Khayyam, matematico, poeta e filosofo persiano vissuto fra il 1048 e il 1131, nella versione inglese di Edward Fitzgerald che aveva reso nota la collezione al mondo anglosassone, con illustrazioni di Edmund J. Sullivan. Quell’esemplare della Old Ivory Library of Beloved Book divenne mia per pochi centesimi, e da allora mi ha fatto compagnia sugli scaffali di casa.
Molto è poi stato detto e scritto; Fitzgerald aveva adattato i versi del poeta persiano al gusto inglese, la sua traduzione dunque era men che perfetta, altre ne sono uscite più fedeli. Fitzgerald presenta un poeta vecchio e disilluso, con poche speranze sul destino dell’uomo, che invita a bere con lui e a cogliere il momento. Si dice invece che Omar avesse fatto un’opera essoterica, figlio di uno zorostraiano convertito all’Islam, o che addirittura un poeta di nome Omar Khayyam non sia mai esistito, ma tutto questo non ha molta importanza.
Non so se la mia traduzione in italiano di poche quartine possa rendere il fascino dell’originale, ma sicuramente il lettore curioso potrà proseguire la ricerca su internet e conoscere meglio questo antico maestro. [V. A.]

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Da «I luoghi i tempi le parole»

 

di Eugenio Grandinetti

Premessa

Potrei dare a questa raccolta il titolo “Ultime”, non perché essa comprenda le ultime poesie da me composte, ma perché è l’ultima che intendo pubblicare per adempiere a quello che io ritengo un mio dovere verso la società. Infatti io ritengo che tutti siamo debitori verso la società in cui viviamo perché il nostro modo di essere è determinato anche dai rapporti sociali in cui siamo implicati e quel che ognuno pensa o scrive non è solo opera sua ma è anche espressione dei desideri, dei comportamenti, delle aspirazioni e delle preoccupazioni della società in cui vive. Continua la lettura di Da «I luoghi i tempi le parole»

A proposito di gatti. Memorie.

 

di Rita Simonitto

 

A Tuja
22.06.2007

“Tu non dovevi o cara
togliere la tua immagine dal mondo…” [1]

Ecco esplodere l’urlo
che poi s’acquieta
e si smorza il grido
carezzevole vagando
sul filo di dettagli
ormai perduti.
E poi ancora torna
sull’onda della pena.
Così pianse il poeta. Continua la lettura di A proposito di gatti. Memorie.

Tre poesie

di Lucio Mayoor Tosi

 

Diego.

La maschera è un chiavistello sputa sentenze
per far ridere mentre insacca la sera. Angeli
stralunati nel bar, ali di quintessenza, dominio
sul tavolo da gioco. Notte. L’universo cammina
bordeggiando rovi. Non può rientrare, starà fuori
per sempre.
In casa – ma è un luogo questo? – tecnologie
di legno e metallo, sormontate da composizioni
di carta. Casa bunker: dopo la strettoia. Dove
vivono topi allegramente: santo, santo crocifisso
offrimi una sigaretta. – Pezzente! – Picchiatore fascista
dei miei stivali, giocatore delle paure – come potrai
fermare gli attimi delle la mie mani?
Sono non sono.
Parole generate da malware all’ombra paradise
del sistema balocchi, perfetta similitudine.
Dormi! Una dolce amica, dispensatrice
di bisogni elargirà amore terrestre. Non sentirti perso
stai solo girando su te stesso mentre il mondo
suona con rumori e bla bla di finestre. E’ un
continuo togliersi di dosso. Le dipendenze fisiche
son museali. Mancanze di prospettiva.
– Le butto lì come cenci.

 

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