“Non abbiamo più parole per Gaza.” (Paolo Desogus)*
DICIAMOCELA LA VERITA’
Le parole che avevamo (di indignazione, di denuncia contro la stampa asservita a Israele alla UE a Trump o contro Benigni e altri “bolliti”) le hanno/abbiamo spese, sia pur in pochi. E alcuni ancora le spendono, ma invano. Sapevamo e sappiamo che non possono bastare. E neppure basta la “vergogna” (di quanti?). Né basta la denuncia della “la nostra fattuale complicità in quanto cittadini italiani legati a un insieme di organi sovranazionali che fanno affari con lo stato terrorista di Israele, autore del peggiore dei crimini del nostro tempo”, Non bastano neppure le prediche dei Papa.
E allora?
In tempi ormai antichi, Fortini scriveva: “ Certo aveva ragione quel grande scrittore e poeta cinese che negli anni Trenta circa diceva che una canzone battagliera anche di pessima qualità, come possono essere gli inni patriottici, serve benissimo per incitare gli animi, per commuoverli, ma che per battere il nemico – Lu Sun parlava degli ufficiali di artiglieria – è meglio usare i cannoni.” (Intervista a RAI Educational 1993).
Non li abbiamo i cannoni da usare. E siamo condannati a questo moralismo da sconfitti. Diciamocelo. Il comunismo è finito nel buio e alla fine Gaza moribonda non avrà ricevuto da noi che parole e briciole di residua solidarietà (comunque concesse dal nemico).
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Non abbiamo più parole per Gaza. In parte questo è dovuto al silenzio della stampa, calato dopo la pagliacciata della tregua di Trump, che non solo non ha messo fine al genocidio, ma ha anzi fornito una copertura formale al suo compimento.
Un’altra ragione che ha determinato il silenzio riguarda la limitazione della libertà di parola e pensiero. Non è definita in modo formale. Ma il solo fatto che si discuta di una legge che qualifica la critiche ad Israele come una prova di antisemitismo, insieme a tutta una serie di esclusioni, minacce più o meno esplicite e tanto altro hanno generato un clima di paura e dunque di autocensura.
Il silenzio per Gaza credo sia dovuto anche a un altro motivo. E cioè la vergogna. Continuare a riconoscere il genocidio a Gaza equivale a riconoscere la complicità dei nostri paesi e dunque ad ammettere la nostra ipocrisia politica e culturale.
Ho sentito Benigni qualche giorno fa in tv decantare le lodi dell’Europa e di un nostro presunto primato culturale, civile e democratico. Gaza dimostra che sono tutte sciocchezze e che Benigni è bollito. In Europa e in Italia abbiamo reso i valori della vita umana, della pace e della giustizia dei valori negoziabili anzi commerciabili.
Certo, c’è chi protesta e ha protestato duramente. C’è chi non ci sta. È però impossibile nascondere la nostra fattuale complicità in quanto cittadini italiani legati a un insieme di organi sovranazionali che fanno affari con lo stato terrorista di Israele, autore del peggiore dei crimini del nostro tempo.

Ottimi scritti che fanno riflettere, ma anche il ns riflettere serve a poco… Pietà è morta e, noi siamo inermi e ci sentiamo sconfitti come realmente siamo
…ci giungono notizie e immagini terribili da Gaza…una bambina avvolta in sudario tra le braccia di una donna affranta è La Pietà di Palestina, la madre dalla mano amputata che accarezza il figlio mentre il bambino pare sorridere sgomento è La Madonna di Palestina…Il genocidio nelle sue declinazioni ci giunge come tragedia insensata della malvagità umana e come trauma riflesso e vergogna per noi dell’occidente. Manifestare contro serve a distanza temporale, come il battito d’ali di una farfalla puo`a distanza spaziale scatenare un ciclone…non possiamo contrastare con le stesse armi tali nemici…
Del resto, qui da noi vedo un’altra tragedia in corso, quella dei giovani…un tentativo di genocidio silenzioso che gli stessi ignoti o ben noti potenti perpetrano…Giovani al cui futuro non si è pensato proprio, anzi ingannandoli con false promesse e poi lasciati allo sbaraglio di una società consumistica, ingiusta, competitiva e aggressiva, senza lavoro, senza diritti. Prima i danni e poi le beffe, i genitori spesso parimenti vittime di tale enorme inganno. Giovani in fuga, giovani assorbiti dagli schermi, giovani violenti..Anche questa comincia ad avere i contorni di una guerra fratricida. C’è poi chi butta benzina sul fuoco chiamando Figliarcato il loro protestare, il loro rifiuto dell’autorità, sentendosi traditi…appunto i danni più le beffe. So che tuttavia tra giovani il senso critico serpeggia e va crescendo, in ambiti diversi, ma allora viene molto osteggiato e male interpretato anche in buona fede. Scusate per la digressione, ma penso ci siano collegamenti