2025 Fuga dalla città

di Angela Villa

Gioia di cantare come te, torrente[…]
gioia d’essere nata
soltanto in un mattino di sole
tra le viole
di un pascolo…
[…]*

Intendiamoci, noi e i monti siamo tipo il miele con le acciughe… anche se conoscevo un’amica che ne andava pazza, come si dice… de gustibus.
Le camminate in salita? Mai fatte. Abitiamo in pianura che più pianura non si può. La Pianura Padana. I fine settimana a scoprire sentieri ciottolati? Neanche in sogno. Per noi, la montagna, è un’incognita totale: tipo manuale d’istruzioni Ikea in Svedese. Ma allora che ci facciamo a Pasturo? Semplice, volevamo fuggire dal caldo e dall’aria condizionata. Abbiamo scelto Pasturo perché il paesino è facilmente raggiungibile in auto. Inoltre, ci sono molte iniziative: letture poetiche nella casa di Antonia Pozzi (in suo ricordo, tra l’altro, è stato realizzato un significativo percorso letterario-culturale che si snoda nelle vie del borgo, con pannelli e versi tratti dalle sue poesie), danze popolari, aperitivi da gustare sulla terrazza panoramica che guarda i piani di Bobbio dove un nostro caro amico viene a sciare, d’inverno c’è sempre neve. Quindi in estate si sta freschi.

Il Sentiero Viola: “Facile per Famiglie”

Va beh! siamo qui e non facciamo nemmeno un sentiero? Insisto con gli altri. Dopo un paio di giorni passati a convincere il gruppo e a raccogliere informazioni sui percorsi accessibili, ci siamo lanciati. Abbiamo scelto il percorso per Brunino, quello indicato in viola sulla mappa: “Facile, per famiglie”. Ma non avendo letto la frase in piccolo, scritta con lo stesso carattere delle postille assicurative: “La descrizione dei sentieri è indicativa…”, quello per noi è stato il Monte Bianco in versione ridotta.
Dalla piazzetta Vittorio Veneto di Pasturo (641 m slm) ci siamo avviati, passando sotto il portico della chiesa, un po’ come in processione, qualcuno dopo i primi passi già si è fermato con la scusa di ammirare le casette. Poi via San Calimero, con le sue case di pietra che hanno visto più secoli di noi. Una fontanella, un rapido rifornimento d’acqua per sentirci più escursionisti e via, con una carrareccia che si arrampicava con curve ampie, tipo le montagne russe ma molto più lente e senza il brivido della discesa. Passiamo sotto il portico di una cappella, attraversiamo il ponte del torrente Cariola. Finalmente siamo arrivati, dopo due ore e mezza di cammino, la vista gode della bellezza dei prati di Monteno. Alle spalle molte tappe e diverse discussioni del tipo: “Chi ha scelto questo sentiero e perché…”.
Ci fermiamo per qualche foto ricordo alla cappelletta Regina Pacis (1042 m slm), dedicata agli alpini caduti; qualcuno di noi ha tirato un sospiro di sollievo che si è sentito fino a valle. Lì si incrociavano altri itinerari, ma noi? No, grazie! Noi non li faremo. Già c’era chi si lamentava dei piedi come se avesse fatto la maratona di New York e chi della schiena come se avesse portato a spasso un elefante. Ma poi… la magia! Davanti alla bellezza dei prati e all’imponenza della Grigna, ogni lamento è per incanto cessato. La montagna ha il potere di regalare silenzi.

L’Agriturismo Fantasma e l’Incontro con Luigi

Avevamo letto che a Brunino c’era un agriturismo dove ci si poteva fermare a mangiare. “Perfetto!”, abbiamo pensato, “Finalmente una birra, un panino! (…e poi…)”. Essendo abituati ai ritmi frenetici della città, immaginavamo strutture ricettive sempre aperte, tipo un pronto soccorso per turisti affamati. Invece l’agriturismo era aperto solo il sabato e la domenica e noi eravamo solo a giovedì. Peccato! L’abbiamo ammirato da lontano, in mezzo ai prati, come un miraggio commovente.
Incontrare il signor Luigi è stata la sorpresa più bella di questa passeggiata fra faggi e castagni (anche se lo abbiamo invidiato perché lui era già in loco). Lui e la moglie Caterina abitano in una delle baite. Ci siamo avvicinati, cercando informazioni sull’agriturismo. Luigi è stato agricoltore, adesso viene in questi pascoli solo in primavera ed in estate; ci invita a riposare sulla sua panchina di pietra con vista sul Grignone e la Grignetta. Ci racconta del Pizzo dei Tre Signori, “…che se salite po’ più su si possono fare splendide fotografie”. Ma poi ha visto le nostre facce da vorrei ma non posso e saggiamente ha aggiunto: “Potete tornare anche un altro giorno, non c’è fretta”. Ci ha riempito le borracce ed ha iniziato a raccontare di quando la valle era più popolata, dei contadini andati via a causa delle leggi restrittive (a quanto pare, gli aerei e le fabbriche inquinano meno dei contadini).
Da giovane cantava in un coro: “Conoscete la canzone della Grigna?”. Io, che la canto spesso in classe, ho tirato fuori la voce e così l’abbiamo intonata insieme, a cappella, in mezzo ai monti. Un eco formidabile. Salutandoci ci lascia una perla di saggezza: “Avete visto come siamo stati bene senza conoscerci? Bisognerebbe guardare le persone che ci sono vicine come se le vedessimo per la prima volta, sempre con occhi nuovi, senza rancore.” Con un cenno della mano, ci saluta. La sua mano ha continuato a salutarci fino a che non siamo spariti del tutto oltre la curva. Forse ci ha visti inesperti e un po’ era preoccupato per noi. Ma noi, sia pure nella nostra inesperienza, rispettiamo i luoghi e i loro tempi.
Mentre il tramonto si avvicinava, e il nostro passo lento minacciava di farci cogliere dal buio (non volevamo essere come quei turisti-fenomeni che arrivano e credono di sapere tutto grazie a GPS e app infallibili), abbiamo deciso di tornare indietro senza soste, portando nel cuore l’eco dei sussurri delle cime e la saggezza di chi abita da sempre in questi luoghi. Siamo ignoranti in fatto di sentieri e mulattiere ma una cosa la sappiamo bene: la montagna comanda sempre.

Consiglio di ascolto: La leggenda della Grigna. “Coro alpino lecchese”

*La poesia all’inizio è stata scritta a (Breil) Pasturo il 1932 da Antonia Pozzi

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