Archivi annuali: 2025

Arminio non è la poesia

di Ennio Abate

Una mia veloce replica al messaggio di Franco Arminio su  la Repubblica  e ai  commenti irridenti (vedi Appendice sotto) che da tempo lo bersagliano sui social.

TORRI DI PLASTICA (NON PIU’ D’AVORIO) E PALUDE

Sì, Franco Arminio è un po’ il Padre Pio della poesia italiana. Eppure, snobbarlo non è giusto e non serve. Bisognerebbe, invece, capire perché il Sud Italia d’oggi produce e apprezza soltanto o soprattutto questo tipo di poesia popolar-banal-religiosa. (Superfluo rimandare a quanto scriveva Marx sulla religione).

P.s.
Ho conosciuto e polemizzato in passato con Arminio attorno al 2010-2012 sul blog letterario Le parole e le cose, quando era ancora così “famoso”, in una fase  ancora “rampante”. Ho cercato anche di spingerlo al confronto con la cultura alta, di ricerca. Invano. E non soltanto per colpa  o sordità sua. E’ che – per ragioni politiche e generazionali –  il rapporto fluido tra alto e basso, tra cultura critica e cultura di massa era già allora un ricordo del passato. Il filo di dialogo tra filosofo e tonto (come diceva Fortini) s’era spezzato. E oggi abbiamo  i suoi frutti marciti:  da una parte alcuni  residui fortilizi dello snobismo di massa (qui), dall’altra la palude dove galleggiano le “merdacce”, come Stefano Azzarà chiama le vittime della “dittatura dell’ignoranza” che sadicamente sbeffeggia (ma inascoltato).

Nota
Il titolo che ho ho scelto per questo intervento (Arminio non è la poesia) allude  a quello, ben più conosciuto,  coniato da Fortini:  “Pasolini non è la poesia “. E mi pare opportuno, pur con tutte le distinzioni necessarie tra Pasolini e Arminio, perché anche Arminio,  come Pasolini,  vive una contraddizione e oscilla, da “romantico”, tra il sacro e il laico, il mistico e il politico, smarrendo sempre più nella gestione compiaciuta e accattivante della sua immagine pubblica  sui social, gli scopi seri e conoscitivi che, malgrado la crisi, altri tipi di poesia ancora  perseguono.

APPENDICE

Sugli equivoci del buonismo di fine Novecento

Sarajevo febbraio 1994. L’hotel Holiday Inn, frequentato dalla stampa internazionale

Colognom. Eventi e documenti (1)

di Ennio Abate

Ripubblico – per ora nell’ordine in cui li rileggo e li recupero – un’antologia degli scritti riferiti alla vita sociale, politica e culturale di Cologno Monzese, dove – come detto – abito dal 1964. Questa lunghissima riflessione – ( e non me ne scuso affatto) – su scrittura e guerra è del 1998.

samizdat colognom
n.5, settembre 1998
foglio semiclandestino di critiche solitarie e stonate Continua la lettura di Sugli equivoci del buonismo di fine Novecento

Natale? E Gaza?

di Ennio Abate

“Non abbiamo più parole per Gaza.” (Paolo Desogus)*

DICIAMOCELA LA VERITA’
Le parole che avevamo (di indignazione, di denuncia contro la stampa asservita a Israele alla UE a Trump o contro Benigni e altri “bolliti”) le hanno/abbiamo spese, sia pur in pochi. E alcuni ancora le spendono, ma invano. Sapevamo e sappiamo che non possono bastare. E neppure basta la “vergogna” (di quanti?). Né basta la denuncia della “la nostra fattuale complicità in quanto cittadini italiani legati a un insieme di organi sovranazionali che fanno affari con lo stato terrorista di Israele, autore del peggiore dei crimini del nostro tempo”, Non bastano neppure le prediche dei Papa.
E allora?
In tempi ormai antichi, Fortini scriveva: “ Certo aveva ragione quel grande scrittore e poeta cinese che negli anni Trenta circa diceva che una canzone battagliera anche di pessima qualità, come possono essere gli inni patriottici, serve benissimo per incitare gli animi, per commuoverli, ma che per battere il nemico – Lu Sun parlava degli ufficiali di artiglieria – è meglio usare i cannoni.” (Intervista a RAI Educational 1993).

Non li abbiamo i cannoni da usare. E siamo condannati a questo moralismo da sconfitti. Diciamocelo. Il comunismo è finito nel buio e alla fine Gaza moribonda non avrà ricevuto da noi che parole e briciole di residua solidarietà (comunque concesse dal nemico).

*

Non abbiamo più parole per Gaza. In parte questo è dovuto al silenzio della stampa, calato dopo la pagliacciata della tregua di Trump, che non solo non ha messo fine al genocidio, ma ha anzi fornito una copertura formale al suo compimento.
Un’altra ragione che ha determinato il silenzio riguarda la limitazione della libertà di parola e pensiero. Non è definita in modo formale. Ma il solo fatto che si discuta di una legge che qualifica la critiche ad Israele come una prova di antisemitismo, insieme a tutta una serie di esclusioni, minacce più o meno esplicite e tanto altro hanno generato un clima di paura e dunque di autocensura.
Il silenzio per Gaza credo sia dovuto anche a un altro motivo. E cioè la vergogna. Continuare a riconoscere il genocidio a Gaza equivale a riconoscere la complicità dei nostri paesi e dunque ad ammettere la nostra ipocrisia politica e culturale.
Ho sentito Benigni qualche giorno fa in tv decantare le lodi dell’Europa e di un nostro presunto primato culturale, civile e democratico. Gaza dimostra che sono tutte sciocchezze e che Benigni è bollito. In Europa e in Italia abbiamo reso i valori della vita umana, della pace e della giustizia dei valori negoziabili anzi commerciabili.
Certo, c’è chi protesta e ha protestato duramente. C’è chi non ci sta. È però impossibile nascondere la nostra fattuale complicità in quanto cittadini italiani legati a un insieme di organi sovranazionali che fanno affari con lo stato terrorista di Israele, autore del peggiore dei crimini del nostro tempo.

 

Di ritorno sul solito treno…

di Annamaria Locatelli



dopo commiati e pianti ricacciati
risospinta lontano
in mare aperto
nella risacca di onde all’indietro…
Sul treno di ritorno,
una volta come tante,
un gran sferragliamento
e il convoglio s’arrestò!
Uno scambio fulmineo? Un guasto?
No!.. Una voce lieve di verità
in lenta carovana di sguardi
serpeggiò.
Nel vagone accanto,
sommessamente,
un uomo
la vita aveva lasciato,
il capo molle reclinato
sulla spalla
dell’ignoto vicino.
Mi prese un sussulto
uno sgomento
per quell’insolito
anonimo destino,
ma infine rallegrai,
forse invidiai
quel cullato trapasso
dal vitale movimento
all’immoto centro
del nido agognato.
Un fiore




Madonna lignea di artista anonimo

Fuori porta
dalla periferia Corvetto,
vuoi con il bus 77 o con la bicicletta,
una mitica matrioska ci aspetta!
Il primo ampio abbraccio
é con la campagna
del parco Sud Milano
agricolo, chiacchierino di acque
prati e tratti boschivi
un incanto!
A sua volta contenitore
di un’antica meraviglia,
l’Abbazia di Chiaravalle,
di laboriosi monaci la dimora secolare!
Il cotto antico di rosso la riveste
e una torre si offre
a fantasmagorica sentinella!
Cara per scampagnate e preghiere
ai devoti con o senza fede!
Scrigno a sua volta
di Storia di ombre e di tesori
conserva capolavori
ma, oltre, una madonna lignea.
Seduta e scalza, come il suo bambinello,
donna contadina della bassa
nei giorni di festa!
Drappeggiata
nello sguardo sfuggente
di un sorriso mesto
nel silenzio di antiche mura
ascolta ascolta ascolta ascolta…

I punti critici (tipping points): clima, impero, AI

di Paolo Di Marco

Ricordo la prima volta che ne parlai pubblicamente, quando ad un seminario alla Facoltà di Architettura del Poli Milano nell’84 raccontai ai colleghi come nasce il caos, facendo il classico esempio del cerchio di difesa del cane: se sei fuori il cane non reagisce, se entri attacca; se sei proprio sul bordo allora il fattore distanza perde importanza e intervengono altri fattori secondari (odore, atteggiamento…). Un fenomeno lineare e prevedibile diventa improvvisamente multifattoriale e caotico, quindi imprevedibile.
Ma vale anche nel verso opposto: se dal bordo entri dentro tutta la complessità scompare, e con essa l’imprevedibilità: il cane attacca.

a) il clima

Questo è quello che succede con i fattori climatici, dove per varie componenti si sono evidenziati i punti critici: quelli oltre i quali inizia una discesa certa ed inarrestabile. Sappiamo che esistono, in parte sappiamo anche dove collocarli nel tempo.
Uno è l’Amoc, di cui ho già parlato (Il mondo, come lo conosciamo, finisce nel 2050, Poliscritture.it, 27/11/2025)
Un altro è il ghiaccio dell’Artico: i fattori del suo scioglimento sono molti, ma una volta sciolto totalmente (ed è qualcosa che oggi si vede solo per qualche giorno l’anno- ma sempre di più) non si riforma più per migliaia di anni; e tutta l’energia solare che i ghiacci polari riflettono verrà assorbita dall’acqua; risultato netto: 2° in più in permanenza; il che fa prevedere a fine secolo 4° in più in media. (vediamo poi se riusciamo a prevedere come questo si combina col raffreddamento atlantico dovuto al collasso dell’Amoc)
Un altro è l’Amazzonia; lungo la strada attuale vi sono due percorsi possibili: nel primo la foresta pluviale (organismo delicato e instabile di per se, con un metabolismo che crea molta della pioggia che torna ad alimentarla) continua la strada attuale di estinzione e passa da assorbitore di CO2 ad emettitore netto; col che aumenta ancora l’effetto serra; l’altro cammino legato all’Amoc vede l’Amazzonia invertire le stagioni (e i due cammini non sono mutuamente esclusivi, nel senso che il risultato finale può essere una combinazione dei due elementi).
E poi vengono gli oceani, finora i maggiori assorbitori di CO2..ma che sono quasi saturi;
e la Groenlandia coi suoi ghiacciai, che mentre nei modelli basati sulle osservazioni satellitari aveva un andamento assai lento, secolare di scioglimento, all’osservazione diretta ha rivelato di essere un gruviera, con fiumi sotterranei che l’erodono dall’interno, e quindi un potenziale elevato di collasso a breve termine.
Di fatto non si parla più di punti critici ma di catene critiche, cascate potremmo dire..
Il loro insieme apparentemente non dà sempre un risultato lineare, come lo scioglimento dell’Artico che riscalda e il blocco dell’Amoc che raffredda; in realtà quello che succede è che man mano i singoli fattori che rendono il clima un sistema complesso -quindi con molte incertezze di previsione- prendono una strada definita, si autonomizzano, e improvvisamente il clima prende un cammino ben definito ed inevitabile.
E il risultato è un pianeta assai diverso da quello sostanzialmente stabile ed accogliente in cui l’umanità ha passato la massima parte del suo tempo.


(C’è un tipo di propaganda, sponsorizzata da petrolieri e affini ma che ha contagiato anche le menti più deboli della ‘sinistra’, che imputa l’onere delle cause, e quindi anche delle risposte, ai comportamenti individuali. È totalmente ingannevole, perché anche i comportamenti individuali sono spinti e forgiati dalle poche mani che controllano le grandi scelte e rimandano quindi ai fondi finanziari /BlackRock, Vanguard…e i loro azionisti di riferimento, ma soprattutto le grandi scelte sulle fonti di energia sono loro. Ed è a loro che vanno chieste, magari non educatamente, le ragioni della svolta fossil-militarista degli ultimi anni.)

b) l’impero americano

Finché ce lo dicevano dei critici dell’impero come Sachs e Mersheimer potevamo pensare che mescolassero realtà e desideri, ma ora che anche un liberale moderato come Krugman, premio Nobel ma soprattutto intelligente. ci dice che è l’inizio della crisi possiamo anche prenderlo sul serio. Il controllo americano sul mondo ha due braccia (di cui abbiamo già parlato in Le armi segrete dell’impero e la sua nemesi, Poliscritture.it. 24/9/24). quella militare e quella finanziaria, col dollaro e lo Swift come strumenti. Ogni scambio che avviene nei più remoti angoli del mondo viene tracciato -e, se a lorsignori sembra il caso- sanzionato, grazie al fatto di essere denominato in dollari e registrato attraverso lo Swift. Ma quest’ultimo anno, grazie alla combinazione della forza e penetrazione crescente della Cina e del fatto che zio Sam aveva tirato troppo la corda, questo meccanismo ha iniziato a scricchiolare: Cina e Russia hanno fatto scambi nelle proprie valute e con una base digitale cinese, sempre Cina e Arabia Saudita hanno scambiato petrolio pagando in yuan. Non è ancora una massa di scambi abbastanza massiccia da mettere in crisi il dominio del dollaro, ma sono i primi scricchiolii che avvertono che il ramo sta cedendo; anche perché una volta aperta la strada molti sono i soggetti pronti a seguire il cammino, a partire dagli altri paesi del Sud e dell’Est del mondo.

c) l’AI

Negli ultimi mesi qualche finanziere, compreso quello che aveva anticipato-guadagnandoci-la crisi del 2008, ha lanciato un grido d’allarme sull’AI, avvertendo che la bolla sta per scoppiare. Qualcuno potrebbe gioire del fatto che finalmente il grande bluff ideologico sia stato smascherato (v. AI, Equivoci e minacce, 29/5/25, Poliscritture-it), ma in realtà il successo dell’AI è largamente indipendente dalla solidità delle sue basi epistemiche. L’AI ha solo cominciato a sostituire molte delle attività ripetitive (e con questo intendiamo quelle che non aggiungono informazioni nuove- nel senso tecnico del termine) sia negli uffici sia nel campo digitale (sul web) ma anche nella produzione (quella già robotizzata). Ed è solo l’inizio, perché, a cascata, sta mostrando -per chi ha ancora occhi per vedere- quanto del lavoro e delle attività quotidiane siano superflue, necessarie in certe fasi alla riproduzione del capitale ma del tutto eliminabili e soprattutto estranee all’uomo.
E potrebbe anche essere, a suo modo, un conto alla rovescia.

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE “POETERIE” (1995- 2000)

PER LEGGERE CLICCA
QUI

Poesie inedite (2)

di Franco Toscani

la zampogna

di giallo
di rosso
si tinge
il verde
del bosco
presto
s’accrescon
l’ombre
vespertine
che suonan
la zampogna
della terra
del cielo
ma tu odi
soltanto
l’umana

cieco
al destino
ignori
la quiete
l’abisso
nell’incavo
del cielo

(monte Armano, settembre 2020)


energia

mi tocchi
ti tocco
le nostre mani
si confondono
sulla pelle
più non v’è
il mio
il tuo…
la verità
muta
del tatto
è lo scambio
la memoria
degli affetti
il dono
della grazia
la culla
della vita effimera
nel gesto
lieve
delle carezze

Piacenza, novembre 2020


un soffio

hai bevuto
ai bei calici
hai sorriso
nell’azzurro
aperto il cuore
ai colori
della vita
ora
una lacrima
ti spunta
vibrare
ancora vorresti
trattenerti
coi tuoi cari
nella dolcezza
del soggiorno
nel lungo studio
ma l’ombra
avanza
un soffio
noi siamo
nell’immenso…

(Piacenza, marzo 2021)



due aquile
volteggiano
alte
sembran giocare
nel mattino sereno
di settembre

come liberi uccelli
noi vorremmo
salire
ma negli averni
troppo a lungo
sostiamo…

(monte Armano, settembre 2021)



maggiociondolo
ti riconosco
arboreo figlio
di montani boschi
rischiari la valle
e adorni
di gemme fiorite…
contemplo
le lunghe distese
tra Zovallo e Tomarlo
nei tuoi penduli fiori
di promessa felice
tra maggio e giugno
mi perdo…
quando soccorre
il tempo mite
una soglia
alla bellezza dischiusa
è l’esistenza…
ma il fiore
presto vizzisce
e s’avanza
al romantico sentire
l’affanno greve
della vita…

(Monte Armano, giugno-agosto 2022)



i giardini di Adone

Adone
di Venere amante
presto strappato
al tuo amore
e trasformato
in fiore
i freschi tuoi giardini
a Venere sacri
in vasi lucenti custoditi
di delizie e profumi ricolmi
rammentan la vita nostra
animata da esile soffio
che vola via
come foglie d’autunno

(monte Armano, luglio-agosto 2022)




colori

radunare vorrei
come un pittore
il bello della vita
i colori
del bosco
che muta
della saggezza
che anima
del corpo
che ama
e patisce…

sino all’addio
serbare vorrei
in me
tutti i colori
del mondo

(monte Armano, settembre 2022)


tenera
indifesa
tra le braccia
abbandonata
t’accarezzo
e quando
al risveglio
la scena
rammento
è un buon inizio
del giorno
l’intenso ricordo
della vita cullata

(Piacenza, marzo 2023)



Eraclito

quando alla baita
crepita
il fuoco
che riscalda
e distrugge
alimenta
e spegne
presto cogli
il senso
del divenire
e trapassare
di tutte le cose
nel calore
che avvolge
nella cenere
che ogni vita
ricopre…

(monte Armano, luglio 2023)


la stella del mattino

vivida come un diamante
la stella del mattino
si leva all’orizzonte
poi danza il sole
tra le foglie
si svelano le cose
in pace il cuore…
la meraviglia
contemplo
del cielo azzurro
e delle nuvole bianche…
lontano è ora
il sordido
del mondo

(Piacenza, novembre 2024)


alla baita

ancora ritorno
nel silenzio
e nella pace
d’un luogo caro
dove vita e morte
intime ritrovo…
vicine le sento
mi raccolgo
nel canto e pensiero
di gioia e dolore…
ascolto
tra gli alberi
la voce del destino
lontano
da fracasso
e stimoli
d’un mondo
superbo
e vano…

(monte Armano, giugno 2025)


Dittatura dell’ignoranza. C’è ma non si vede

di Ennio Abate

Riporto, dalla pagina FB di POLISCRITTURE COLOGNOM, con qualche taglio e adattamenti vari, la riflessione che ho scritto a puntate in quest’ultima settimana,  partendo dall’ipotesi di rifare un’associazione culturale a Cologno Monzese riallacciandosi e aggiornando il lavoro svolto tra 1989 e 1999 dall’Associazione culturale IPSILON. È utile precisare che abito in questa città dal 1964; e che,  da allora, ho sempre osservato e scritto sulla sua vita sociale, politica e culturale; spesso in solitaria o, comunque, in modo indipendente dai discorsi dei partiti (di centro sinistra o centro destra) che l’hanno governata o sono stati all’opposizione. Avendo avuto in tanti decenni prove numerose e chiare della impossibilità di  confronto con i rappresentanti dell’attuale e dei precedenti ceti politici colognesi (tranne singole eccezioni), i lettori e gli interlocutori a cui mi rivolgo sono soprattutto quanti, al momento anche a me ignoti, osservano – indipendentemente dall’età, dalla professione, dalle ideologie, dalla residenza o meno a Cologno Monzese – questa stessa città o le realtà cosiddette periferiche da un punto di vista appassionato ma critico simile al mio. Lascio in corsivo i commenti di Tony Gaeta e di Loredana Manzi , attuale assessora alla cultura del Comune di Cologno Monzese, che mi hanno dato spunti per approfondire il tema.   Continua la lettura di Dittatura dell’ignoranza. C’è ma non si vede

“La Madonna”

Madonnina di marmo, Serre (Salerno, Italia)

di Erminia Passannanti

Mia mamma era la Madonna.
Nel suo sguardo distante e celeste
si perdevano i mondi,

s’addolciva l’infanzia.
Madre di Gesù, eppure anche la mamma
di questa scura, smagrita Maddalena

che le prendeva di nascosto le sottane
dal quel cassetto che sapeva di rosa.
Piccola e tonda, candida,

spaventosa, la Madonnina
raccolta in una nicchia
tra le fronde verde scuro di una curva,

era di pietra,
così sinuosa e liscia.
Di marmo era, e senza alcun rimpianto.

Oxford, 22. 7. 1999

***

Audio con la lettura di  Antonio Angrisano *

 

  • Antonio Angrisano
    (Salerno15 dicembre 1956) è un attore e doppiatore italiano.Figlio dell’attore Franco Angrisano, fa il suo esordio teatrale a otto anni nella commedia Questi fantasmi di Eduardo De Filippo, cui prende parte anche suo padre. Successivamente ha interpretato Giuseppe Marotta nel documentario La Napoli di Marotta e a dieci anni ha partecipato allo sceneggiato in 12 episodi I ragazzi di padre Tobia. A 22 anni ha debuttato nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo in La donna è mobile e La Fortuna di Pulcinella. Molto attivo in radio e televisione, sempre con Eduardo è stato impegnato in commedie televisive quali Il Sindaco del Rione Sanità e Il Contratto. In seguito ha recitato in Incantesimo, Tequila & Bonetti, Crimini bianchi, Distretto di Polizia 8 e 9.  Numerosi  i suoi sceneggiati radiofonici.