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Lacrime di gioia

di Arnaldo Éderle

Turbolente le nuvole dei giganti
in alto, più che azzurro e assolutamente
piatto, il cielo è trasparente e veramente
assoluto vergine e pigro quasi, Continua la lettura di Lacrime di gioia

Tre poesie

courbet palavas 3
G. Courbet, La spiaggia a Palavas, 1868

di Ubaldo de Robertis con una nota di Ennio Abate

(A Max Frisch)

Mare e cielo adunati in un unico sguardo,
visione maestosa, sublime. Ritta sullo scoglio
una minuscola figura, si toglie il cappello
alzandolo il più possibile per sventolarlo.
E non ci sono vele all’orizzonte, angoli ristretti, relitti,
solo stupore, a Palavas, con cui riempirsi gli occhi,
ebbrezza che in un uomo ordinario sparisce.
Non in Courbet. Fierezza, monumentalità,
unisce a quella solitudine, della sua luce
penetra il mondo che si schiude al modo di uno scrigno
e ha bisogno della luce del mondo per esistere. Continua la lettura di Tre poesie

Lo scorrere della sabbia

clessidra

di Eugenio Grandinetti

 

Queste poesie  di Grandinetti raccolte sotto il titolo “Lo scorrere della sabbia” rappresentano metà della terza sezione de “I nodi”. Lo scorrere va riferito alla clessidra a sabbia (o clepsamia). In essa il passaggio della sabbia dal bulbo superiore all’inferiore attraverso lo stretto collo, può essere ostacolato dal formarsi di piccoli grumi (nodi). [E.A.]

Cabotaggio

Avvistare scogliere, andare cauti
scostandosi dalla costa per timore
di sbattere alle rocce e naufragare. Continua la lettura di Lo scorrere della sabbia

Mirna

simonitto 2 mirna

di Rita Simonitto

[Quello qui pubblicato è  il capitolo di un libro in gestazione fatto di storie personali  che spaziano dal passato al presente e viceversa: un dialogo, a volte monologo, fra queste ed un interlocutore attuale, persona fisica che sia o situazione di realtà, che fa da deuteragonista. Per questa ragione, in questo stralcio, il discorso sembra farsi monco alla fine. In quel punto sta per intervenire un soggetto che porterà la sua critica verso quella mia visione sui poveri (il capitolo, infatti, sarebbe molto più lungo – e anche più ‘privato’).  La citazione sui ‘cosacchi’ – che, al momento, intende essere anche il titolo del libro ricorrendo, in un modo o nell’altro, nei vari capitoli – ha a che vedere con la singolare esperienza di questo popolo costretto con la forza delle illusioni a stabilirsi nelle terre del Friuli orientale e, soprattutto, col rilievo che esso aveva avuto nel mio immaginario di bambina di poco più di due anni. (R.S.)] Continua la lettura di Mirna