vecchia madre fanciulla (2)

di Ennio Abate

In memoria di R. B.

di mattino presto solitaria fumavo
sulla panchina della piazzetta a Praly
e poi passeggiammo lungo il torrente
su sentieri morbidi di pioggia
parlammo di anni passati di dolori
rappresi di pianti ormai asciugati
nei barattoli delle nostre memorie

un sasso una radice sollevata uno
spuntone di roccia – ad intervalli
i rumori da case ancora addormentate

*
chi ero (se ero) cosa di me rimarrà
quale ricordo o gesto resta nel cesto?

*
sì sì strana infelice quella un po’ diversa
inadeguata ingannata fasciata ingessata
agghindata con stracci da mercatino psicanalitico
maschera amuleto portafortuna condannata
a raccontare nel danno in vergogna
il senso di colpa numero uno due tre
tolto il velo da parole e banalità

*
freddo alone di eventi! frizionarli dovevo,
suscitarvi la piccola febbre della coscienza,
scaldarli alla sua lampada amorosa?

*
cugina psicoanalisi, papà analista
mie stampelle non lasciatemi a
zoppicare dinanzi a incubi adulti
sostenete il viaggio nell’aldilà
della mia anima in frantumi
riportatela qua dove siete o apparite

la volevo bella, capite, mite scolara
non impacciata impresentabile acrobata
sulle sbarre gelate del mio diario
con tutto il dolore simulato e sofferto
fra ombre lacerazioni e rossori

*
calco di petrosa divinità fui bambina
in una vita di tetra morte fui compressa
nel corpo – s’appesantiva si sfaldava –
figlia bastarda preda di figli inesistenti
estratta all’ultimo momento dal frigo
della Grande Madre Macellaia
percossa tagliuzzata per cibare
– casalingo spezzatino – la famiglia
il marito i figli gli scolari delle elementari
gli altri – temuti stranieri inamabili specchi
ruvidi panni tamponanti i miei mestrui d’angoscia
scaldamuscoli del mio essere ansiosa
falle nella ideale cisterna amorosa

*
e come fece il mio io di mai amata
il mio io-non-io o io-mai quasi-mio
io di mamma mia io ciste in figli-miei
e non-miei io condannato a gara atroce
con scolari-miei-non-miei a sognare
gravidanze a figliare a recitare
da sposa da madre da amante?

(1996 – 2025)

*in copertina: Francesco Messina, Ritratti della moglie Bianca (terrecotte policrome e marmo policromo)


11 pensieri su “vecchia madre fanciulla (2)

  1. Esito nullificante (“il mio io-non-io o io-mai quasi-mio”) per questa vecchia madre fanciulla, non per caso scritto da un uomo. Come se il femminismo (da più di 50 anni, ormai) non si fosse appropriato delle donne (dell’immaginario delle…): madri/non madri, fanciulle o vecchie… liberando per le donne il loro destino, la loro affermazione. Così come appare in tutto il mondo: donne fasciste e piddine, scienziate e artiste, donne madri e solitarie, che importa a noi? Protagoniste del mondo, tanto è. Il vecchio vostro immaginario, ve lo lasciamo volentieri!

  2. ‘…che importa a noi?’ Donne ‘protagoniste del mondo’ Con ciò non è affatto scontato che sia stato da noi superato il vincolo capitalistico-patriarcale

    1. Qual è il “vincolo capitalistico-patriarcale”? Credo di aver bisogno di una lezione, se ha tempo e voglia naturalmente.

    2. In effetti le donne stanno dentro qualunque tipo di società, ma sono “a parte”. Riguarda loro la gestione emotiva dei figli, il sostegno dei mariti, il desiderio di protagonismo sociale, artistico, finanziario. Non è forse così, da sempre?

      1. Sì.
        In effetti io speravo lei potesse indicarmi qualche articolo o libro o intervento… Ho idea di cosa sia “patriarcato” e ho idea di cosa sia “capitalismo”, ma non so nulla sulla relazione tra le due strutture. E le mie letture in merito sono ferme alla “Ontologia della differenza”.

        1. …non sono assolutamente in grado di dare lezioni, ho solo in parte letto o assistito nel tempo a dibattitti su alcuni pensieri del femminismo che mi hanno in qualche modo coinvolto, ciascuno facendo come sempre riferimento ad esperienze personali o anche non…Mi riferisco agli scritti di Lea Melandri: ‘Come nasce il sogno d’amore’ e ‘Amore e violenza’, in cui si indaga sulle dinamiche di potere nei rapporti affettivi e come una madre trdizionale, all’ombra e spesso frustrata nei rigidi ruoli assegnati alla donna nell’ambito familiare, proietti nel figlio, o anche nella figlia, ambizioni di potere e di successo nell’attuale società patriarcale, competitiva, di fruttamento per le ricchezze, tecnologica e armata, così perpetuandola . Una madre a sua volta vittima certamente…dove l’uomo nel tempo ha dettato le regole. Oggi noi molto piu`consapevoli non cerchiamo forzatamente il modello della donna di successo, quella che ha fatto carriera, ma quella che, dovunque si trovi, porti avanti il discorso dei diritti e quello di un momdo nuovo…A proposito l’ultimo titolo che mi è giunto, di cui ho letto recensioni e commenti, ma non ho ancora potuto leggerlo, è :’Etiche eccentriche’ di Barbara Mapelli e Micaela Castiglioni…Mi interessa anche perchè riport, a commento, voci maschili di uomini appartenenti ad associazioni che hanno a cuore il confronto e il dibattito su questo tema, avendone anche loro scritto…Ho avuto la fortuna di ascoltarli durante incontri online alla LUD…si mettono parecchio in gioco

  3. @ Fischer

    “Così come appare in tutto il mondo: donne fasciste e piddine, scienziate e artiste, donne madri e solitarie, che importa a noi? Protagoniste del mondo, tanto è. Il vecchio vostro immaginario, ve lo lasciamo volentieri!”

    Più “protagoniste del mondo” molte donne rispetto al passato, sì; ma, in generale, la condizione delle donne non è molto cambiata e soprattutto le “protagoniste” per lo più si sono adattate al modo di produzione del Capitale, più distruttivo che mai.

    P.s.
    E lasciamo perdere quel femministico ma destrorso ” non per caso scritto da un uomo”.

    1. Il “non per caso” riguarda il binomio vecchia/fanciulla. E le donne normalmente adulte dove sono? Destrorsa è quella scelta, non il mio discorso.
      Quanto al fatto che le protagoniste si sono adattate (i maschi, invece?) al modo di produzione capitalistico: che ti aspettavi, che le donne in quanto protagoniste sarebbero state capaci di rovesciarlo?

  4. @ Fischer

    1. “Esito nullificante (“il mio io-non-io o io-mai quasi-mio”) per questa vecchia madre fanciulla, non per caso scritto da un uomo.” (Fischer)

    Vedi che il “non per caso” è seguito da “scritto da un uomo”. E chi legge legittimamente può intendere così: ‘sto discorsetto in versi su vecchia madre fanciulla ha un “esito nullificante” perché l’ha scritto “un uomo”.

    2. Non capisco cosa vuoi dire con queste due frasi: – “E le donne normalmente adulte dove sono?”; – “Destrorsa è quella scelta, non il mio discorso”.

    3. Mai pensato che il femminismo volesse o potesse “rovesciare” ciò che non vedeva e non vede: il modo di produzione capitalistico. Per aver teorizzato la priorità assoluta della lotta tra uomo e donna al posto della lotta di classe, è stato cieco o indifferente – specialmente nelle sue frange sociali medio-alte e escludendo alcune singole autrici (ad es. Federici, Alisa Del Re) – al capovolgimento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro avvenuto dagli anni Settanta in poi. Per questo – e sempre con poche eccezioni – ha accettato ed esaltato gioiosamente il protagonismo “liberal” di poche donne.

    1. 1) “suppongo” che agli uomini non piaccia troppo relazionarsi con donne adulte quali loro stessi sono, ma preferiscano “immaginare” un femminile materno/filiale.
      2) la donna adulta non la leggo nel tuo testo (sarà mancanza solo mia…)
      3) no, non è stato cieco e indifferente, ecc., ma nell’oppressione classista NON SI PUO’ evitare di vedere anche la prevalenza sociale e politica maschile rispetto a quella femminile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *