Stefano Levi Della Torre
Sintesi dell’intervento tenuto il 3 maggio 2025 all’Assemblea dell’Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam [villaggio di pace, di convivenza ebreo-palestinese tra Gerusalemme e Tel Aviv].
(da “Qol” n. 218 aprile – giugno 2025)
Stralci:
1.
I miei nemici sono – lo dico apertamente, mi prendo le mie responsabilità personali — il fascismo, in Israele, e l’islamismo reazionario. Quindi da un lato il governo Netanyahu (ma anche il senso comune purtroppo diffuso in Israele) e dall’altro Hamas. Questi sono nemici per noi, e lo proclamiamo: non siamo pro Hamas e contro Israele, o per Israele contro Hamas.
È qualcosa che riguarda quello che sta succedendo nel mondo in generale, che io chiamo conflitto di civiltà, un conflitto che attraversa le civiltà.
Fascismo e nazismo erano un conflitto di civiltà interno all’Occidente: adesso siamo di nuovo a un conflitto di civiltà interno all’Occidente. C’è una cosa (almeno dal mio punto di vista) che è inciviltà dentro la stessa civiltà, contro la civiltà.
2.
Prima il colonialismo invadeva il mondo, adesso le immigrazioni invadono l’Occidente. Una inversione di tendenza fondamentale dopo secoli di un’altra impostazione.
3. Il conflitto israeliano-palestinese si trova dentro questa situazione globale. Mi pare che tale inversione dei vettori storici sia quella che favorisce la reazione. La reazione è stimolata dal fatto che ci sono delle tendenze dell’Occidente ad autodifendersi in modo aggressivo.
Si creano barriere e mura per impedire di essere invasi dal mondo. Vogliamo conservare il privilegio che abbiamo accumulato in centinaia di anni. La grande tendenza di destra che ci sta attraversando è alimentata da questa inversione di vettori nel quadro generale della storia in corso. Presento delle semplificazioni, ma sono quelle che mi orientano.
4. Perché la reazione sta prevalendo? Perché è una corrente molto potente in tutto l’Occidente? Trump è venuto a coronare questa tendenza. Con questo strano effetto, che Trump non è più all’altezza dell’America imperiale. L’impero è una cosa molto seria: non è soltanto prepotenza, è anche egemonia culturale. Ora, Trump sta distruggendo le università americane. Il suo great again è una riduzione dell’America a un nazionalismo aggressivo, non alle grandiosità feroci, ma anche grandiose, che contraddistinguono un impero.
5. L’impero è qualcosa la cui egemonia culturale giunge fino a noi. Invece il Trumpismo è di una meschinità strabiliante, che riduce l’America alla meschinità di un nazionalismo prepotente.
Tutte queste tendenze aiutano a precipitare in una sconfitta storica che sarà grandissima. Naturalmente produce stermini, orrori giganteschi, ma fondamentalmente è una caduta.
Questo il quadro in cui anche Neve Shalom si sta collocando. E questo libro testimonia una cosa molto interessante: come elaborare la catastrofe adesso in corso? Ci si abbandona alla corrente o le si resiste? Sono molto interessanti le elaborazioni nel corso della catastrofe. È uno dei compiti che Neve Shalom (questo libro lo testimonia) sta svolgendo.
Nella situazione attuale le vie sono sostanzialmente due: o aumentare gli antagonismi etnico-nazionalistici, oppure cercare di ridurli. Questa è l’alternativa, concettualmente molto semplice, fattivamente molto difficile.
6.
Tento di elaborare questa tesi: è più facile avere rapporti con il nemico che non con le proprie vittime. Avere un rapporto con le proprie vittime è una difficoltà gigantesca, perché con il nemico tu non hai debiti: hai solo crediti. Quella persona mi minaccia e io la combatto. Invece, con la propria vittima è più complicato, perché hai un debito nei suoi confronti. E tale situazione va risolta.
Ho litigato con molti israeliani. Il desiderio spasmodico di innocenza, quindi il desiderio di non riconoscere debiti, di non riconoscere le proprie vittime, è enorme e deformante. Perché? Riconoscere i palestinesi come le proprie vittime vuol dire far vacillare un bisogno assoluto che c’è in Israele, ovvero la legittimità di Israele.
Questa è la difficoltà “psicosomatica” che tormenta, a mio avviso, la visione normale degli israeliani. Purtroppo, alla base della possibilità di pace, c’è una difficoltà gigantesca: riconoscere una cosa molto elementare, ovvero che la nascita di Israele, se pure è stata una necessità, ha il debito di avere sottratto terra ai palestinesi.
Pertanto l’elaborazione deve essere quella di accettare di avere tale debito, ma accettare di avere tale debito vuol dire che non c’è più l’innocenza, e se non c’è l’innocenza non c’è la legittimità, e via di seguito. È un tema da elaborare, di grandissima difficoltà.
7. Il vittimismo è una potenza storica gigantesca. Tutta la destra del mondo ha nel vittimismo la sua anima. Persino Trump dice: «L’Europa ci sfrutta. Siamo vittime dell’Europa». Diceva l’antisemitismo nazista: «Gli ebrei ci perseguitano. E siccome perseguitano il mondo, noi siamo gli eroi che liberano il mondo dalla persecuzione ebraica». In Israele abbiamo avuto uno scontro, di anni ormai, su come declinare la memoria della Shoah, che si può declinare in modi esattamente opposti. O è un rafforzamento del vittimismo nazionalistico, o è un carico di responsabilità universalistica.
Queste sono le due vie antagonistiche di come si elabora la memoria. Si tratta di uno scontro di vecchia data, ma adesso particolarmente intenso.
O lo declini sul fatto che, siccome sei stato vittima di genocidio, puoi fare tutto quel che vuoi perché le vittime sono protette dall’essere state vittime estreme ed emblematiche.
Oppure dici: «No, essendo stato vittima di genocidio, ho delle responsabilità universali verso tutta l’umanità, e anche verso chi è stato vittima dello stesso trattamento. Verso tutti».
8. Se noi testimoniamo che gli ebrei non sono affatto un blocco unico, ma sono spaccati (come è giusto che siano) aiutiamo tali persone, portiamo un certo conforto a quelli che potevano pensare: «Mi affiorano sentimenti antiebraici che non vorrei affiorassero».
Affiorano anche in me, gli stessi sentimenti, e ritengo che il nostro atteggiamento, che si schiera sui valori, sia essenziale per dare un contributo contro l’antisemitismo. Si giudica quello che sta avvenendo, senza avere tanti sensi di colpa e pregiudizi, per cui la lucidità dice i fatti, nomina quelli che sono i fatti. Questa è, più o meno, la nostra impostazione.
Neve Shalom mi sembra (come molti di noi, come tante organizzazioni che si impegnano) una barchetta in questi vortici della storia. La disperazione di chi cerca di mantenere la speranza.
Però è sempre stato compito di gente, inizialmente in minoranza, mantenere i semi nell’inverno. Lo è stato anche nella Resistenza italiana. Gli antifascisti che hanno formato i valori della democrazia e della Costituzione, erano sparuti, finché
9.
Nel libro Respirare il futuro non ho trovato tracce di vittimismo. E questo è molto bene. Il vittimismo lasciamolo ai reazionari. Per chiarire questo concetto, ricorro alla fiaba del lupo e dell’agnello: l’agnello è vittima e il lupo è vittimista, perché si lamenta che l’agnello gli intorbida le acque. Se seguiamo le orme del vittimista, troviamo un persecutore. Questo è garantito. Chi vuole trovare un persecutore, segua le tracce del vittimista e lo troverà.
Vittorio Foa, dirigente della sinistra, dell’antifascismo, fu in prigione molti anni sotto il fascismo. Diceva: «Mi dicono che sono stato vittima, perseguitato dal fascismo. Ma la realtà era un’altra: ero io che perseguitavo il fascismo». Il fascismo si sentiva vittima degli antifascisti.
Il nostro compito attuale è quello di perseguitare il fascismo. È chiarissimo come compito, ma sul come si fa, ciascuno di noi deve trovare e troverà le vie. Ci sono vie in cui si sostengono valori, si intrecciano relazioni, si fanno combattimenti, dove necessario. Quindi dobbiamo essere persecutori di fascismo. Questa di Vittorio Foa mi pare sia una buona indicazione.
La seconda cosa è una lezione contro il razzismo. Nell’ultima pagina dei Sommersi e salvati di Primo Levi c’è un passaggio paradossale. L’autore dice: mi rifiuto di chiamare aguzzini i funzionari del lager. In realtà erano gente come noi, con la nostra stessa faccia, solo che erano stati male educati. Questo è un avvertimento antirazzista: quando pensiamo che i nazisti siano una razza diversa da noi attiviamo lo stesso meccanismo del razzismo. Invece avevano la nostra stessa faccia. L’autorità di Primo Levi ci dice: non cercate di rifugiarvi pensando che voi siete assolutamente alieni dal diventare come i nazisti. Nessuno di noi è alieno dal poterlo diventare. Sono esseri umani. Gli esseri umani possono degenerare per entusiasmo ideologico, conformismo, passività, bisogno di un posto di lavoro… Non pensate – ci avverte Primo Levi – di essere esenti. Nessuno di noi è esente dal massimo orrore. Possiamo essere coinvolti, e magari senza accorgercene stiamo collaborando all’orrore con la passività, l’adesione.
* da https://www.facebook.com/paola.cavallari.37/posts/pfbid04a1gc6AGJXkP6rXG9szyzBpuzYJefyaQFSUcE6x7a32ehh92Dc7S8CpNoV5ybRqEl #conflitto israeliano-palestinese

Stefano Levi conferma di essere ancora una delle poche teste pensanti che affrontano il problema di Israele. Generalizza un pò troppo, e così facendo dimentica il ruolo di portaaerei americana di Israele in NordAfrica, che è come al solito l’elefante nella stanza.
Ma per il resto le sue considerazioni sono lucide e precise.