Archivi tag: Pier Paolo Pasolini

Le ceneri di Pasolini


Su “Pasolini in salsa piccante” di Marco Belpoliti
Guanda, 2010

di Ennio Abate

Nell’anniversario dell’omicidio di Pasolini (2 novembre 1975) ripubblico questa mia riflessione del 30 aprile 2011 sulla sua figura scritta in polemica con il libro di Marco Belpoliti, Pasolini in salsa piccante, (Guanda, Parma 2010) e con le interpretazioni tuttora distorte che circolano sul Web. [E. A.]

 Insomma, c’è l’opera Pasolini;e c’è la leggenda Pasolini, e questa presso la maggioranza prevale sull’altra.
(A. Asor Rosa, La Repubblica, 21 ott. 2005)
 
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Pasolini, l’antifascismo, Casal Bruciato, tirapiedi al 100% o all’80%

a cura di Ennio Abate

Pubblico questo scambio su Facebook tra me e Gianfranco La Grassa perché mi pare un buon esempio di come una tradizione di sinistra anche critica, come quella di Pasolini, possa essere usata – per delusione, per disperazione, per volontà di oltranza astratta, per eccesso di realismo politico – non tanto contro la sinistra e a favore della destra ma contro ogni ipotesi (oggi purtroppo cancellata dal dibattito intellettuale e resa quasi impensabile) di spezzare il gioco tra dominatori comunque simili (“tirapiedi” di tipo A o di tipo B). Questa ovviamente è la mia opinione che sottopongo alla discussione. [E. A.]

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La felicità un po’ guascona degli zingari

Una nota su Claudio Lolli

 di Lorenzo Pinardi 

Persi le forze mie persi l’ingegno
che la morte m’è venuta a visitare. 
[Lamento per la morte di Pasolini]

Nell’introduzione ad un suo concerto, registrato nel novembre del 2000 presso la chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento, Giovanna Marini rievoca un bellissimo ricordo. Nel febbraio del 1958 cominciò a suonare la chitarra classica nei salotti dell’intellighenzia romana e durante una di queste serate culturali, in una abitazione nei paraggi di Piazza di Spagna, mentre si prodigava nell’esecuzione di Bach attirò l’attenzione di un giovane con un bellissimo sorriso e la testa leggermente inclinata nell’ascolto. Continua la lettura di La felicità un po’ guascona degli zingari

Teorizzazione della contraddizione nell’opera di Franco Fortini

di Erminia Passannanti

Con una Nota di Ennio Abate in Appendice

“Credo alla verità di alcune mie poesie
perché ogni loro verso porta
il segno della contraddizione.
(F. Fortini)

Impegnato nei dibattiti tra gli intellettuali della nuova sinistra su Quaderni piacentini, negli anni Sessanta Fortini inizia a sostenere che la lotta di classe non può essere condotta solo con il discorso oppositivo e dialettico, ma dalle trasformazioni determinate dalla rivoluzione culturale a cui pensava Mao Tze Tung, come si evince dal brano “Per la morte di un maestro”, ne L’Ospite ingrato: Continua la lettura di Teorizzazione della contraddizione nell’opera di Franco Fortini

Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo

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di Giorgio Riolo

Nel gennaio scorso, dopo i fatti di Charlie Hebdo, richiamavo, in un breve intervento, la sacrosanta definizione data da Judith Butler, filosofa e attivista femminista americana, sulla diversa modulazione della indignazione, del dolore, della compassione, a seconda che le vittime fossero a Parigi o in qualche posto del mondo, fuori dall’Occidente. Lei parlava di “indignazione ineguale”. Continua la lettura di Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo

Pasolini al Teatro Officina di Milano

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di Angela Villa

Che alle voci dotte e spesso saccenti, che nel quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini si sono pavoneggiate imperversando dappertutto, si debbano aggiungere queste ingenue e affannate di giovani alle prese con  le sue “Lettere luterane”? Perché no? [E. A.]

1. Pasolini non poteva trovare una casa più adatta alle sue parole: Il Teatro Officina a Milano. Un teatro che ha una lunga storia alle spalle di scrittura per e sul quartiere. Un quartiere difficile, eterogeneo, dove a partire dagli anni Settanta un gruppo di studenti, insegnanti e operai, trasforma il salone di una balera in una sala di sperimentazione scenica. La storia si può leggere nel loro sito. È il 1973, siamo a Milano, in viale Monza 140. Sono gli anni del “decentramento teatrale”, in cui fioriscono teatri nelle zone periferiche di Milano, non più e non solo nel centro città. Lo stesso Paolo Grassi e il Piccolo daranno un forte contributo a questa visione con progetti e idee ma anche con contributi economici. È una storia che ha continuato compiere percorsi di vita anche negli anni a venire, attraverso gli spettacoli “Memorie di terra contadina”, “Cuore di fabbrica”, “Voci dei quartieri del mondo” prodotto nel 2005 con la Casa della carità di Don Virginio Colmegna, protagonisti gli immigrati stranieri che a Milano vivono e lavorano. Continua la lettura di Pasolini al Teatro Officina di Milano