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“Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

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di Roberto Bugliani

Se non il quadro in sé, un acquerello dipinto da Paul Klee nel 1920 e titolato Angelus Novus, è nota la lettura allegorica fatta da Walter Benjamin di questo “angelo che sembra in atto d’allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta” (Sul concetto di storia, tesi IX, nella traduzione di Renato Solmi, Angelus Novus, Einaudi 1962, pp. 76-77). Continua la lettura di “Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

Michele Ranchetti sul giovane Renato Solmi

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Stralciata da un saggio su Ernesto De Martino, pubblico questa testimonianza “indiretta” di Michele Ranchetti (1925- 2008) sulla figura del giovane Renato Solmi, suo amico e, come scrive, «compagno di scuola». Si tratta di un ritratto ravvicinato, di certo più complesso e tormentato di quelli neutri, impersonali e frettolosi che si leggono negli abborracciati necrologi seguiti alla notizia della morte di Solmi. Perché Ranchetti, com’era solito, parla dell’ altro ma anche di sè. E si potrebbe dire: dal punto di vista di un “cattolico critico” alle prese con la crisi di un “marxista critico”. Continua la lettura di Michele Ranchetti sul giovane Renato Solmi

SEGNALAZIONE. Morte di Renato Solmi

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Apprendo della morte a 88 anni di Renato Solmi.  Non so quanti oggi conoscano il suo nome o si ricordano del fondamentale ruolo culturale che ebbe  traducendo per primo tra il 1953 e il 1959 in Italia opere di Adorno e Benjamin. Ho avuto con lui una corrispondenza attorno al 2001-2002 e ne riferirò più avanti. Per ora pubblico  la copertina del libro che raccoglie i suoi scritti e segnalo il ricordo di Luca Lenzini “Renato Solmi, l’elegante stile critico che si fa militanza” apparso su “il manifesto” di oggi qui e un’intervista del 2007 sul sito de “L’ospite ingrato”  qui [E.A.]