Su due poesie di Ennio Abate


di Erminia Passannanti

Nel poemetto vecchia madre fanciulla 1, inscritto in un mondo disgregato, sospeso tra dimensione mitica e urbana, cosmologica e metropolitana, si configura una figura di Madre universale. La donna narrata in versi incarna il paradosso della vita: progenitrice del mondo abitato grazie alla funzione procreativa ed educativa; e al contempo soggetto travolto, offeso, sfruttato. La tensione tra queste polarità conferisce al testo una densità emotiva e simbolica che rimanda a una lirica meditativa, come nei versi:

l’ignoto tuo s’assopirà nella bianca mia esistenza
assieme alla moltitudine degli altri ignoti
gli oscuri dormienti in sogni di guerra…


I registri espressivi si alternano, la polisemia dei generi è evidente: la crudeltà urbana, la guerra sotterranea ed eterna, suggeriscono echi punk-goth, mentre il linguaggio mitico e la dimensione arcaica costituiscono il fondamento poetico del testo. La brutalità, volutamente antilirica, denuncia una violenza strutturale nei confronti del femminile, e insieme interroga il mistero della donna come creatrice e vittima della vita che genera.
La prospettiva non è dichiaratamente femminista: la figura maschile che osserva non si piega all’alterità costituita dalla donna, perché tra le righe se ne dice, in qualche misura, traumatizzato, eppure il centro tematico rimane la condizione offesa e abusata dell’essere femminile, il paradosso della vita che si rivolta contro colei che la produce, l’oscillazione tra venerazione e violenza, tra sacralità e mondanità. In sintesi, questo poemetto è comunque una denuncia del paradosso dell’essere donna a questo mondo, dove la maternità, l’esperienza della cura dell’ ”Altro da sé” e la vulnerabilità della biografia personale convivono in una tensione che genera visioni simboliche e tragiche, sospese tra forza e sofferenza, memoria e desiderio, tra dura realtà quotidiana e condivisa memoria arcaica.

Nella seconda poesia vecchia madre fanciulla 2, dedicata a un’amica conosciuta attraverso i suoi scritti, il registro richiama inizialmente atmosfere francesizzanti, à la Nouvelle Vague, in dialogo con la tradizione psicoanalitica sveviana. Il titolo “vecchia madre fanciulla” è già di per sé un ossimoro, e ingloba una densità simbolica e psicologica. “vecchia” e “fanciulla” evocano due poli opposti dell’esistenza femminile: da un lato l’esperienza, la maturità, la memoria e la saggezza accumulate con l’età; dall’altro, l’innocenza, la vulnerabilità, la vivacità e la promessa della giovinezza. La combinazione suggerisce una donna che porta dentro di sé entrambe queste dimensioni, oscillando tra la conoscenza del dolore e la capacità di stupore.
L’analisi psicologica dei personaggi femminili si intreccia a un realismo quasi brechtiano: la donna viene rappresentata nella contraddizione costitutiva della propria esistenza, oscillante tra fragilità e forza, memoria e collocazione mitico-simbolica, in una realtà urbana distopica che la riduce a eco della Giovanna Dark di Santa Giovanna dei Macelli, abusata dalla logica del potere capitalistico. Come in Brecht, la figura della santa tragica diventa metafora della tensione tra intenzioni morali e forze oppressive, tra volontà di bene e realtà corrodente:

io/ la strana/ la vecchia madre fanciulla
la felice infelice benestante
alla quale per secoli consegnaste
il diverso incombente nell’oscurità di tutti
l’inadeguata al profitto
dallo specchio maschile ingannata/ eppure sottile ingannatrice
spesso per colpi di storia violata o ingessata
altera e agghindata anche negli stracci
condannata a raccontare tuttavia del mondo il danno e la vergogna
maschera di ribellioni e icona amuleto dei falsi civilizzati
ancora m’offro
dal frigo del Grande Macello Imperiale estraendomi
e percossa e tagliuzzata
casalingo spezzatino mi faccio
per cibare i più ignoti ignorati ignoranti
gli stranieri lavoranti
servi dell’umanità che domina e si coltiva/ s’espande e colpisce
proprio loro/ i temuti/ inamabili specchi
indispensabili alla opulenza (…)

L’analisi delle due poesie mette in luce un nodo cruciale del rapporto tra i due generi (procreativi e relazionali nel senso tradizionale della “coppia”): molte donne cercano erroneamente nell’uomo ciò che la società ha già loro negato, generando in loro i presupposti illusori per futuri fallimenti e frustrazioni. Anche la maternità, quando motivata da tale illusione, può trasformarsi in una scelta a rischio volta a realizzare un equilibrio che non si conseguirà mai con assoluta certezza all’interno di questa “coppia” formata in situazioni regolate da leggi sancite e convenzioni.
Fino a quando autonomia economica e libero arbitrio rimangono idealità irraggiungibili, la narrazione femminile di auto-accettazione resta un progetto in sospeso. La condizione femminile, come osserva Carol J. Adams, si intreccia a una cultura patriarcale che perpetua un “sacrificio silenzioso”; il femminismo contemporaneo deve ritrovare concretezza, radicalità e solidarietà, intervenendo nella quotidianità delle donne, nei tribunali, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni sociali. La poesia, qui, diventa strumento di riflessione critica sulla condizione del femminile, sul paradosso della maternità e sulla tensione tra eros e potere.

(Oxford, 21 agosto 2025)

1 pensiero su “Su due poesie di Ennio Abate

  1. Una poesia complessa,metafore nascoste da scoprire, potrei dire in alcuni punti : ermetica
    Da leggere e gustare piano come un vino “da meditazione”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *