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	Commenti a: Fachinelli e/o Fortini? (3)	</title>
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	<description>                             a cura di Ennio Abate</description>
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		Di: Ennio Abate		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 13:10:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dilemma vita/cultura, spontaneità/organizzazione è ricorrente, insistente...
Quello qui simboleggiato dale figure di Fachinelli e Fortini lo si ritrova in tante altre situazioni con altri nomi o figure  a rappresentarlo.
Sto rileggendo gli interventi  fatti alla CONFERENZA DI ROMA SUL COMUNISMO - 18/22 gennaio 2017  e in  una intervista a Balibar trovo:

&quot;Le nostre divergenze più forti sorgono sul tema dell’organizzazione. Io ho affermato che il conatus spinoziano è «transindividuale», Negri ha detto che il suo soggetto è la «moltitudine». Io ne ho tratto la conclusione che in Spinoza – come in Marx e in Lenin, anche se con altri obiettivi – la politica è sempre organizzata, ha bisogno di mediazioni istituzionali; mentre per Negri essa deve mantenere un che di “selvaggio”, nel quadro di un’opposizione radicale tra autonomia e organizzazione. Si tratta di una divergenza politica, ma anche profondamente metafisica: a me interessa più lo Spinoza intellettualista, a lui quello vitalista.&quot;

(https://www.euronomade.info/una-grande-politica-della-transizione-aperta-allimprevisto/)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dilemma vita/cultura, spontaneità/organizzazione è ricorrente, insistente&#8230;<br />
Quello qui simboleggiato dale figure di Fachinelli e Fortini lo si ritrova in tante altre situazioni con altri nomi o figure  a rappresentarlo.<br />
Sto rileggendo gli interventi  fatti alla CONFERENZA DI ROMA SUL COMUNISMO &#8211; 18/22 gennaio 2017  e in  una intervista a Balibar trovo:</p>
<p>&#8220;Le nostre divergenze più forti sorgono sul tema dell’organizzazione. Io ho affermato che il conatus spinoziano è «transindividuale», Negri ha detto che il suo soggetto è la «moltitudine». Io ne ho tratto la conclusione che in Spinoza – come in Marx e in Lenin, anche se con altri obiettivi – la politica è sempre organizzata, ha bisogno di mediazioni istituzionali; mentre per Negri essa deve mantenere un che di “selvaggio”, nel quadro di un’opposizione radicale tra autonomia e organizzazione. Si tratta di una divergenza politica, ma anche profondamente metafisica: a me interessa più lo Spinoza intellettualista, a lui quello vitalista.&#8221;</p>
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