Se la questione dei femminicidi…

                                                       Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Femminicidio Federica Torzullo, il marito: "L'ho uccisa in bagno, ho fatto tutto in 50 minuti" di Marco Carta Giuseppe Scarpa"
                                                                   …fosse più complessa di quanto immaginiamo?

È grave che nel 2026 si debba ancora spiegare cos’è un femminicidio. Non è semplicemente l’uccisione di una donna: è l’uccisione di una donna perché donna, perché libera, perché autonoma, perché non più disponibile al dominio, al controllo, al possesso.
Eppure il racconto pubblico continua a tradire questa verità. Titoli e cronache insistono sulle presunte cause: l’aveva lasciato, voleva separarsi, lui non ha retto il dolore, un grande amore finito in tragedia. In questo modo l’assassino scivola sullo sfondo, mentre la vittima viene messa sotto processo. La sua libertà diventa la miccia, la sua scelta una colpa.
Così il femminicidio viene trasformato in una storia privata, emotiva, inevitabile. Ma non c’è nulla di inevitabile. Non è un raptus, non è l’amore che degenera, non è il dolore che esplode. È un atto di potere. È la negazione violenta dell’autonomia femminile, radicata in una cultura che normalizza il controllo e tollera la violenza.
Finché continueremo a raccontare i femminicidi come fatti che “accadono”, come tragedie isolate, non vedremo la struttura che li genera. I femminicidi non succedono per caso: nascono da una cultura. Nominarla correttamente, raccontarla senza attenuanti, è il primo passo per spezzarla.

Ennio Abate

Prima di lapidare (mediaticamente), giustificare, suggerire rimedi più o meno drastici (pena di morte) o vaghi (l’educazione familiare e scolastica, la cultura) sarebbe necessario capire le cause dei femminicidi (e non del femminicidio, che è diventato un feticcio astratto, come il patriarcato e altri concettoni simili).
Come accade per le guerre, che tutti non vorrebbero mai e poi si continuano a fare da parte di paesi “civilissimi”, i femminicidi sono fenomeni di violenza estrema non così facili da capire.
Qual è il “cuore del problema” (Simoncini)? Fosse così semplice indicarlo! Lo si sta cercando, ma la scienza, la psichiatria, la psicanalisi non danno le risposte certe che vorremmo, per placare le nostre ansie e le nostre paure.
”In giro ci sono soggetti instabili e bipolari che non riescono ad accettare una separazione”? E chi lo stabilisce con certezza che Tizio o Caio è bipolare (e per sempre)? E quali Ministeri ben finanziati bisognerebbe creare in ogni Stato per far sì che siano “scoperti i soggetti malati e potenziali killer”.
E poi non sarebbe ora di fare un bilancio dell’efficacia dei rimedi che – automaticamente e in preda allo sdegno – vengono riproposti ad ogni tragico fatto di cronaca?
Le punizioni non è che hanno fermato i femminicidi (come non hanno fermato altri tipi di assassinii) . Non funziona neppure la ricetta del colpirne uno per educarne cento. Anche nei paesi dove si ricorre alla pena di morte, gli assassinii non si fermano.
Siamo proprio sicuri che “educazione, prevenzione e analisi culturale non sono inutili ma servono proprio a scardinare l’idea che una separazione sia intollerabile”(Manzi)?
Io dico di no. Non siamo affatto certi.
L’educazione, anche quando ben condotta e non ridotta a predicozzi o a catechismi spiccioli che scivolano dalla mente dei ragazzi e dei giovani un minuto dopo, ha effetti positivi alla lunga.
La cultura – quale? perché ce ne sono tante, non una sola – non si capisce se possa davvero giovare. E poi molti di questi assassini è gente colta. (I nazisti, che sterminarono milioni di persone, erano gente colta, amavano la musica classica, ecc.).
Concludo. E allora? Bisogna rassegnarsi, non far nulla?
No, ci si deve fermare a pensare e a controllare che le cose – cause e rimedi – siano ben pensate, invece di strepitare, condannare, proporre rimedi che si sono già dimostrati e si dimostrano inefficaci come le famose “grida manzoniane



1 pensiero su “ Se la questione dei femminicidi…

  1. segnalazione

    Maria Cristina Ferrari (Pagina FB)

    Altro orrore: femminicidio e suicidio dei genitori dell’assassino.
    Sono stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno, l’uomo arrestato per il femminicidio della moglie Federica Torzullo ad Angullara (Roma).
    Secondo quanto si apprende, i corpi dei due coniugi, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, sono stati trovati nella loro abitazione. Si ipotizza il suicidio.
    Sul posto sono ancora in corso i rilievi dei Carabinieri. La donna era assessore alla Sicurezza del Comune di Anguillara e si era dimessa dopo il ritrovamento del corpo della nuora e l’arresto del figlio

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