Archivi tag: Roberto Bugliani

La Santa e la Dea

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di Roberto Bugliani

– Ero giovane allora e quel giorno là mi trovavo a Siena ospite di mio cugino, un artigiano affermatosi nel settore della ceramica artistica, che aveva la bottega nella Contrada dell’Onda. La notte fui svegliato da una serie di rumori provenienti dalla cucina. Erano suoni secchi e brevi, con risonanze sorde, emessi a intervalli ravvicinati ma irregolari. Mi misi in ascolto per cercare di capire la ragione di quei rumori, ma non riuscii a darmene una spiegazione convincente. Allora voltai la testa verso mio cugino che dormiva accanto a me e gli sussurrai: “Ascolta. C’è qualcuno che sta trambustando in cucina”.
– Non ti preoccupare – mi fece lui, la bocca impastata dal sonno -, è Santa Caterina che lava i piatti. Viene una volta la settimana. Continua la lettura di La Santa e la Dea

La Gigia

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di Roberto Bugliani

La Gigia era l’automobile che ogni mercoledì sera trasportava Fanny da una città all’altra, trasferendola dal bilocale al piano terra nei pressi della stazione con le imposte sempre chiuse e la luce elettrica accesa in continuazione a un altro bilocale d’un altro pianterreno nelle vicinanze d’un’altra stazione con le imposte perennemente chiuse, la luce elettrica regolarmente accesa e il canonico rituale di segreteria telefonica, citofono, cellulare, poster di modella nuda alla parete e porta a soffietto che nascondeva la minuscola cucina sempre in disordine. Continua la lettura di La Gigia

I due compari

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di Roberto Bugliani

[Qui si parla del ’68 e di due suoi leader alle prime prove in una città italiana facilmente identificabile per la sua prestigiosa università. Lo si fa attraverso il filtro di due archetipi dell’immaginario letterario nazionale ( e non solo). Con sottile ironia. E la memoria ben solida in Italia della fiaba collodiana agevola l’operazione. Che sotto sotto resta amarognola per l’autore e per noi. Perché a fare le spese degli intrighi dei due loschi personaggi qui messi alla berlina è il Pinocchio-Movimento. Che fu fin troppo fiducioso – lo sappiamo col senno di poi – nella potenza delle operaie «mani callose» e ignaro di quanti forti e diffusi (ovunque) erano ( anzi sono) i comportamenti servili, omertosi e complici coi potenti, su cui la politica “alla Volpe” sa far leva. Specie quando manca il “Lione”. Ma questa sarebbe un’altra storia e si uscirebbe dalla fiaba. (E.A.)]

La Volpe era in realtà un lupo. Aveva il muso, le zampe, il pelo, la coda da lupo. Ma lo sguardo, che è l’avamposto dell’animo, era quello d’una Volpe, una Volpe un po’ particolare, che suppliva alla carenza d’astuzia con una furberia sempre alla ricerca d’espedienti e scappatoie, divenuta proverbiale tra gli iscritti al Partito in cui militava. Continua la lettura di I due compari