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Sugli  «inediti 1986- 2016» di Leopoldo Attolico

di Ennio Abate

Ho letto e riletto questi «Inediti 1986- 2016» (qui) con in mente il pensiero che coprono un trentennio di stagnazione e involuzione del Paese in cui viviamo. E li ho poi  riordinati nella lungo una linea che parte dai suoi temi più generali  per giungere a quelli più particolari o locali o intimi. Forzando, dunque, l’ordine  espositivo forse più casuale che l’autore in un primo momento gli ha dato. La mia potrebbe sembrare scelta arbitraria di un lettore tendenzioso. E non la voglio suggerire o imporre a nessuno. Eppure,  così facendo, a me pare di cogliere con più chiarezza che  Attolico, pur nella costanza del tratto lirico-ironico del suo complessivo lavoro poetico,  qui riveli un’oscillazione significativa, perché non è solo sua ma di molti poeti oggi ancora operanti.  Anticipando la mia tesi, a me pare che in questi inediti Attolico si ritiri  nella difesa di un io intimo e della sua autenticità offesa. Lo fa  ironizzando (soprattutto  nei confronti di alcuni letterati di fama, a cui troppo ha guardato) e autoironizzando; ma in alcuni componimenti, che poi indicherò, si toglie il suo abito palazzeschiano  e  svela un  accenno di noi  epico-politico, fondamentalmente cristiano e anticlericale,  che me lo rende fraterno e più vicino ai discorsi sulla poesia esodante, che ho tentato negli ultimi anni. Continua la lettura di Sugli  «inediti 1986- 2016» di Leopoldo Attolico

Il terzo film

di Alessandra Pavani

 

 

       Immaginate una larga cornice rettangolare, come lo schermo di un cinema. Immaginate che sia una finestra spalancata, da cui entrano la luce e l’aria. Non si può chiuderla, altrimenti si morirebbe soffocati, nelle tenebre più fitte, anzi, non si nascerebbe nemmeno. D’altra parte è collocata troppo in alto. Ma a voi che cosa importa? È sempre stata così, a nessuno è mai venuto in mente di arrampicarsi fin lassù per vedere oltre. Tanto non è veramente una finestra. Capita perfino che vi dimentichiate della sua esistenza. Ma poi accade qualcosa. Un giorno commettete un errore. Non un errore qualsiasi, però. Tutti sbagliamo, a questo mondo, e sappiamo che alcuni dei nostri sbagli comportano determinate conseguenze. Ebbene, l’errore che avete appena commesso vi costa un castigo oltremodo bizzarro: in qualche maniera vi portano all’altezza di quella cornice rettangolare, vi incatenano, e vi costringono ad affacciarvi e a guardare per bene al di là della finestra. E lì, sotto i vostri occhi, dispiegata come un’immensa carta geografica, vi appare la vostra mente, il vostro cervello, con tutti i suoi più segreti recessi illuminati senza pietà da un faretto di scena. Immaginate una cosa simile. Non avreste paura di precipitare? Non precipitereste dentro voi stessi? Continua la lettura di Il terzo film

Il felino finale

contessa per racconto mannacio

di Giorgio Mannacio

Un franc, un franc s’il vous plait. Il petulante saltimbanco ci offrì, in cambio, un allegro cartoncino listato a lutto. Con enfasi tutta francese prometteva brividi ed emozioni . A pagamento , si intende. Una cifra modestissima per uno spettacolo come Azhote di Renè de Obaldia. Continua la lettura di Il felino finale