Archivi tag: Quaderni Piacentini

Da Renzo Tramaglino (meridionale) a Samizdat. Scavando nel mio ’68

di Ennio Abate

1. Che fatica dopo cinquant’anni! Cancellato un futuro possibile, appena intravisto, è – ahimé – ancora: Continua la lettura di Da Renzo Tramaglino (meridionale) a Samizdat. Scavando nel mio ’68

Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

di Donato Salzarulo

1. – A diciotto anni compiuti, tra l’autunno del 1967 e l’inizio dell’estate del ’68, ho vissuto a Rivoli, un comune abbastanza popoloso della cintura torinese (ad oggi circa 49.000 abitanti). Continua la lettura di Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

I Quaderni di Italo IV

rue de sommerard

di Italo Lo Vecchio

  

  1. a) Libreria spagnola

Dopo aver interrogato il computer, il giovane commesso della libreria spagnola di rue Monsieur Le Prince scuote il capo e gli comunica che né il libro di Alma Guillermoprieto, Historia escrita, né il romanzo di Jaime Avilés, Nosotros estamos muertos, sono disponibili. Ci vorrà perlomeno una ventina di giorni per averli, aggiunge con un tono di rincrescimento. Lui gli dice di lasciar perdere, non può aspettare tutto quel tempo, ma continua a guardare il commesso con un sorrisetto idiota stampato sulla bocca. Non si risolve ad andarsene, e nemmeno a rivolgergli la domanda che più gli sta a cuore: “Lei ha conosciuto Julio Cortázar?”. E’ questo che vorrebbe sapere, è entrato lì apposta. Ma il timore che il commesso gli risponda con pietosa condiscendenza, come si fa con i vecchi o i bambini, che soltanto da un paio d’anni lavora in quella libreria, e che in ogni caso è troppo giovane per averlo potuto conoscere, gli consiglia di tenere la bocca chiusa. Continua la lettura di I Quaderni di Italo IV

I due compari

il-gatto-e-la-volpe

di Roberto Bugliani

[Qui si parla del ’68 e di due suoi leader alle prime prove in una città italiana facilmente identificabile per la sua prestigiosa università. Lo si fa attraverso il filtro di due archetipi dell’immaginario letterario nazionale ( e non solo). Con sottile ironia. E la memoria ben solida in Italia della fiaba collodiana agevola l’operazione. Che sotto sotto resta amarognola per l’autore e per noi. Perché a fare le spese degli intrighi dei due loschi personaggi qui messi alla berlina è il Pinocchio-Movimento. Che fu fin troppo fiducioso – lo sappiamo col senno di poi – nella potenza delle operaie «mani callose» e ignaro di quanti forti e diffusi (ovunque) erano ( anzi sono) i comportamenti servili, omertosi e complici coi potenti, su cui la politica “alla Volpe” sa far leva. Specie quando manca il “Lione”. Ma questa sarebbe un’altra storia e si uscirebbe dalla fiaba. (E.A.)]

La Volpe era in realtà un lupo. Aveva il muso, le zampe, il pelo, la coda da lupo. Ma lo sguardo, che è l’avamposto dell’animo, era quello d’una Volpe, una Volpe un po’ particolare, che suppliva alla carenza d’astuzia con una furberia sempre alla ricerca d’espedienti e scappatoie, divenuta proverbiale tra gli iscritti al Partito in cui militava. Continua la lettura di I due compari