Una via alla ricerca di sé

di Donato Salzarulo

Non fu una sorta di Addio ai monti, ma quasi. Che, dopo l’abilitazione magistrale e l’esame di ammissione, mi sarei iscritto a pedagogia, era nei desideri miei e della famiglia. Potevo iscrivermi a Salerno o a Bari, le due città più vicine. Andai, invece, a Torino. A questa scelta contribuì Donato Castelluccio, una straordinaria figura di pastore evangelico; ma fu soprattutto il frutto degli avvenimenti convulsi che, durante l’estate, cambiarono la mia vita. Il più importante fu il mio matrimonio “riparatore”. Andare via dal paese, il più lontano possibile, fu anche un modo per regalarsi un rifugio, una pausa riflessiva e ristoratrice. Andando via, dicevo addio alle passeggiate in corso Romuleo, dicevo addio al Castello, all’orizzonte che si apre sul muretto di piazza Convento, allo struscio domenicale, alle scorpacciate di ciliegie, agli sguardi complici, ai sorrisi, alle maldicenze, alle invidie. Quante volte nei lunghi giorni d’estate l’avevo desiderato? Quante volte avevo sognato di passeggiare per strade cittadine, di frequentare una biblioteca, di scegliere un film fra varie sale cinematografiche, di andare a teatro.


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