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Trieste

Caffè degli Specchi a Trieste

di Franco Tagliafierro

Questo è un altro capitolo del romanzo di formazione inedito, a cui sta lavorando Franco Tagliafierro.  Il primo è stato pubblicato qui [E. A.]

Arrivare a Trieste, prendere una camera in un albergo economico nei pressi della stazione, lasciare la valigia sulla panchetta apposita, darsi una rinfrescata, cambiarsi o non cambiarsi la camicia, meglio cambiarsela, scendere in strada, eccolo là un telefono pubblico, estrarre dal portafoglio il frammento di cartolina ripescato dal fondo di un cassetto, c’è scritto un numero e a fianco un nome, il numero potrebbe essere ancora lo stesso oppure no, pronto, la voce è la sua, bene, tutto più semplice, sono Orlando, tre anni fa, a Milano Marittima, la voce risponde all’istante, ma solo con esclamazioni generiche, il ricordo di lui non può non aver generato anche esclamazioni specifiche, che però rimangono mute, come di chi esita, lui dice sono a Trieste, la voce di lei si amplifica, si colora di allegria, dice questa sì che è una sorpresa, l’allegria autorizza lui a dire allora possiamo vederci, certo, anche subito, a metà strada, in piazza Unità d’Italia, vai sempre dritto per Riva 3 Novembre, fra mezzora nel Caffè degli Specchi, sarà bello incontrarci là.

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Il gatto Belfagor

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di Grazia Poluzzi

(Favola per adulti con incipit d’autore)

Per molti aspetti mi reputo un uomo del tutto normale per la mia razza, sesso e religione: ho un lavoro che mi soddisfa relativamente, una casa che, se tutto andrà bene, finirò di pagare poco prima di morire, una moglie che rispetto e che tradisco con encomiabile regolarità sia con donne che con uomini, due figli di cui so poco o niente ed un gatto che sa bene come ignorarmi per suscitare in me il più vivo interesse nei suoi confronti. Infine, vado in chiesa ogni domenica per tornare a casa non più tardi del giorno stesso. L’unica cosa che mi rende abbastanza unico è qualcosa che ho probabilmente ereditato da una mia vita precedente o dall’animale che vive e vegeta nella mia casa. Dovete sapere, senza peraltro che sia per voi un obbligo che, da qualche tempo, ogni qual volta provo un’emozione o un particolare godimento, faccio le fusa, non potendo quindi nascondere il mio stato emotivo. Trattandosi inoltre di fusa piuttosto rumorose, questa mia peculiarità mi crea occasionalmente non pochi problemi… Continua la lettura di Il gatto Belfagor