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Su “Delitto e castigo” di Fëodor M. Dostoevskij

di Giorgio Riolo

Questa nota introduttiva a «Delitto e castigo» di Fëodor M. Dostoevskij è un esempio del lavoro di lettura guidata  di opere di narrativa e di poesia, che Giorgio Riolo svolge  in cicli annuali presso la Libera Università Popolare di Milano. Le conferenze e le discussioni non presuppongono nei partecipanti una formazione specifica o specialistica ma il sincero desiderio di  accostarsi al patrimonio letterario dell’umanità. La lettura  dell’opera di volta in volta  affrontata non mira solo  al piacere e al divertimento, ma diventa momento di formazione etica, culturale e politica dei partecipanti. [E. A.] Continua la lettura di Su “Delitto e castigo” di Fëodor M. Dostoevskij

La curva d’autunno

di Donato Salzarulo

                                      Nella curva d’autunno
                                      c’è chi muore da solo.
                                      Intubato, affamato d'aria,                                           dentro una gabbia di vetro.

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Moltitudine poetante 2004

RIORDINADIARIO.

BILANCIO RETROSPETTIVO DI UN’INCHIESTA NON PUBBLICATA.

di Ennio Abate

Con questa  inchiesta del 2004 sulla “moltitudine poetante” (termine più tardi sostituito da “moltinpoesia”)  cercai di condividere con alcuni amici di Milano  le riflessioni sulla poesia che avevo maturato in anni precedenti nel confronto con Franco Fortini e Giancarlo Majorino. Tema dell’inchiesta: la scrittura di massa (di versi soprattutto), fenomeno che riceveva allora e riceve tuttora condanne moralistiche e snob invece che indagini serie. Il questionario [1] fu preparato  e limato da me, Paolo Rabissi, Lelio Scanavini, Franco Tagliafierro e Adam Vaccaro. Lo inviammo a un centinaio di potenziali interlocutori e, tra dicembre 2003 e giugno 2004,  ci occupammo della raccolta  e sistemazione delle risposte. Ne arrivarono trentuno. Nel 2005 stavamo  per pubblicare  un libro-rendiconto di quel non trascurabile lavoro di gruppo,  ma per le divergenti valutazioni dei risultati dell’inchiesta [2], pur avendo preparato persino una prefazione di compromesso [3], non se ne fece nulla.  E il materiale già pronto rimase in una delle cartelle del mio PC  e forse in quelle degli altri promotori.

Oggi, a distanza di tanti anni, pubblico: – il questionario; – due note (di Franco Tagliafierro e Paolo Rabissi) della discussione interna al gruppo; e la prefazione concordata.  Non – almeno per ora – le pur interessanti e articolare risposte dei 31 interlocutori [4]  che occuperebbero troppo spazio. Continua la lettura di Moltitudine poetante 2004

Un quadro e un manifesto


di Ennio Abate

Ho dipinto questo quadro in Sardegna, a Portoscuso, per la casa di Marinella Usai e Vincenzo Martinelli tra fine luglio e inizi di agosto 2018. Accostando quattro fogli di cartoncino 50 x 70 con fondo dorato, gli unici che ho trovato in una cartoleria del posto. In un primo momento, non avendo a disposizione né pennelli né diluente, ho usato colori ad olio, spremendone alcuni direttamente dai tubetti e spalmandoli a caso su tutta la superficie con una scheggia di cartone. Da qui le striature, che sono evidenti nelle figure che ho intuito/costruito più immediatamente, studiando – come sempre faccio – lo “scarabocchio” iniziale da cui parto: al centro la figura dell’albero; a sinistra quella del guerriero che si slancia in avanti con il ginocchio teso e tronco e braccia piegate all’indietro; a destra quelle vegetali e la figura femminile azzurrina. Continua la lettura di Un quadro e un manifesto

Noi, Negri e dintorni

Le lettere del Tonto 2

di Giulio Toffoli

Un movimento del ’68-’69,  studentesco ed operaio, antiautoritario, innovativo, sano; strumentalizzato prima da presunte avanguardie e poi  rovinato dalla «scelta di scendere sul terreno dello scontro violento» istillata da “cattivi maestri” (in particolare dal  pifferaio magico in  passamontagna Tony Negri)? Questa seconda e lunghissima lettera del Tonto – ma la memoria, anche su questo evento controversa e non condivisa, forse lo richiede –  polemizza direttamente con un mio scritto (qui) e si collega alla riflessione a tre sul ’68  appena iniziata con Rabissi e Romanò (qui). [E. A.]
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Potere, consenso e democrazia (l’inafferrabilità?)

di Federico Bock

Le note che seguono sono l’estratto di un più ampio studio, da me come cittadino recentemente condotto, e che ho fatto pervenire ad Ennio, il quale s’è detto disposto a recepirlo su Poliscritture, in formato, appunto, ridotto.

Eccole.

Non è malata la società, o perlomeno non più di tanto o più di sempre. Continua la lettura di Potere, consenso e democrazia (l’inafferrabilità?)

Risibile apologia del «tema letterario»

di Marco Gaetani

  1. Andrea Gavosto su «La Stampa» del 17 Gennaio scorso commenta la notizia che tra «le nuove linee guida per la prova di italiano nell’esame di terza media» presentate dal Ministero dell’istruzione vi è la proposta di sostituire «il tema letterario» «con tre tipi di prova» alternativi: «una sintesi ragionata degli elementi essenziali di un testo; una narrazione costruita a partire da elementi forniti dal docente […]; l’argomentazione di una o più tesi, magari fra loro contrapposte».[1] Gavosto è il Direttore della Fondazione Agnelli. Il suo curriculum, reperibile in Rete, dice molte cose sul modo in cui uno come lui può pensare all’istruzione, alla scuola. E del resto già il fatto di considerare il «tema letterario» come «da sempre principale cimento per tutti gli studenti» e «uno degli ultimi tabù della nostra scuola» permette di comprendere quanto Gavosto sia realmente esperto di scuola italiana, perlomeno di ciò che oggi ne è rimasto.

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Harrison Bergeron

Introduzione e traduzione di Virginia Arici

 

di Kurt Vonnegut

Nato l’11 novembre del 1922 a Indianapolis, Indiana, Kurt sembrava destinato ad una carriera di scienziato; la sua vita universitaria però finì quando si arruolò nell’esercito per combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre del 1944 si trovò a combattere la battaglia delle Ardenne contro l’esercito tedesco, ma la sua unità fu distrutta e Vonnegut venne fatto prigioniero. Inviato in Germania a Dresda, la Venezia del nord, venne messo a lavorare con altri prigionieri in una fabbrica di sciroppo di malto per donne incinte. Si trovava ancora lì quando la notte del 13 febbraio 1945 gli Alleati bombardarono la città; le esplosioni crearono una colonna di vento con temperature fino a 1400 gradi che consumarono tutto l’ossigeno dell’aria, causando la morte per asfissia di un numero a oggi ancora imprecisato di civili; la stima varia fra 35.000 e 130.000. Vonnegut sopravvisse al bombardamento perché era alloggiato in una cella per la conservazione delle carni vari piani sotto terra.
Dopo la guerra, Vonnegut tornò negli Stati Uniti ancora deciso a diventare uno scienziato, ma la sua proposta di tesi venne respinta dall’Università di Chicago. Trovò allora un impiego presso la General Electric. In questo periodo iniziò anche la sua carriera di scrittore.
Negli anni era cresciuta anche la sua voglia di raccontare la sua esperienza a Dresda, e durante un periodo in cui aveva trovato impiego presso l’Università dello Iowa, si rese conto che il suo essere sopravvissuto al bombardamento non poteva essere raccontato in un modo convenzionale; il risultato fu Mattatoio 5, pubblicato nel 1969. Il libro usa la fantascienza e l’idea del viaggio nel tempo per raccontare gli eventi da lui vissuti, usando come alter ego il personaggio di Billy Pilgrim. Fu questo libro a dare una enorme fama a Vonnegut.
Anche nella breve storia offerta qui sotto l’autore utilizza la fantascienza per immaginare un mondo futuro dove tutti sono uguali, grazie a vari emendamenti della costituzione e a spedizioni punitive da parte degli agenti del potere centrale. Anche in questa storia Vonnegut si schiera con l’individuo contro il sistema, contro la tecnologia e contro qualunque tipo di ideologia con uno stile veloce, caustico e comico insieme, che intrattiene e fa pensare al contempo. Vonnegut muore l’11 aprile del 2007 a Manhattan, New York, all’età di 85 anni. (Virginia Arici) Continua la lettura di Harrison Bergeron

Il Tonto, il referendum e i giovani

Dialogando con il Tonto (17)

 

di Giulio Toffoli

Ritrovo il mio amico, insolitamente affaticato, davanti alla Rotonda.
Entriamo, ci sediamo su una panca, poi a bassa voce gli dico:
“Tonto, come mai non ti sei più fatto sentire?”
“Colpa del referendum” mi risponde.
Lo guardo stupito e allora aggiunge: “Domenica scorsa è stata una giornata piuttosto faticosa, in pratica quasi venti ore e quando sono arrivato a casa ho dovuto smaltire …”.
“Che cosa? – gli chiedo – Forse i risultati …”. Continua la lettura di Il Tonto, il referendum e i giovani

Speriamo arrivi una ben diversa epoca

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di Franco Nova

Quand’ero giovane, avevo ali forti e instancabili,
ma non conoscevo le montagne.
Quando fui vecchio, conobbi le montagne
ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione.
Il genio è saggezza e gioventù.
 

(Edgar Lee Masters, Spoon River)

Quest’autore, di cui saccheggerò ancora il bel libro di poesie, è uno di quelli che mi fanno amare la “Merica”. In effetti, mi sono formato, dai dieci anni in su, al cinema, alla musica leggera e jazz, alla letteratura, di quel paese aborrito per tutt’altri motivi. Poi ho letto, magari con ancora maggiore piacere, i russi, i francesi, Dickens e Oscar Wilde, ecc. Non ho mai però smesso di amare quanto di americano ho appena nominato. E Spoon River è stata la mia passione continua, mon livre de chevet. Continua la lettura di Speriamo arrivi una ben diversa epoca