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CANTIERE DI POLISCRITTURE SU F.FORTINI

CANTIERE N.1 2012 SU F. FORTINI (PER IL N.9 DI "POLISCRITTURE")

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A cura di Ennio Abate

FORTINI (1917-1994):  BUONE ROVINE PER ESODANTI VECCHI E GIOVANI

«…‘Vi consiglio di prendere le cose che ho detto e di buttarne via più della metà, ma la parte che resta tenetevela dentro e fatela vostra, trasformatela. Combattete!’ »
(Le rose dell’abisso. Dialoghi sui classici italiani,  Boringhieri, Torino, 2000)

1.

C’è il “Fortini poeta” (titolo dei saggi su di lui scritti da Luca Lenzini). Riproporlo a quanti dopo di lui hanno continuato o cominciato a scrivere poesie. Misurarsi coi suoi versi di una vita, da Foglio di via a Composita solvantur, può essere un primo percorso di lavoro. Farlo liberamente (su  alcuni testi o raccolte ritenute “esemplari” o che parlano alla soggettività del lettore-critico) o in modi mirati (ad es. scegliendo  alcuni suoi testi “difficili”) e vedere come reagiscono di fronte ad essi  i moltinpoesia d’oggi: come interrogano questa sua poesia, come sono interrogati da essa; potrebbe essere interessante tentare degli “esercizi di rifacimento” ( non di imitazione) proprio per misurare vicinanze e distanze.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 30 Agosto 2012 20:36 ) Leggi tutto...
 

Ennio Abate - Ripensando al convegno «Dieci anni senza Fortini (1994-2004)

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1. Rileggendo Lisiàt

Riapro Lisiàt, uno scritto di Fortini del 1975,[1] leggo: Uno sfoglia queste carte [la biografia del partigiano Lisiàt (Athos Iovi) fucilato il 1° settembre 1944] e subito pensa che quella era una vita, così ridotta dal tempo trascorso; e traggo la prima domanda che può valere per gli Atti del convegno senese del 2004.

«Che cosa significa: “ricordano”?» si chiedeva  Fortini,  ponendosi dinanzi all’ombra di Lisiàt dal punto di vista di un noi ancora capace di farsi carico del passato della Resistenza. Diceva di Lisiàt: «è degno di ricordo perché difese la giusta parte». Anche di Fortini si può dire lo stesso. Come Lisiàt,  fu nel suo tempo dalla parte giusta. E il convegno (più esplicitamente in alcuni interventi, come quello di Edoarda Masi o di Cristina Alziati) lo sottolineò riecheggiando l’ultimo «messaggio lasciato da lui vicino alla morte: «proteggete le nostre verità».[2]

Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Settembre 2012 15:51 ) Leggi tutto...
 

Velio Abati - La cartella di Fortini

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Quand’ebbe detto ciò, con li occhi torti

riprese ’l teschio misero co’ denti,

che furo all’osso, come d’un can, forti.

 

Il realismo furente di Dante ha incrinato per qualche terzina il silenzio glaciale della palude. L’orrore indicibile si squaderna ora in un esserci eterno. Il passato non muore e ha annientato di colpo il futuro. Tutto l’universo infernale è infatti un viaggio alle radici della selva dove ’l sol tace, al fermentare d’un passato che divora chi vive. La terzina conclusiva incardina l’incubo nella posa definitivamente animalesca della vittima-carnefice, “occhi torti”, e nella fissità d’una coazione senza fine: “riprese ’l teschio”.

Il lettore sa che l’emersione del rimosso, il vis à vis con il suo carico paralizzante d’angoscia è la costanza di ogni scena espiativa, offerta al pellegrino sotto la mediazione vigile del maestro. Così come pervasivo è l’assillo politico che l’accompagna e che l’artificio del viaggio collocato alla vigilia della catastrofe umana - cioè politica, etica, estetica, filosofica ed esistenziale – dell’esilio, rende incombente, ad ogni passo ravvivata da profezie ora stizzose, ora neutre, ora intenzionalmente consolatorie.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Luglio 2012 10:04 ) Leggi tutto...
 

Antonio Allegra - Negare e conservare l’immediatezza. Fortini e la mediazione di Gramsci.

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Il mio solo modo di essere uguale è di lavorare per esserlo.

F. Fortini

 

Proporvi oggi e qui di discutere di Fortini e di alcuni aspetti della sua lettura di Gramsci significa, a mio avviso, fare i conti non con macerie, ma con strumenti teorici e pratici. Certo, noi oggi non “abbiamo Mosca alle spalle”. Abbiamo movimenti territoriali, “insorgenze” più o meno effimere, rivoluzioni e scioperi generali dietro l’angolo di casa nostra: frammenti di rivolte e movimenti di resistenza a livello mondiale. Viviamo in tempi di crisi sistemica del capitale guidata dal capitale finanziario e di sistematico attacco ai diritti e alle condizioni materiali dei lavoratori. Tempi in cui il rifiuto della politica istituzionale esprime non il rifiuto della politica tout court, ma un nuovo desiderio di immediatezza politica.

Chi scrive ha meno di quarant’anni e legge Fortini da quasi venti, scoperto solo dopo la sua morte. Ad attirarlo sono state le sue parole e i suoi ragionamenti, ma soprattutto la sua tensione verso il comunismo. Una tensione che non era solo istanza morale, ma che ha cercato di incarnarsi e produrre giorno dopo giorno la “negazione determinata”. Il comunismo di Fortini – così almeno lo leggo io – non era un ideale regolativo. Era il tentativo di un intellettuale che si era assunto il compito di una trasformazione “molecolare” – sua (in quanto intellettuale di estrazione piccolo-borghese) e della classe a cui faceva riferimento politico.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Luglio 2012 10:04 ) Leggi tutto...
 

Francesco Briscuso - IL VOLO DEL CHERUBINO DI STUCCO

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‘’Scrivi mi dico, odia
Chi con dolcezza guida al niente
Gli uomini e le donne che con te si accompagnano
E credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
Scrivi anche il tuo nome. Il temporale
E’ sparito con enfasi. La natura
Per imitare le battaglie è troppo debole.  La poesia
Non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi’’
Franco Fortini

Rammento Palermo come una grande nuvola indaco dentro una primavera di orribili piogge sabbiose  e di sghembe folate di libeccio.  Ricordo Palermo –infinita ghirlanda di fiori- come una strada sudicia e in salita, vinta da un traffico convulso di  voci e di ingombri carriaggi, stradelle stipate    di botteghe d’avventurosi verdurai che bollivano  pallidissime fragranti patate e  scarlatti carciofi spinosi dentro grandi calderoni fumanti.  E poi ricordo Palermo –immensa cala di porto- come  la triste prospettiva di un mare imperscrutabile, e di mille chiese colme di statue di meringa.  Firenze – della quale ho da sempre  sicuramente una maggiore  nozione – impallidisce ogni volta che me la figuro nella memoria al confronto, per mio assoluto scorno, nel rimpianto forgiato da una   anonima pianura lombarda o da un Arno colmo di dorate e mobili  carpacce grasse e fangose .

Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Luglio 2012 16:44 ) Leggi tutto...
 
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