Presentazione del libro Sto provando a camminare sui trampoli, di Angelo Australi
di Teresa Paladin
Sto provando a camminare sui trampoli (Società Editrice Fiorentina, marzo 2025), scritto da Angelo Australi ha un’impostazione singolare.
Preoccupato per un’iniziativa diversa dal suo solito, ma pronto a salpare su nuovi territori narrativi, lo scrittore ci presenta una storia scaturita non dalla immaginazione o dal ricordo personale di una sua emozione. Angelo Australi adotta sempre la prima persona, raccontando in realtà la storia di Valerio Pianigiani, coinvolto in una passione travolgente sviluppatasi nel quotidiano e che ha legato paesi e comunità distanti e differenti tra loro, ma che si sono avvicinate grazie al filo della solidarietà. Questo libro è nato come un tributo, un omaggio per l’amico che sull’idea di solidarietà ha costruito uno suo stile di vita. Angelo Australi con questo memoriale ha così costruito un puntuale e incisivo reportage per raccontare la bella e impegnativa esperienza di Valerio Pianigiani in Africa, in particolare nella città di Ebolowa, capitale della camerunense Regione del Sud e del dipartimento di Mvila.
Un lavoro in cui Angelo, stupito soprattutto dalla capacità di Valerio di coinvolgere tante persone in ogni progetto intrapreso, si è divertito e appassionato.
L’ Africa, mondo allo scrittore sconosciuto, con i racconti dettagliati di Valerio e le sue foto prende vita dalla penna di Angelo nei suoi particolari più vitali e colorati, coinvolgendo noi lettori nel fascino di questa avventura che ha visto protagonisti Valerio Pianigiani e via via altre persone da lui coinvolte. Nove viaggi all’oratorio salesiano di Ebolowa fatti tra il 2004 ed il 2022, le raccolte di beneficenza per realizzare la scuola del villaggio di Ngalan, l’allestimento della corrente elettrica, un pozzo scavato per oltre cento metri, pur di trovare l’acqua: vent’anni per portare avanti in Camerun il progetto Amicafrica ideato insieme al Gruppo di Impegno Missionario (GRIM), gruppo nato dagli scout dell’oratorio salesiano di Figline Valdarno. Un’ amicizia di anni quella tra Angelo e Valerio, costruita già con la giovanile militanza politica nel desiderio condiviso di poter incidere concretamente nella vita quotidiana delle persone comuni.
Colpisce la nascita dell’esperienza di volontariato: Valerio, infranto il sogno di fare il sindaco con le primarie perse nell’autunno del 2005, conobbe don Sergio Bugada, che tutti gli anni andava in Camerun, un sacerdote che nel nome di una solidarietà concreta concepiva la fede come un elemento capace di superare ogni divergenza di vedute con chi proveniva dal mondo laico.
A partire dal primo viaggio in Camerun nel 2004, con le preoccupazioni prima della partenza e, arrivati sul posto, la visita al carcere di Ebolowa e al villaggio dei lebbrosi di Ngalan, nelle varie descrizioni tocchiamo con mano la povertà africana. Gli insetti che svolazzano ronzando da tutte le parti, frigoriferi nauseabondi, spaghetti sconditi o quasi, serpenti e vipere serviti come cibo davanti a cui la fame comunque prevale…e momenti intensi come l’immagine del matrimonio al villaggio dei lebbrosi o spettacoli mozzafiato dove è la natura a dare il meglio di sé, come per le cascate Chutes de la Lobé, le cui acque si gettano direttamente nell’Oceano Atlantico.
Indubbiamente la narrazione condotta in prima persona dell’esperienza di Valerio Pianigiani è una scelta narrativa che ci fa sentire con più empatia le difficoltà, le scoperte, la resistenza alla fatica e, alla fine, le conquiste realizzate arrivano a costruire un rapporto più intenso col lettore.
IAngelo Australi ci regala con questo libro un affresco vario in cui la motivazione di salvare la gente dalla povertà attraverso la scuola e la sanità realizza prospettive di profonda promozione sociale ed economica: l’intento culturale della missione, che vede la presenza delle suore, è far studiare i ragazzi per dar loro un futuro, facendo qualcosa di concreto perché siano motivati a rimanere nella loro terra. Ciò rappresenta una spinta religiosa con un progetto di politica sociale che Valerio Pianigiani condivide completamente, perché lui, alieno in Italia dalle frequentazioni liturgiche, percepisce in Africa una religiosità particolare, naturale e semplice, che può scarnificare e ridurre all’essenziale anche le priorità individuali delle proprie aspettative.
L’Africa resta nel cuore: al rientro da ogni viaggio ci si accorge di riportare gli odori di Ebolowa e di tutta la difficoltà che comporta rientrare nel quotidiano del cosiddetto mondo occidentale. Durante la pandemia, con le comunicazioni internazionali interrotte, Valerio sentirà fortissima la nostalgia dell’Africa: il caldo, gli odori, i giochi dei bambini, la sabbia del deserto, rumori e suoni della fitta foresta fluviale di cui è così ricco il Camerun.
Scrivere dunque per raccontare storie vere e solidali: quello che ci regala Angelo Australi è una cronaca densa di fatti e scoperte, emozioni e condivisioni e riccamente corredata di foto in cui, su tutti, brillano i sorrisi dei bambini: ogni immagine ha un correlativo emotivo per il legame con persone e situazioni!
Questo libro è stato concepito da Angelo Australi come un modo per esorcizzare il malessere del contesto sociale attuale attraverso il racconto di idee e progetti concreti che si realizzano in autonomia, a partire dalla gente che si mette in gioco per costruire spazi di socialità e scolarizzazione per chi non ha nulla.
Si tratta dunque di una forma di resistenza al palinsesto delle molte, troppe informazioni che circolano nell’universo mediatico senza arricchire la mente, mentre l’indifferenza serpeggia di fronte alle dinamiche distorte e alle problematiche delle nostre democrazie occidentali.
Intervista allo scrittore:
Cosa si prova a scrivere in prima persona un’esperienza raccontata da un amico? Questo modo di narrare cosa ha rappresentato per te?
È vero, non è stato per niente facile. Con Valerio Pianigiani ci siamo incontrati per alcuni mesi ogni mercoledì sera, lui parlava ed io mi limitavo a trascrivere quei fatti senza ancora avere un’idea sul come costruire il racconto. Si prendeva il caffè e si beveva uno stupendo liquore di mirto fatto da sua moglie, Maria. Di una cosa ero sicuro, essendo un narratore non volevo che ne uscisse un resoconto giornalistico, ma Valerio ha capito e mi ha lasciato libertà di scelta sul taglio e sul tono da dare alla storia di questa sua esemplare esperienza di solidarietà.
Dove nasce questo titolo inconsueto, che ha per sottotitolo Valerio Pianigiani: venti anni di volontariato in Camerun?
Teresa, non ci crederai, ma senza questo titolo non so se sarei riuscito ad assemblare in forma di racconto tutto questo materiale, riuscendo poi a farne una doppia lettura per immagini con le foto che Valerio scatta ad ogni viaggio in Camerun per documento tangibile da presentare ai volontari che lo aiutano dal paese di Figline e Incisa Valdarno su ciò che è stato possibile realizzare con i soldi raccolti durante le iniziative portate avanti l’intero anno. Io avevo tanto materiale in tutti i sensi, mancava però la frase che facesse scattare in me la forza di pensare il racconto. Sto provando a camminare sui trampoli è un messaggio inviato su WhatsApp da Valerio durante il viaggio in Camerun dell’agosto 2023. Grazie a questa frase ho immaginato tutta la bellezza di una persona disposta a provare, disposta a mettersi in gioco in nome della solidarietà verso chi non ha niente. Valerio Pianigiani è così, e grazie a questa regola di vita mi sono reso conto che dietro ad ogni progetto c’era il coinvolgimento di una comunità multigenerazionale e multietnica di centinaia, forse di migliaia di persone coinvolte. In venti anni si poteva immaginare i numeri di un vero e proprio paese che ha vissuto e vive intorno ai vari progetti e momenti di aggregazione.
Oggi si vive in un mondo quotidianamente invaso da immagini di distruzione e violenza: occuparsi delle motivazioni che spingono al volontariato e farne un libro è un’operazione culturale importante e alternativa?
Sì: Credo proprio di sì.
Suore, bambini, carcerati: con questo testo hai potuto condividere persone e percorsi da te lontani ma divenuti vicini: cosa ti ha lasciato scrivere questo libro?
Mi ha lasciato un insegnamento fondamentale per riuscire a trovare il tuo personale motivo del perché stai al mondo. Non tanto perché non sapessi cos’è la vita nel continente africano, la corruzione che immobilizza ogni settore della società e del sistema politico. Ma per vincere l’ipocrisia del saperlo e non far niente è necessario cambiare le cose partendo dal basso, da quello sul quale tu stesso puoi incidere in prima persona. Poi c’è un’altra cosa molto importante che mi ha spinto a scrivere il libro, Valerio Pianigiani dopo le primarie del 2005 nelle quali uscì sconfitto con la candidatura a sindaco di Figline Valdarno, anziché cercare di realizzarsi altrove, ha preferito scendere fino in fondo al pozzo delle proprie delusioni e fare un percorso a ritroso non percorrendo una diversa strada da quella per la quale era sceso. Ecco, qui la sua esperienza tocca un nervo scoperto anche per persone che come me amano non la scrittura, ma la letteratura. Non è importante salvarsi, è necessario invece accettare i propri limiti e difetti. Quanto sono belle e complesse le persone che mostrano i proprio errori, i difetti, i propri limiti. E quanto sono vive, piene di umori, piene di poesia!!!



‘Sto provando a camminare sui trampoli’, un titolo davvero appropriato persando ad una scrittura per altri, dove due persone amiche, (non) necessariamente con due diverse sensibilità, si uniscono, chi narra e chi scrive, per generare una vita altra, come sempre appare l’opera scritta, ambientata nientemene che nel cuore del continente africano, il Camerun,…Un’opera scritta e documentata con molte foto da ammirare e da meditare e un’opera di solidarietà da parte di chi è consapevole di dare e ancor più di ricevere in una missione di sostegno, di pace e di conoscenza reciproca…Dall’Africa colonizzata e sfruttata, penso che ci potranno arrivare molti insegnamenti…Ringrazio Angelo Australi, Valerio Pianigiani, autori diversi, e Teresa Paladin per la bella recensione
Grazie Annamaria, è vero Teresa Paladin ha scritto una bella recensione. … intanto il libro fa la sua strada e il ricavato è devoluto alla comunità di Ngalan, dove si trova in questi giorni Valerio Pianigiani. Si fanno presentazioni, cene sociali, e ci sono tanti giovani, ogni pretesto è buono per allestire una bancherella con il libro in vendita. Ma soprattutto sono giovani quelli che accompagnano il mio amico in Africa. Soprattutto donne.
Ti ringrazio, Annamaria, per il tuo apprezzamento. Questo libro ci ricorda che gli altri fanno parte del nostro cammino umano e soprattutto che prendersi a cuore la loro qualità di vita è un impegno di altissimo profilo civile e di grande soddisfazione morale. Grazie ad Angelo, che ha documentato con precisione emozioni, incontri, progetti e percezioni legati a un’avventura preziosa, spesa nella solidarietà in un continente con un retaggio colonialistico pesante, ma con tanta voglia di rinascere.
Bella recensione di Teresa Paladin. L’autrice ha saputo toccare il profondo dell’esperienza in Camerun di Valerio Pianigiani e dell’esperienza letteraria di Angelo Australi.
In poche parole Teresa ha raccolto, come in un bouquet di colori e di odori, le emozioni e i sentimenti dei protagonisti:
“A partire dal primo viaggio in Camerun nel 2004, con le preoccupazioni prima della partenza e, arrivati sul posto, la visita al carcere di Ebolowa e al villaggio dei lebbrosi di Ngalan, nelle varie descrizioni tocchiamo con mano la povertà africana. Gli insetti che svolazzano ronzando da tutte le parti, frigoriferi nauseabondi, spaghetti sconditi o quasi, serpenti e vipere serviti come cibo davanti a cui la fame comunque prevale…e momenti intensi come l’immagine del matrimonio al villaggio dei lebbrosi o spettacoli mozzafiato dove è la natura a dare il meglio di sé, come per le cascate Chutes de la Lobé, le cui acque si gettano direttamente nell’Oceano Atlantico.”
“L’Africa resta nel cuore: al rientro da ogni viaggio ci si accorge di riportare gli odori di Ebolowa e di tutta la difficoltà che comporta rientrare nel quotidiano del cosiddetto mondo occidentale. Durante la pandemia, con le comunicazioni internazionali interrotte, Valerio sentirà fortissima la nostalgia dell’Africa: il caldo, gli odori, i giochi dei bambini, la sabbia del deserto, rumori e suoni della fitta foresta fluviale di cui è così ricco il Camerun.”
Mi ha colpito molto anche il finale dell’intervista ad Angelo:
“Ecco, qui la sua esperienza tocca un nervo scoperto anche per persone che come me amano non la scrittura, ma la letteratura. Non è importante salvarsi, è necessario invece accettare i propri limiti e difetti. Quanto sono belle e complesse le persone che mostrano i proprio errori, i difetti, i propri limiti. E quanto sono vive, piene di umori, piene di poesia!!!”
Saggezza, di cui in questo momento c’è un bisogno disperato.
Ti ringrazio Daniele (in ritardo per lavori fatti in casa) del tuo bellissimo commento. Hai saputo estrapolare passaggi di intensità e contenuti profondi di cui la scrittura può diventare, quando è letteratura o critica letteraria, espressione.
Mi piace molto la tua ultima osservazione: in un mondo sempre più attraversato da onde di disequilibrio, personale e globale, l’invito a una saggezza autentica, figlia della vita e di esperienze di umanità solidale, è un’ancora possibile per tutti.
Un saluto estivo in attesa di nuovi incontri letetrari.
Teresa
ringrazio tutti voi, Angelo Valerio Teresa Daniele, per queste testimonianze e narrazioni intorno alla realtà di un continente così ‘alternativo’ da molti punti di vista…e per lo spirito di solidarietà che intreccia Nord e Sud del mondo
Grazie a te, Annamaria.
Per spostare un po’ il ragionamento dall’aspetto solidale del nostro libro, confesso che un elemento importante per entrare nella realtà africana con la quale dovevo fare confidenza per trovare scioltezza nel riscontro con il racconto di Valerio, è stato quello di leggere alcuni scrittori di origine africana. Posso anche citarli, perché almeno tre, di diverse generazioni, sono veramente bravi. Il libico Hisham Matar, ed i nigeriani Teju Cole e Chinua Achebe. Sono in qualche modo scrittori che fanno i conti con il loro rapporto con la cultura occidentale. Soprattutto Hisham Matar e Teju Cole provengono da famiglie ambienti del loro paese ma sono nati in America negli anni ‘Settanta, hanno un rapporto conflittuale con il loro paese, ma anche con la nostra cultura. Nel tentativo di costruire un legame con il passato lo spaesamento è totale, ma non sono neanche del tutto (anche se vi partecipano) attratti dalla cultura occidentale. Sono in qualche modo osservatori esterni, capaci di riconoscere anche i limiti del nostro mondo che crede di esprimere nella globalizzazione il solo e unico concetto di sviluppo esistente al mondo. Per quanto riguarda la bellezza, sì è vero, abbiamo inventato i musei per dare valore al bello, ma molto spesso le opere esposte in questi spazi sono decontestualizzate, soprattutto se provengono, come nei casi della cultura africana, dai tremendi massacri perpetrati durante secoli di colonialismo.
“Per spostare un po’ il ragionamento dall’aspetto solidale del nostro libro, confesso che un elemento importante per entrare nella realtà africana con la quale dovevo fare confidenza per trovare scioltezza nel riscontro con il racconto di Valerio, è stato quello di leggere alcuni scrittori di origine africana” (Australi)
Ma non sarebbe il caso – mi permetto un’esortazione agli studi “enciclopedici”, anche se siamo tutti avanti con gli anni – di uscire dalla bolla della letteratura?
Leggo, scegliendo a caso tra i suggerimenti di AI Overview su Google a cui ho chiesto: “Chi conosce l’Africa oggi” :
L’Africa, il secondo continente più grande e popoloso del pianeta, rappresenta un mosaico di culture, economie e politiche uniche. Oggi, l’Africa si trova in una fase cruciale del suo percorso di sviluppo, affrontando sfide e opportunità che ne definiranno il proprio futuro e quello del mondo intero. Questo articolo esplorerà le principali dinamiche sociali, economiche e politiche che caratterizzano il continente africano nel contesto attuale. Etc.
https://www.unife.it/it/unescochair-edu/blog/osservatori-dal-mondo/la-situazione-generale-dellafrica-oggi-un-contesto-complesso-e-dinamico
Ecco, io comincerei da cose così…
… comunque anche Teju Cole comincia da cose così…
Può darsi e andrebbe a loro merito. E, tuttavia, quello che di un epoca così caotica un letterato coglie è, in fondo, poca cosa. La bolla-letteratura sempre bolla resta. Il limite è anche delle altre bolle o saperi, certamente. Ma è meglio saperlo.