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“Dancing Birches. Part 5” (5) + tre nuove poesie di Glen Sorestad

traduzione di Angela D’Ambra

Ecco la quinta e ultima poesia di “Dancing Birches. Part 5” assieme ad altre tre nuove sempre su Hemingway c,he fanno da appendice. Le precedenti le trovate scrivendo in alto a destra (lente d’ingrandimento) il nome dell’autore. [E. A.]

 Finca Vigia[1]
 
  
 His house is now a museum. You can look,
 but you can’t touch – photos, if you wish,
 may be taken from cordoned doorways 
 or through open windows in this home 
 where he and Mary lived, where he wrote, 
 where they entertained movie stars and statesmen. 
 Pilar, his fishing boat, stands weathered,
 high and dry, alongside the swimming pool 
 where Ava Gardner is said to have stroked 
 lengths, adorned with that famous sultry smile, 
 and so the rumour goes, nothing else.
  
  
 Everywhere in Havana that Hemingway
 ate or drank, worked or played, is remembered 
 by fresh generations of those he lived among 
 and loved with a fierce tenderness, people
 who loved him back and love him still – 
 an American hero in a nation blockaded
 by his own people -- this place he came to live in, 
 where he will never die, but be forever Papa,
 a giant among the people who welcomed him,
 who took him into their hearts,
 not the man who also lived in Idaho
 and hunted pheasants, who one day 
 took his shotgun out and wrote the end
 to the story he spent a lifetime telling.
  
  
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Appunti politici (13): “La storia intorno alle foibe” a cura di Nicoletta Bourbaki

Loška Dolina, Slovenia meridionale, il 31 luglio 1942. Soldati italiani fucilano Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec, cinque abitanti del villaggio di Dane presi in ostaggio qualche giorno prima. Nell’Italia degli ultimi anni, un’interpretazione frettolosa e “capovolta” di questa foto ne ha innescato la proliferazione virale in rete e sui giornali, sino a farne l’illustrazione per eccellenza di articoli sulle foibe e le vittime italiane della “violenza slava”.

10 febbraio, Giorno del ricordo. E ricordati di questo e ricordati di quello, ma «senza conoscere la catena di eventi che scatenò reazioni di tal genere, non è possibile dare una chiave di interpretazione corretta a quegli avvenimenti e il Giorno del ricordo, anziché essere un’occasione di riflessione storica, rimarrà esclusivamente uno strumento politico» (Piero Purini). Ascoltate gli storici prima di parlare. Del resto anche se avete una malattia (e l’ignoranza o la dimenticanza metaforicamente un po’ lo sono) vi rivolgete al medico o al primo che passa per strada? In  questo post, come faccio di solito su POLISCRITTURE FB, ho selezionato gli stralci  per me più significativi di  un lavoro encomiabile per la serietà con cui tratta la questione delle foibe. E’ apparso l’anno scorso (10 febbraio 2017)  su “Internazionale” e che potete leggere per intero qui. [E. A.]

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che nessuno mi tocchi la torta pasqualina!

 

 di Angelo Australi

 

 

La schizofrenia del nuovo millennio si percepisce anche dalle nostre abitudini culinarie, perché ormai si può cucinare una peperonata o delle melanzane alla parmigiana in pieno inverno. Una volta nessuno si sarebbe mai immaginato di mangiare cacciagione fuori dai mesi di apertura della caccia, oggi invece si può avere in tavola capriolo, cinghiale e lepre tutto l’anno. Ci lamentiamo se le stagioni non rispettano il loro corso, ma quando invitiamo a cena degli amici magari di novembre, gli cuciniamo un bel risotto di asparagi. Continua la lettura di che nessuno mi tocchi la torta pasqualina!