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I limiti del possibile

di Alessandro Scuro

Che meraviglia, per il viandante solitario che si addentra in una foresta intatta e rigogliosa, immergersi nella natura incorrotta, sollecitato dal terreno e dalla cadenza di pensieri cangianti, suggestionato dall’infinita varietà di dettagli e dall’armonia con la quale il paesaggio li combina. Curioso, scopre ad ogni passo uno scorcio ameno, una composizione inedita, vedute sconfinate e zone selvagge, fitte di vegetazione incorrotta. In quello spazio vergine ogni possibilità si estende al suo intorno. Dimentico della propria provenienza, senza meta, vive l’esperienza di una libertà inusitata; primi fra gli uomini contempla, scopre ed inventa il vagabondo perso in territori inesplorati, a contatto con ciò che non ha ancora forma definita né nome. Continua la lettura di I limiti del possibile

Il paesaggio reinventato

di Angelo Australi

Alcuni anni fa mi è capitato di andare per lavoro a Padova con il responsabile dell’Ufficio Ambiente del Comune di Fiesole. Si chiama Mario. Mario Cantini. Geometra Mario Cantini. Continua la lettura di Il paesaggio reinventato

E forse parlerai con quello che non sei mai stato

Lucini immagine Corsi

di Marcella Corsi

 

 

Gianmario Lucini è stato un poeta (non aggiungerei aggettivi), un editore coraggioso, un critico attento, sensibile, un umanista, un animatore socio-culturale a tutto campo e… una persona assolutamente amabile. Soprattutto uno che vale la pena leggere.

Ad un anno dalla sua morte, nel ricordarlo, vorrei far ‘vivere’ ancora le sue parole, perché mi hanno convinto, talora affascinato. Mi hanno anche aiutato, e penso possano farlo anche per altri. La sua è una poesia che aiuta a vivere. Continua la lettura di E forse parlerai con quello che non sei mai stato

La valle

recanati 2

di Maria Teresa Granati

Sono nata in un paese di collina davanti a una grande valle, tra altre colline e altre valli, ma di fronte alla mia casa c’era quella che ancora oggi mi sembra la più bella e armoniosa.
La guardavo dalla finestra o dalla porta di casa, o quando camminavo sulla strada che porta al paese o dal belvedere che chiamiamo Pincio. La vedevo sempre uguale e sempre diversa, col mutare delle stagioni, di giorno e di notte, con la pioggia e col sole; mi incantava soprattutto con la neve, quando magicamente si trasfigurava.
Mi sono abituata, crescendo, a considerarla una sorta di rappresentazione del reale, del mondo, dell’altro da me, di cui tuttavia sentivo di far parte. Per un certo periodo, credo verso la fine delle elementari, sono stata convinta che fosse più o meno al centro del mondo, ma allora sapevo, dell’Italia e dell’Europa, quello che c’era nel manuale delle elementari o poco più. I miei primi viaggi, a Urbino, Firenze, Napoli, li devo al Liceo “Leopardi”, che ho frequentato a Recanati. Continua la lettura di La valle