Gaza ancora…(1)

ELEGGIAMO IL DOMICILIO A GAZA

Un gesto che può fare chiunque. Eleggiamo il nostro domicilio a Gaza, in un luogo a nostra scelta. Comunichiamo il cambio di domicilio a domiciliatiagaza@primaloro.com. E comunichiamo il nuovo domicilio in tutti i modi che possiamo trovare.
(io da oggi sono domiciliata presso la scuola del REC, il Remedial Education Center, l’associazione grazie alla quale ogni mese tante famiglie ricevono i nostri aiuti: Palestina – Striscia di Gaza – Jabalia Est – Rotatoria di Zammu – Izbat Abd Rabbo)
ELEGGIAMO IL DOMICILIO A GAZA Noi, Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, e molti altri qui sottoscritti Nel senso in cui l’ordinamento prevede una distinzione tra la residenza e il domicilio, quale luogo speciale delle proprie cure, dichiariamo Gaza nostro domicilio elettivo, chi presso la parrocchia della Sacra Famiglia, presa a cannonate dall’esercito israeliano benché rifugio di centinaia di profughi, chi presso l’ospedale Nasser di Kan Younis e le sue incubatrici distrutte, chi presso la Moschea al-Faruk di Rafah, fatta tomba di tutte le fedi, chi presso la vitale Biblioteca di Samir Mansour, chi a Deir al Balah e ai valichi dove si viene uccisi nella ricerca di cibo, sia presso ogni altro aggregato, famiglia o indirizzo, e invitiamo a fare altrettanto tutti coloro che intendono agire perché il mondo resti umano, e tutti insieme provvediamo, come a nostro domicilio, alla ricostruzione di Gaza. A Gaza siamo a un limite estremo del versante crudele del potere, che mette a rischio non solo il popolo oggi votato alla fine, pur se attraverso effimere tregue, ma i popoli di ogni cultura e nazione. Tuttavia da Gaza può venire la salvezza per tutti se il suo martirio susciterà una reazione uguale e contraria a favore della vita, della dignità, della libertà e della riconciliazione della intera comunità umana. Al compito della politica si aggiunge la personale responsabilità di ciascuno. Perciò noi pensiamo che eleggere il domicilio a Gaza significa difendere la nostra casa comune, e idealmente far diventare i figli e abitanti di quella terra numerosi “come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare (Gen. 22,17), così che diventi impossibile per chiunque pensare di sradicarli, di ucciderli, o di trasformarli in servitori di ricchi bagnanti. Il nostro slogan, il nostro motto identitario tra tanti altri da molti condivisi è “lunga vita a Gaza” a cominciare dalla sua ricostruzione, non per speculazione e per profitto, come fanno quanti guadagnano prima sulle armi e poi sugli scempi da queste compiuti, ma perché dovunque sia in atto la rovina, ogni valle di morte sia riempita e ogni monte di sopraffazione e di dominio sia abbassato (Is. 40,4). Se i nuovi domiciliati a Gaza saranno all’inizio centinaia, poi migliaia, poi innumerevoli in ciascuna delle nostre città e poi in tutto il mondo, essi diverranno quella pietra che rotolando dalla montagna sul campo dell’aggressore, ne rovesci le tende così che cadano a terra divelte, come nel sogno biblico narrato nel libro dei Giudici (7,13-14), e venga così annunziata la sconfitta di tutti i poteri indiscriminati e genocidi. Il nome di chi fa questa elezione di domicilio potrà essere comunicato all’indirizzo mail domiciliatiagaza@primaloro.com, e potrà essere liberamente citato da ciascuno col proprio indirizzo su carta da visita o e mail e in qualsiasi altro documento. Nel sito PRIMA LORO sarà pubblicato un elenco dei nuovi domiciliati, a cui tutti possano accedere. L’iniziativa potrà essere perseguita in molteplici forme, private e pubbliche, mediatiche e politiche, autogestite o organizzate in forme collettive, secondo opportunità e fantasia. Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, Domenico Gallo, Alex Zanotelli, Felice Scalia S.J., Claudio Grassi, Nandino Capovilla, Francesco Comina, Sergio Mercanzin, Vito Micunco, Paolo e Rosemarie Bertagnolli , Enrico Peyretti, Raul Mordenti, Agata Cancelliere, Stefania Tuzi,…….. P.S. I destinatari di questa newsletter che aderiscono alla proposta di eleggere domicilio a Gaza, sono pregati, ai fini di dare forza a questa iniziativa, di rilanciare ai propri corrispondenti tale proposta, perché scatenandosi il consenso a questa condivisione ideale delle sofferenze della popolazione palestinese soggetta ad Israele, ne scaturisca una pressione efficace sulla stessa politica del governo israeliano.
“eleggere il domicilio a Gaza significa difendere la nostra casa comune”?

Ma noi non stiamo a Gaza e, pur se eleggessimo in tanti il domicilio a Gaza. non rischieremo di essere bombardati. Non si fermano gli assassini in questi modi.
Capisco le buone intenzioni, ma l’iniziativa mi pare rischi di essere un diversivo dalla tragicità dello scontro in atto. E un autoconsolarsi per l’impotenza politica in cui ci hanno cacciato.

P.s.
Riporto quanto già scritto in un commento sulla pagina di Nicola Lagioia:
“”Bisognerà continuare a protestare, e in forme nuove.”
Ma quali sono le “forme nuove”?
Mi ha appena scritto un’amica: “Non servono a nulla purtroppo le veglie in Piazza Duomo, i digiuni e le manifestazioni. “Chi ha il potere e chi invece non ce l’ha”.
Ha ragione.
Temo che le forme di ribellione “classiche” o “novecentesche” non siano più efficaci di fronte ai nuovi assetti di potere.
Forse ancora c’illudiamo su una possibile continuità con il passato. Bisognerà invece indignarsi (a vuoto) di meno e *cospirare* di più in questa realtà atomizzata e degradata, in cui la sconfitta di tutte le lotte passate ci ha incastrati.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *