Poi ci sono non meglio precisate “nuove minacce” che crescono.
L’insieme di questi tre vettori induce un periodo di “turbolenza e cambiamento”.
Ora, la proposta è che in tempi difficili si moltiplichi l’impegno per fare prevalere la tendenza al Wángdào. Quindi “avanzare nella logica del progresso storico e nello svilupparci secondo la tendenza dei tempi”.
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Questo è lo schema nel quale propone un’iniziativa di governance globale, orientata alla “comunità con un futuro condiviso per l’umanità”, fatta di cinque azioni:
1- sostenere l’uguaglianza sovrana, quindi la “democratizzazione delle relazioni internazionali”,
2- rispettare lo stato di diritto internazionale, quindi astenersi da doppi standard e dall’imporre le “regole interne” di alcuni Paesi agli altri,
3- praticare il multilateralismo, quindi opporsi all’unilateralismo e sostenere le Nazioni Unite,
4- promuovere un approccio incentrato sulle persone, quindi colmare meglio il divario di sviluppo tra Nord e Sud e salvaguardare meglio gli interessi comuni,
5- concentrarsi sull’orientamento all’azione, quindi “pianificazione sistematica e a un progresso complessivo, coordinare le azioni globali, mobilitare pienamente le risorse di tutte le parti, creare risultati più visibili ed evitare ritardi e frammentazione nella governance attraverso una cooperazione pragmatica”.
Nel discorso sono state anche annunciate tre Piattaforme di Cooperazione tra la Cina e lo Sco: per l’energia, le industrie verdi e l’economia digitale.
Tre centri di cooperazione; per l’innovazione scientifica, l’istruzione superiore e la formazione professionale.
Tre Forum: quello dei partito politici, dello sviluppo verde e sostenibile, quello della medicina tradizionale.
Infine la Cina ha invitato a partecipare alla costruzione della Stazione Internazionale di Ricerca Lunare.
Lo Sco deve, nella visione proposta, “promuovere valori condivisi per tutta l’umanità”, consentire il “fiorire di civiltà diverse”, scambi ed apprendimento reciproco tra civiltà, “scrivendo un brillante capitolo di coesistenza pacifica e armoniosa tra paesi con storie e culture, sistemi sociali e fasi di sviluppo diversi”.
Nella conclusione, ha citato un proverbio cinese, “Se tieni l’elefante, il mondo ti seguirà”. Detto tratto dal Tao Te Ching (道德经) attribuito a Lao Tzu, cap. 35.
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Se si vuole tentare una sintesi, si potrebbe sottolineare le seguenti cose:
– quello di Xi Jimping è un modello compiuto e non liberale. La Cina propone una alternativa al modello logico e politico del liberalismo occidentale completa, compiuta e coerente, con una sua logica e una sua, distinta, pretesa di validità;
– legittima come attori paritari e oggetto e soggetto della democrazia, che rivendica con forza, non i “popoli”, o i “cittadini”, quanto gli Stati;
– Nel linguaggio politico occidentale, il “popolo” è un soggetto sovrano, la fonte della legittimità politica. Lo Stato agisce in suo nome. Nel modello che emerge dal discorso di Xi, le “persone” sono i beneficiari dell’azione di uno Stato la cui legittimità non deriva dal consenso espresso tramite procedure democratiche, ma dalla sua capacità di garantire sviluppo, stabilità e benessere.
– va compreso che questo diverso modello non può semplicemente essere tacciato di “autoritarismo” e “paternalismo”, proiettando categorie tratte dalla nostra storia e dalla nostra cultura, ma, entro i termini della cultura cinese (confuciana e sinomarxista), è coerente con un modello di “legittimità performativa”. Qui lo Stato è legittimo perché fa, perché produce risultati tangibili. È un patto sociale diverso, basato sui risultati materiali piuttosto che sul processo politico.
– questa diversa forma di legittimazione si ancora alla centralità di concetti come l'”armonia sociale” e la priorità al benessere collettivo sulla libertà individuale.
Questa differenza di grammatiche politiche è al centro della sfida e della proposta di “coesistenza pacifica e armoniosa tra paesi con storie e culture, sistemi sociali e fasi di sviluppo diversi”.
Il brano del Tao Te Ching (道德经) dice che se si segue il Tao (la Via, che qui si rappresenta con l’elefante), o la ‘Grande Forma’ (in altre traduzioni del medesimo passo) sarà seguito dal mondo. Dunque sta dicendo che ancorandosi al Wángdào la via proposta dalla Cina sarà seguita perché spontaneamente gli altri paesi (sovrani come detto), seguiranno la correttezza morale storica. Un’idea molto cinese.
IERI…
“Ogni pagina grida: bada che quel che hai pensato non è vero,che per quanto ci si dibatta si è privilegiati o negati. Ma non è il grido d’un moralista. Bensì di chi ha conosciuto in sé e negli altri il dolore del tentativo di uscita da sé, di ricomposizione morale dei conati di rivoluzionamento. E’ stato osservato che l’avversario principale finisce con l’essere per la Masi Il partito comunista e il sindacato, mandarinati per eccellenza che per di più ipocriti presentandosi come a servizio di chi dominano.
Ma come non essere istituzione, luogo di un certo potere, non solo nel “male” ma nel “bene”? La vera obiezione da muovere a Edoarda Masi è la domanda che non sembra farsi: dove stanno le radici del mandarinato, perché non c’è margine tra chi è dominato e chi domina neanche quando l’uno o l’altro cerca a costo della vita di uscire dai propri condizionamenti? Perché il movimento operaio, i partiti comunisti, il PCC ci hanno vissuto questa parabola? E perché l’hanno vissuta i movimenti? Esiste una spiegazione non riconducibile all’archetipo psicologico dei poteri?
Giacché se questo fosse l’elemento decisivo, quello sempre vincente, fatale sarebbe la sconfitta, e la natura ininterrotta del rivoluzionamento non farebbe che riprodurre un problema irresolubile. il vero motore della storia sarebbe non la spinta alla liberazione ma al dominio degli uni o degli altri, e questa sarebbe In fin dei conti l’esperienze del secolo”
(dalla recensione di Rossanda)
OGGI…
dalla pagina FB di Luciano Granozzi
LA GUERRA SUL MODO DI RACCONTARE LA GUERRA
“Commemorando il passato, Xi Jinping presenta una Cina pronta a combattere in futuro”
di Harold Thibault (corrispondente di “Le Monde” a Pechino).
Immagini e cronaca del corteo militare del 2 settembre a Pechino, in occasione degli 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
https://www.facebook.com/granozzi/posts/pfbid0kfzKbKvuLQzo1ewShFU9pAL1aPCPZPPAFpYKfwH5BNhtEJnUtKBAtP5PzwzVBg9Cl
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Affiancato dal presidente russo Vladimir Putin e dal leader nordcoreano Kim Jong-un, il dirigente cinese ha presieduto mercoledì a Pechino un immenso corteo militare, in occasione degli 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
In abito grigio con colletto tradizionale, il volto impassibile, in piedi nella sua limousine dal tetto scoperto, Xi Jinping ha percorso la vasta Avenue della Pace Eterna, a Pechino, passando in rassegna 45 reparti dell’Esercito popolare di liberazione (EPL). «Compagni, avete lavorato sodo!», ha esclamato il presidente cinese rivolto alle sue truppe. «Al servizio del popolo!», hanno risposto, con la stessa voce determinata, uomini e donne in uniforme kaki, beige chiaro, blu marino o bianca, girando meccanicamente la testa per seguire con lo sguardo il dirigente, senza mai battere ciglio, con una rigidità a tutta prova, nonostante il caldo che già gravava sulla capitale in quella mattinata.
Decine di migliaia di soldati hanno poi sfilato, accompagnati da una serie di nuove armi, droni, caccia, bombardieri strategici e missili ipersonici, nonché nucleari, testimonianza di una capacità di deterrenza modernizzata. Mercoledì 3 settembre, Xi Jinping ha trasformato le celebrazioni per gli 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale — chiamata in Cina «guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese» e «guerra mondiale antifascista» — in una titanica dimostrazione di forza destinata al mondo, e in particolare ai suoi nemici.
Pochi minuti prima, il capo dello Stato, del partito e dell’esercito, da oltre dodici anni, era avanzato verso la tribuna eretta presso la porta della Città Proibita, in piazza Tiananmen, affiancato a destra dal presidente russo Vladimir Putin e a sinistra dal leader nordcoreano Kim Jong-un. Arrivato la vigilia nel suo treno blindato, accompagnato dalla figlia, il dittatore di Pyongyang ha approfittato della posizione di rilievo che gli veniva offerta tra questi due giganti geopolitici. Un modo anche per la Cina di riaffermare la sua preminenza dopo l’avvicinamento tra Corea del Nord e Russia, concretizzatosi con l’invio di soldati nordcoreani al fronte ucraino.
Più indietro nella fila aveva preso posto il presidente iraniano Massoud Pezeshkian. È la prima volta che i membri di questo quartetto, uniti dalla volontà di contestare la potenza dominante americana, si mostravano insieme. In tutto, 26 dirigenti stranieri hanno assistito alla parata militare, tra cui il bielorusso Aleksandr Lukashenko, il serbo Aleksandar Vučić e lo slovacco Robert Fico, membro dell’Unione europea, ma che non nasconde la sua attrazione per questo versante del mondo.
«DETERMINAZIONE DI FERRO»
Davanti a loro, un coro di cantanti in camicia bianca, accompagnati da un’imponente fanfara, ha aperto la cerimonia con il pugno alzato, intonando Sul fiume Songhua, un canto sulla perdita dei territori del Nord-Est dopo l’invasione giapponese del 1931. Poi hanno ripreso Senza il Partito comunista non ci sarebbe una nuova Cina, conosciuto in tutte le famiglie cinesi.
Dopo gli 80 colpi di cannone commemorativi, il presidente cinese ha preso la parola, avvicinando come previsto passato e presente. «Il popolo cinese si è levato per combattere un nemico potente con una determinazione di ferro, formando una grande muraglia con la propria carne e il proprio sangue per difendere la nazione e conseguire la prima vittoria completa nella resistenza contro un’aggressione straniera dei tempi moderni», ha dichiarato Xi Jinping. «Compagni e amici, la nazione cinese non si è mai lasciata intimidire da alcun aggressore», ha detto, prima di affermare: «Oggi, l’umanità, ancora una volta, deve scegliere tra pace e guerra, dialogo e confronto, cooperazione vantaggiosa per tutti e gioco a somma zero.»
Il riferimento agli sforzi degli Stati Uniti per frenare l’ascesa tecnologica cinese e stringere le loro alleanze nella regione in questi ultimi anni, così come al ritorno dell’imprevedibile Donald Trump, è evidente, al pari di quello al rifiuto di Taiwan di essere associata alla Cina comunista. Il presidente americano, visibilmente davanti al suo schermo nonostante le dodici ore di fuso orario, aveva scritto poco prima sul suo social network, Truth Social: «Presentate i miei più calorosi saluti a Vladimir Putin e Kim Jong-un, mentre complottate contro gli Stati Uniti d’America.»
LA CINA COME GARANTE DELL’ORDINE INTERNAZIONALE
La Cina sottolinea il proprio ruolo in questa guerra, il cui esito ha forgiato l’ordine internazionale, per presentarsi come garante di quest’ultimo nell’attualità. «La seconda guerra mondiale è utilizzata come cornice per sostenere l’idea che la Cina sia oggi la vera erede di quell’ordine del dopoguerra, che si tratti del libero scambio, delle Nazioni Unite o, più in generale, dell’intero ordine internazionale», spiega Rana Mitter, storico della Cina in guerra all’università di Harvard e membro della British Academy. L’insistenza sulle sofferenze subite dal paese durante il conflitto, indiscutibili, contribuisce anche a legittimare la militarizzazione attuale. «Una giustificazione per l’ascesa della potenza militare cinese è che, in passato, essa è stata debole, vulnerabile, invasa e occupata da altri paesi e che, di conseguenza, deve tenersi ben equipaggiata», osserva Mitter.
UNA BATTAGLIA PER L’INTERPRETAZIONE DELLA STORIA
Questo nuovo arsenale cinese è stato schierato mercoledì davanti alle telecamere di tutto il mondo. La Cina ha presentato un lungo catalogo di armi grazie alle quali nessuno dovrebbe più poterle dettare la condotta, nemmeno gli Stati Uniti, inclusa la questione di Taiwan. Sono stati mostrati nuovi missili ipersonici YJ (da yingji, «l’assalto dell’aquila»), capaci di colpire obiettivi come navi a cinque volte la velocità del suono, che promettono di complicare fortemente il compito delle portaerei americane in caso di conflitto. Sono comparsi anche nuovi droni subacquei lunghi una ventina di metri, oltre a droni aerei di ultimissima generazione, in grado di operare in coordinamento con i caccia. L’EPL ha inoltre presentato un nuovo missile nucleare intercontinentale, il DF-5C (da dongfeng, «vento dell’Oriente»). Quando l’annunciatrice ha precisato che «la sua portata copre l’intero globo», gli invitati hanno applaudito con fervore.
Xi Jinping conduce anche una battaglia per l’interpretazione della storia della seconda guerra mondiale. Il regime si oppone a ciò che percepisce come un racconto che ha presentato gli Stati Uniti come salvatori, conferendo loro in seguito un primato morale. Il presidente cinese si era già recato a Mosca il 9 maggio per assistere alla parata organizzata dal suo amico Vladimir Putin. Pechino si ispira a questa rielaborazione russa della storia, pur senza spingersi fino alla denuncia di una presunta Ucraina nazista. Xi Jinping aveva già avanzato in primavera la sua lettura degli eventi: la Cina e l’Unione Sovietica furono i principali teatri della seconda guerra mondiale, rispettivamente in Asia e in Europa, ed entrambe furono i «pilastri della resistenza al militarismo giapponese e al nazismo tedesco, apportando contributi determinanti alla vittoria nella guerra mondiale antifascista».
Questa visione è stata promossa negli ultimi mesi in Cina da una moltitudine di libri, mostre, serie documentarie e film, tra cui uno uscito a luglio, Lo studio fotografico di Nanchino, che racconta lo sforzo per conservare prove dei massacri commessi dall’esercito giapponese in quella città nel 1937. Il lungometraggio ha attirato dieci milioni di spettatori nei giorni successivi alla sua uscita, in luglio. È annunciato anche un altro film sulle atrocità commesse nei laboratori chimici di Harbin, nel Nord-Est cinese, dai giapponesi.
L’INIZIO DELLA GUERRA FISSATO AL 1931
La Cina considera che all’estero le sofferenze e la lotta del suo popolo non siano sufficientemente riconosciute. Gli storici stimano che tra 14 e 20 milioni di cinesi siano morti durante la guerra d’occupazione giapponese. In agosto, l’Accademia cinese delle scienze sociali ha pubblicato una monumentale Nuova storia della seconda guerra mondiale. L’obiettivo, ha spiegato al lancio dell’opera il segretario del Partito comunista di questa prestigiosa istituzione, Zhao Zhimin, è di «costruire un ordine internazionale più giusto ed equo dimostrando che, fondamentalmente, la Cina è stata fondatrice, costruttrice e ardente difensore dell’ordine internazionale del dopoguerra».
Pechino insiste in particolare perché l’inizio della guerra sia fissato all’invasione giapponese del Nord-Est del paese, nel 1931, e sottolinea il ruolo chiave del Partito comunista, allora in guerriglia, mentre il Partito nazionalista (Kuomintang) di Chiang Kai-shek deteneva il potere. «Il Partito comunista cinese è stato la spina dorsale della guerra del popolo cinese contro l’aggressione giapponese», si legge in caratteri bianchi su una delle bandiere di propaganda rosse dispiegate sui ponti pedonali che sovrastano le arterie a otto corsie di Pechino. La resistenza comunista cinese è così presentata come la prima a essersi mobilitata contro il fascismo mondiale.
La dimostrazione di forza mira anche a presentare un esercito pronto, in ordine di marcia, mentre le purghe incessanti condotte da Xi Jinping e gli arresti di alti ufficiali per corruzione hanno sollevato interrogativi sull’uso che è stato fatto delle risorse della modernizzazione, così come sulla lealtà politica nei ranghi dell’EPL. Pechino ha voluto mostrare che il partito unico ha vinto la corsa al recupero nei confronti della potenza militare degli Stati Uniti, le cui capacità si sono ancora illustrate nei bombardamenti condotti a giugno contro siti nucleari iraniani da parte dei bombardieri americani. Vuole ricordare anche al popolo cinese, confrontato con una fase di rallentamento economico, che il partito è l’unico garante dell’ascesa del paese. «La grande rinascita della nazione cinese non può essere fermata», ha proclamato Xi ai suoi cittadini e al resto del mondo.
E dopo Rossanda e Masi?
Queste sono oggi le tracce della politica (della fu sinistra) che si sono depositate nel senso comune (populismo di sinistra?). Si galleggia nell’ambiguità, nell’incertezza, nella proiezione dei propri desideri confusi sul leader.
SEGNALAZIONE
DALLA PAGINA FB DI LAVINIA MARCHETTI
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02K8LMcWYNiXrQwZ8ra6ajor8pbjEBwDNBYzNPt3C4YuHxDAqrCYUwcvEmUYnkt3VZl&id=61554708501839
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UN FORTE SENSO DI AMBIGUITA’. Tra colpa e riscatto.
Quello che Repubblica non coglie sta tutto nel titolo. Non è una parata “contro” l’Occidente. È, piuttosto, un gesto che finalmente afferma il “per sé”. Finalmente chi possiede risorse e forza non si lascia più saccheggiare. Ci sono voluti arsenali nucleari, droni, missili intercontinentali per reggere l’urto, altrimenti gli Stati Uniti avrebbero cancellato ogni pretesa sul nascere.
L’AMBIVALENZA
Non mi attirerò molte simpatie, ma credo che un sentimento nascosto attraversi molti di noi. I nomi di Putin, Xi Jinping, Kim Jong-un richiamano repressioni sistematiche, campi di detenzione, censura di massa. Portano con sé morti, carceri, popolazioni private della libertà. È impossibile considerarli accettabili. Eppure, quando li vediamo stringere intese per camminare fuori dall’orbita occidentale, qualcosa vibra. È un brivido di riscatto, un’ombra di vendetta per chi ha visto crollare, pezzo dopo pezzo, il mito del welfare, dei diritti, della democrazia come rappresentanza. E subito penso ai morti prodotti dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre: secondo le stime del progetto Costs of War della Brown University, oltre 900.000 vittime dirette nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Pakistan. Tutto in seguito a un attentato in cui il governo americano resta quanto meno sospetto di connivenza. Se pensiamo alle morti indirette del sistema capitalistico le cifre sono ben più spaventose di qualsiasi regime. E vogliamo parlare di Gaza. Lì l’Occidente ha sostenuto un assedio durato anni, ha coperto bombardamenti documentati da Nazioni Unite e Croce Rossa, ha garantito armi e legittimità diplomatica a Israele che di fatto agisce come suo avamposto in Medio Oriente. Quartieri interi ridotti in macerie, centinaia di migliaia di sfollati, decine di migliaia di morti civili: questo è il bilancio che rimane. Ecco dove nasce la mia ambiguità, ma anche un’ambiguità che si percepisce in giro, quando sentiamo parlare di Riarmo mentre metà della popolazione non arriva a fine mese. Come reagiscono le persone quando vedono Von Der Leyen in tv? Una presidente della Commissione europea che ha trattato accordi opachi con Pfizer, che difende i legami con l’industria degli armamenti, che copre decisioni politiche con effetti devastanti. L’immagine pubblica resta patinata, ma dietro scorrono scelte che incidono su salute, guerra e diritti.
Il pensiero corre a Traoré che dall’Africa cerca emancipazione, alla Cina, alla Russia, persino alla Corea del Nord che provano a erigere spazi propri, ai BRICS, dentro alcuni di noi c’è un inconfessata speranza che in fondo ce la facciano. In quel movimento si accende un sollievo segreto. Non contro l’Europa o gli Stati Uniti, ma a favore di sé stessi. Intanto l’Occidente reagisce con la retorica dello scandalo, come se fosse un’aggressione diretta, e rimuove la memoria della propria genealogia: guerre di conquista, crociate, colonie, sfruttamento economico. Quella storia pesa ancora oggi, anche se viene taciuta nei titoli dei giornali.
E qui parlo di me. Sento il disgusto per quei leader e allo stesso tempo la soddisfazione amara di vederli capaci di resistere. Un’ambivalenza che mi pesa e che non riesco a nascondere. Perché, in fondo, la speranza che l’edificio occidentale ceda è anche la mia.
Commenti selezionati:
Lavinia Marchetti
Giuseppe Pandini A Mosca si vive benissimo e non c’è alcun tipo di censura. Paragonare Mosca a Pyongyang significa non avere neanche un barlume di conoscenza del mondo. Giusto Rampini potrebbe dire una roba del genere
Giuseppe Pandini
Lavinia Marchetti non credo proprio visto che un mio amico moscovita contrario ala guerra è stato eliminato…
Claudio Lupo Tabacco
Condivido la tua stessa ambiguità ed è angosciante questa ambiguità
Giuseppe Rocco
Esprimi a pieno e bene le sensazioni di questi tempi bui. Grazie Lavinia
Maria Gianotti
L’impero occidentale è marcio, e mi auguro con tutto il cuore che crolli. GAZA segna un punto di non ritorno
Roberto Zanardo
Cara Lavinia,
è un’ambiguità che dovrà essere superata! Due aree imperialiste si fronteggiano e ciascuna ha cadaveri, soprusi, privazioni, dolori con i quali convivere. È un mondo bipolare con un terzo mondo destinato per ora a non alzare la testa, Non avverto emozioni positive nel “riscatto” di uno dei due imperi rispetto all’altro. È molto probabile che l’imperialismo asiatico prevalga tra non molto su quello occidentale, sia economicamente che militarmente e che la nostra disillusione rimanga tale. Certo è che il nostro anelito ad un mondo equilibrato, con un organismo sovranazionale come l’Onu rifondata e democratica e dove viga effettivamente il rispetto del diritto internazionale, continui ad essere rinviato o mortificato definitivamente. Ma non dobbiamo coltivare sentimenti di parte se non quelli della riprovazione morale verso qualsiasi disumanità e orrore offerta in cambio di una vita inconsapevole e inutile.
Lavinia Marchetti
Roberto Zanardo eh, teoricamente sarei d’accordo. Ma dall’89 abbiamo assistito ai soprusi di un solo impero. Quali speranze abbiamo di un cambiamento a livello geopolitco mondiale se una forza pari e contraria non si contrappone. Secondo lei se dal 48 all’89 se non ci fosse stata l’URSS avremmo ottenuto gli stessi diritti in occidente?
Roberto Zanardo
Lavinia, intanto mi piacerebbe che mi dessi del tu perché non sono cosí anziano. ma anche se lo fossi sarebbe uguale.
Se non ci fosse stata l’URSS nessuno potrà mai dire cosa ci sarebbe stato. Io ho festeggiato la sua caduta perché per me ha rappresentato la fine di un inganno ideologico. Nell’età giovanile ho militato in Avanguardia Operaia e in Democrazia Proletaria, ma mai ho aderito al PCI che consideravo filosovietico, seppur alla fine abbia rivisto il suo legame. L’Urss ha cancellato i nostri sogni marxisti e non è bastato il pensiero di Trotsky a ridarci delle speranze. Abbiamo vissuto l’epopea del ’68 che in una decina d’anni ha esaurito la sua forza propulsiva. Ci siamo rifugiati nella cultura, nei circoli, nell’edonismo non fine a sè stesso, nei piccoli progetti e nei grandi movimenti in difesa della legalità, contro l’involuzione etica e qualunquista. Ora siamo qui a parlare di argomenti che ci sovrastano per la loro ampiezza, cerchiamo un filo conduttore che possa riallinearci ad un’amanità civile e pacifica, morale.
Lavinia Marchetti
Roberto Zanardo Delle considerazioni vanno fatte. Se il sindacalismo, i movimenti radicali hanno potuto avanzare richieste in occidente è perché c’era il blocco sovietico, lo spauracchio del comunismo. Senza quello la repressione avrebbe stravinto. Non è un’analisi mia, è un’analisi dei rapporti di forza più o meno comune a tutti gli storici del periodo.
Roberto Zanardo
Lavinia, comunque è sparito lo spauracchio dell’Urss perché si è dissolta, è sparito di fatto anche il sindacalismo dove ho militato per tutta la mia vita lavorativa, non vedo granché all’orizzonte e dovremo subire un’involuzione civile e sociale. Questo è. Tu pensi che la Flotilla riesca a passare? Macché! Ritorneranno a casa con navi sequestrate se non finiranno incarcerati. I governi europei lasceranno fare! Aspetto sempre con interesse le tue dotte analisi! Ciao!
Giuseppe Rapuano
PER FORTUNA POSSIAMO SCRIVERE E FARE TUTTO CIO’ CHE VOGLIAMO, PER FORTUNA SIAMO IN OCCIDENTE. SIAMO IN UE. SIAMO IN ITALIA. SIAMO LIBERI. RICORDIAMOCELO, NON ESALTIAMO I DITTATORI.
Lavinia Marchetti
Giuseppe Rapuano in realtà appena ho scritto Hamas mi hanno ristretto il profilo. In Germania se giri con una bandiera palestinese ti massacrano di botte e ti arrestano. Il ddl sicurezza vieta le manifestazioni. Se qualcuno nel 2023 spiegava le ragioni del conflitto russo-ucraino veniva bandito dalle università e dalle Tv…ma va tutto bene. Possiamo scrivere cazzate su fb e farci i video mentre balliamo.
Lavinia Marchetti
No io non avrei nessun problema a vivere in quei paesi. Se mi capitasse mi trasferirei senza battere ciglio. Io ho viaggiato molto, peraltro non amo viaggiare, per lavoro e le assicuro che qui non si sta affatto bene. Ci illudiamo di stare bene.
Salvatore Augusto Tonti
Lavinia Marchetti non condivido per nulla il suo “disgusto” per Putin e Xi Jin Ping. Posso comprenderlo per l’autocrate nordcoreano, in parte per Modi, ma non per lo statista russo e lo statista cinese.
Anche lei veicola una rappresentazione del mondo russo e del mondo cinese quasi come un inferno in terra.
Una visione a mio giudizio distorta ampiamente da pregiudizi ideologici e da raffigurazioni mentali negativamente condizionate da credenze imposte.
Lavinia Marchetti
Salvatore Augusto Tonti Beh, io non parlo dei popoli, ma dei leader. Io sono femminista, antimilitarista e libertaria, capirà bene che un Putin o un Xi Jinping rappresentano tutto ciò contro cui lotto da quando avevo 13 anni. E tuttavia provo ambiguità, e la provo perché qui, se possibile, siamo peggio.
Salvatore Augusto Tonti
Lavinia Marchetti e io proprio ai leader mi riferivo. Lei femminista e libertaria fin da ragazza, io comunista dall’età di 17 anni e oggi ne ho 71.
Quello cinese e quello russo non li reputo politicamente più autoritari, per esempio, della liberaldemocratica Australia.
Non posso apprezzare, insieme ad altri aspetti, nel caso russo, lo sposalizio (“trono e altare”) con una chiesa grecoortodossa conservatrice e ferrea difenditrice delle tradizioni religiose e popolari russe, che ha conseguenze sull’esercizio dei diritti di minoranze come quella lgbt.
Nel caso cinese, la questione del Tibet, della minoranza uigura, il ricordo di quel 8 giugno 1989 a Tien An Men, per fare degli esempi.
Ma, in conclusione, se costretto a scegliere tra Macron e Putin o Xi Jin Ping, sceglierò sempre i secondi senza tentennamenti.
Alla falsa coscienza, alla morale fondata sulle convenienze, all’ambiguità politica del primo preferirò sempre la spietata trasparenza senza veli dei secondi.
Lavinia Marchetti
I brics faranno la loro politica. Quello che io auspico è che i brics favoriscano il crollo dell’occidente attuale e una ricostruzione. Ovviamente io auspico valori sociali, welfare, redistribuzione e decrescita, comunque, vada come vada, ci vuole un reset. Il nostro è un modello che provoca carestia e morte nei 3/4 del mondo.
SEGNALAZIONE
SU EDOARDA MASI
DA “L’OSPITE INGRATO”
Libri da non nascondere: Edoarda Masi e la Cina tra Rivoluzione Culturale e antimperialismo
Luca Mozzachiodi
Università di Venezia Ca’ Foscari
Riassunto. Il saggio prende in esame la figura di Edoarda Masi, concentrandosi in particolare sulla sua lettura della rivoluzione culturale e sulle sue analisi della linea antimperialistica cinese. A seguito del suo periodo di studi in Cina a fine anni Cinquanta la studiosa entra in collaborazione con Raniero Panzieri e diviene una figura centrale della Nuova Sinistra negli anni Sessanta e Settanta. Sono analizzati soprattutto gli scritti su «Quaderni Rossi» e «Quaderni Piacentini», con lo scopo di mostrare la sua originale lettura degli eventi della Rivoluzione Culturale cinese, interpretata come momento di lotta di classe, e il suo contributo alla teoria dell’antimperialismo, che si estende oltre i decenni in questione e arriva agli inizi del Duemila, in consonanza con figure della Nuova Sinistra cinese nata dopo la fine del Maoismo.
Stralci:
1. Su questi temi, dalla fine degli anni Sessanta, fitto sarà il carteggio con Franco Fortini in relazione allo spazio di azione politica in Italia.32
2. Il carteggio tra i due è fitto e consta di diverse centinaia di lettere, da quelle di fine anni Cinquanta legate alla pubblicazione del diario presso Einaudi, fino alla morte di Fortini. La corrispondenza si conserva presso l’Archivio Franco Fortini dell’Università di Siena ed è stata, in parte, scelta da Fortini stesso come materiale per la sua autobiografia politica, poi diventata un giorno o l’altro, Su questo passaggio di rifunzionalizzazione della sinistra si veda F. Fortini, Un giorno o l’altro cit., pp. 399-405.
3. Gli scritti dedicati da Edoarda Masi alla Rivoluzione Culturale non sono tuttavia puramente elogiativi o informativi ma mirano semmai a indicarne le radici ideologiche e il carattere di classe
4.Fortini mette in guardia anche per questo, dunque, contro tutti i tentativi di traduzione immediata in un contesto italiano: l’articolo Significato e traduzione della pubblicistica cinese è una critica dello pseudo maoismo italiano e dell’abitudine a ripetere gli slogan della Rivoluzione Culturale fidando nell’immediata traducibilità dei codici:
L’aspetto più rilevante però è nel collegamento con le esigenze occidentali, per il quale viene rigettato sia il terzomondismo o «attesa della liberazione da parte dei popoli sottosviluppati»,50 che le tendenze ricorrenti delle sinistre: per la Nuova Sinistra alla fondazione di partiti e per il Pci e i partiti comunisti in genere alla proiezione idealizzata di una unità del campo socialista. Al loro posto «l’unico modo corretto di sostenere quelle stesse rivoluzioni è di lottare per creare una prospettiva rivoluzionaria nei centri del potere imperialistico».51 L’aspetto più rilevante però è nel collegamento con le esigenze occidentali, per il quale viene rigettato sia il terzomondismo o «attesa della liberazione da parte dei popoli sottosviluppati»,50 che le tendenze ricorrenti delle sinistre: per la Nuova Sinistra alla fondazione di partiti e per il Pci e i partiti comunisti in genere alla proiezione idealizzata di una unità del campo socialista. Al loro posto «l’unico modo corretto di sostenere quelle stesse rivoluzioni è di lottare per creare una prospettiva rivoluzionaria nei centri del potere imperialistico».51
* Il saggio di Mozzachiodi si legge per intero sul n. 18 della rivista L’OSPITE INGRATO scaricabile gratuitamente da questo link:
L’ospite ingrato-Rivista online del Centro Franco Fortini
https://oaj.fupress.net/index.php/oi/index