a cura di E. A.
1.
Corriere della Sera
https://www.corriere.it › Esteri 18 minuti fa — Dopo settimane di tensione, Stati Uniti e Israele hanno lanciato oggi l’attacco sull’Iran avendolo «pianificato per mesi». L’azione è definita ..
2.
«TUTTO È PEGGIO», «QUASI UNANIMITÀ DEI GIUDIZI», « IRRILEVANZA DELLE VOCI DIFFERENTI DAL CORO», «DISFACIMENTO DELLE SINISTRE»
«tutto è peggio», «quasi unanimità dei giudizi», « irrilevanza delle voci differenti dal coro», «disfacimento delle sinistre» e «i ceti medioborghesi, l’Italia dei colti, il ceto politico che quasi sempre sono stati una barriera alla peggiori tendenze dell’età reaganiana, si sono trovati dalla parte di queste ultime, ben contenti che l’indecenza di un Saddam Hussein abbia provocato un generale riflesso di difesa e di protesta. Quella “unione sacra” che c’era stata solo in taluni episodi della lotta antiterrorismo sembra oggi non solo quasi rivelata nella “nazione profonda” ma confermata dalla quasi totalità dei facitori di opinione. Mi sbaglio: ci sono i preti»
(Da “Disobbedienze II”, pagg. 127)
Credo che la risposta Iraniana arriverà dopo Ramadán…attaccare durante Ramadán rende tutto ancora più spregevole
4.
Gad Lerner
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Rientrati ieri notte da Tel Aviv, poche ore prima che Israele con gli Stati Uniti sferrassero il loro attacco all’Iran.[…] Il pericolo di una degenerazione irreparabile della società israeliana aleggiava fra i partecipanti, valorosi ebrei italiani che non smettono di partecipare, pur con sensibilità fra loro diverse, alla protesta contro contro Netanyahu e i coloni insediati nei territori palestinesi.
5.
Andrea Zhok
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L’ennesima aggressione internazionale dell’accoppiata Israele-USA è iniziata. Stamattina bombardate diverse città iraniane. Tra gli obiettivi, sono state prese di mira le abitazioni private di Masoud Pezeshkian, Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran e della Guida Suprema Ali Khamenei. Ignoto l’esito. Come ha detto, con usuale precisione, il portavoce del governo cinese, gli USA sono oggi il più grande destabilizzatore mondiale.Se oltre a sagge parole la Cina sia stata in grado di offrire di più lo vedremo. Una volta di più le trattative si sono dimostrate una sceneggiata, utile a prender tempo per organizzare l’attacco.
6.
Stefano G. Azzarà
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L’idea di un rapido superamento dell’ordine imperiale statunitense è un’illusione con cui ci consoliamo per la durezza dei rapporti di forza reali, così come la tesi dei “tre imperialismi” è la consolazione del liberaldemocratici.[…] Ogni minuto che la Cina guadagna evitando di essere bombardata, è un minuto guadagnato dal genere umano. Non c’è alternativa, purtroppo, a un lavoro di paziente di de-escalation e riduzione del danno.
Qualsiasi cosa accada, e qualunque sia il risultato di questa guerra, l’impatto umano e psicologico sarà più grande di quello che possiamo immaginare in questo momento. La guerra non è solo numeri, missili e obiettivi. È come un’onda che attraversa il corpo delle persone, nel sonno, nei nervi, nei rapporti, e non si lascia andare nemmeno anni dopo.[…] Una società in lutto e arrabbiata allo stesso tempo, spaventata ma anche speranzosa, in corsa ma anche in festa, sta affrontando una ferita profonda e stratificata: la ferita della guerra, la ferita della repressione e la ferita di non avere un futuro chiaro. Queste contraddizioni sono segnali di una vita spezzata che ancora, in qualche modo, va avanti.
8.
Adriano Sofri Guelfo Guelfi C’è un’altra guerra mondiale, amico.
9.
Giorgio Mascitelli
Certo decisivo sarà l’atteggiamento della Cina, se gli iraniani potranno continuare a contare sulle informazioni satellitari di Pechino, è possibile che Trump dopo pochi giorni si trovi con un numero di morti impossibile da gestire in patria in modo indolore. Naturalmente se invece nelle prossime ore o nei prossimi giorni l’Iran crolla, la prossima fase di guerra sarà l’attacco israeliano alla Siria per allontanare la Turchia dalla regione.
10.
Tiempo Extremo Noticia
https://www.facebook.com/TiempoExtremoNoticia/posts/pfbid02CZBXVawaH4yyBk8FXBEiM4SWdsbcWmY4vyLasYguF6kdM3CyxTsZYbrbTrw73Xz4l
Basi sotto assedio: mentre il fumo attraversa le installazioni militari, il Pentagono ammette che la minaccia è cresciuta esponenzialmente. Non è solo l’Iran; ora le forze di Trump devono difendersi dai proiettili lanciati contemporaneamente dallo Yemen e dall’Iraq. L’emergenza bellica ha messo tutte le truppe a livello di sopravvivenza.
Lifestyle in quarantena di guerra: lo stile di vita in tutta la zona del Golfo e del Mar Rosso è crollato. Le rotte navali sono chiuse e il panico per un disastro globale di energia cresce minuto dopo minuto. Questa notizia dell’ultim’ora suggerisce che siamo all’inizio di una guerra di usura che nessuno sa come finirà questo 2026.

SEGNALAZIONE
Abolizione del suffragio universale (pagina FB)
Ali Khamenei è stato trovato sotto le macerie di un bunker centrato dai bombardamenti israeliani e americani.
E tantissimi iraniani ballano, piangono di gioia, bruciano i ritratti di chi li ha oppressi per decenni.
Gente che ha conosciuto la tortura, la censura, le esecuzioni pubbliche, le donne ammazzate perché un velo scivolava dalla testa.
Chi può biasimarli? Chi oserebbe dire loro di non esultare?
Nessuno.
Il problema è un altro.
Il problema sono quelli che da casa nostra, col telecomando in una mano e il telefono nell’altra, festeggiano come se fosse la finale dei Mondiali.
Quelli per cui la morte di Khamenei è la prova che Trump è un genio, che la forza bruta funziona, che bastano le bombe giuste sulle persone giuste e il mondo diventa un posto migliore.
Quello che è successo è qualcosa di molto più grande e molto più pericoloso.
Due Paesi, da soli, senza consultare nessuno, senza un voto alle Nazioni Unite, senza uno straccio di mandato internazionale, hanno deciso di bombardare uno Stato sovrano, eliminarne la leadership e ridisegnare gli equilibri di un’intera regione.
Uno di questi due Paesi è governato da un uomo che si comporta da padrone del pianeta. L’altro è guidato da chi, negli ultimi due anni, ha accumulato un catalogo di orrori nei confronti della popolazione civile di Gaza che farebbe impallidire diversi capitoli della storia che studiamo a scuola giurandoci “mai più”.
E insieme, questa notte, hanno stabilito un principio semplicissimo: chi ha la potenza di fuoco decide chi vive e chi muore. Fine.
Nessuna regola, nessun tribunale, nessun limite. Solo la legge del più armato.
Ora, Khamenei era un tiranno sanguinario? Sì.
Il suo regime ha massacrato, impiccato, stuprato, torturato? Sì.
Il mondo è un posto migliore senza di lui? Forse.
Ma il precedente che è stato appena scritto nella storia è un veleno lento che ci attraverserà tutti.
Perché se oggi puoi bombardare Teheran perché il bersaglio lo meritava, domani la stessa logica varrà per chiunque altro.
Valeva ieri per Putin che ha invaso l’Ucraina dicendo di volerla “denazificare”.
Varrà domani per Pechino quando deciderà che Taiwan va “riunificata”.
Varrà dopodomani per qualunque potenza nucleare che avrà un pretesto sufficientemente presentabile.
E noi, l’Europa, l’Italia, il cosiddetto Occidente dei diritti e delle regole, avremo perso per sempre la facoltà di obiettare qualunque cosa. Perché il diritto internazionale o esiste per tutti o non esiste per nessuno.
E stanotte è stato sepolto sotto le stesse macerie di Khamenei.
SEGNALAZIONE| DA POLISCRITTURE SU FB
Ennio Abate
UN MIO COMMENTO (CENSURATO) AL POST DI Stefano G. Azzarà
A me pare che siamo costretti tutti ad essere spettatori; e quindi che si sia “con l’Iran” o che si sia con l’ “Iran khomeinista” la presa di posizione resta politicamente del tutto secondaria o irrilevante nell’esito del conflitto in corso.
Non è che Il leninismo sia una cosa difficile da capire o ci sconcerti. E’ che, perdurando appunto “solo come teoria”, non cambia nulla nella realtà.
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Ore 00,28 del 1 marzo 2026.
Questo mio commento risulta ora incomprensibile, perché il mio interlocutore ha pensato bene di cancellare prima lo scambio che abbiamo avuto e poi l’intero suo post (in cui sosteneva che non bastasse stare “con l’Iran” ma che – da leninisti – bisognasse stare “con l’Iran di Khamenei”) , dimostrando una chiusura al confronto che non immaginavo.
Non cercherò più il dialogo con Stefano G. Azzarà ma non sopporto le censure e pubblico qui sotto il contenuto della nostra interlocuzione:
Stefano G. Azzarà
Non essendo questa una pagina di dibattito, invito gli scandalizzati dissenzienti, se proprio ci tengono, a esprimere tale loro dissenso in maniera argomentata ma sintetica, astenendosi da banali insulti che facciano riferimento a elementi psicopatologici o consimili e preferendo invece insulti che mi consentano di tirare su due lire di querela.
Il dissenso più efficace è comunque quello che si concretizza eliminando il contatto che – voi, non io – mi avete chiesto.
Ennio Abate
A me pare che siamo costretti tutti ad essere spettatori; e quindi che si sia “con l’Iran” o che si sia con l’ “Iran khomeinista” la presa di posizione resta politicamente del tutto secondaria o irrilevante nell’esito del conflitto in corso.
Non è che Il leninismo sia una cosa difficile da capire o ci sconcerti. E’ che, perdurando appunto “solo come teoria”, non cambia nulla nella realtà.
Stefano G. Azzarà
Mi sembra una vera banalità pleonastica. Questa considerazione equivale a un invito al silenzio per qualunque posizione. Nessuna posizione che oggi possiamo esprimere, infatti, ha la minima possibilità di incidere. Nemmeno quelle più moderate “contro la guerra”. Solo quelle pro diritti umani, paradossalmente. Dovrebbero tutti stare zitti e guardare, dunque. Eppure tu vieni a bacchettare me, proprio me, non vai a bacchettare altri. Eppure ho già preso del folle, del bollito, e quant’altro, e tu vieni qua. Altroché se non scandalizza.
Per il resto, la tua osservazione è come dire che su Gaza era meglio stare zitti. È l’apologia dell’esistente.
Stefano G. Azzarà
Ennio Abate quello che hai detto vale per tutti quindi equivale al silenzio di tutti. Non mi sembra un gran successo.
Ennio Abate
Stefano G. Azzarà Ti sbagli. Invitare a non illudersi non equivale a stare zitti. Come ho detto, il mio è un invito a partire dalla situazione reale e a non illudersi di contare dove non possiamo contare. Comunque, non insisto.
Stefano G. Azzarà
Ennio Abate ma secondo te io sono un coglione?
Ennio Abate
Stefano G. Azzarà Ma che c’entra questa domanda con il mio commento? Io ragiono sulle cose dette e non metto etichette a nessuno.
[Questo contenuto non è al momento disponibile
In questi casi, generalmente significa che il proprietario ha condiviso il contenuto solo con un gruppo ristretto di persone, ha modificato chi può vederlo oppure lo ha eliminato.]
C’è da chiedersi, visto come risponde (argomenti, approccio, impostazione), e vista anche la sua propensione al turpiloquio (notata già da tempo) se la risposta alla sua ultima domanda non debba essere un fragoroso Sì.
SEGNALAZIONE
Paola Caridi
https://www.facebook.com/paola.caridi.56/posts/pfbid02NMd1rwci7wpkrGGDvxiEhbXYhJxV9YHkvbVvvk8B435hmLyqBQjFHPHxgdkWYbmMl
Stralcio:
Ora, l’obiettivo va ben oltre: distruggere l’avversario (il regime oppressivo e sanguinario degli ayatollah) per dare a Israele non solo la “sicurezza”, ma carta bianca nell’essere l’unica potenza politica e anche militare e nucleare nella regione. Il resto dei paesi, sotto ricatto o ancora una volta nella parte dei vassalli, non avrebbero la forza per reagire. Orientalismo allo stato puro, in versione di politica di potenza, che non è però solo appannaggio di Netanyahu. L’opposizione interna israeliana non la pensa molto diversamente. Compreso Yair Lapid, il volto dell’opposizione centrista.
Yair Lapid ha sorpreso molti, in Italia. Non chi conosce l’Israele di oggi, e sa che lo spettro politico è molto più compatto di quanto si pensi. Lapid e Netanyahu sono molto più vicini nella loro visione su sicurezza ed espansionismo. Come figura più rilevante dell’opposizione, Lapid lo ha detto pochi giorni fa, in conferenza stampa. “Sono favorevole a qualsiasi cosa garantisca agli ebrei un territorio ampio, vasto e rafforzato. Un rifugio sicuro per noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli”. E nel caso qualcuno lo ritenesse (ancora) l’esponente laico dell’opposizione, ecco su cosa poggia la visione politica di Lapid: “Il sionismo si basa sulla Bibbia. Il nostro mandato sulla terra di Israele è biblico, [e] i confini biblici della terra di Israele sono chiari… Pertanto, i confini sono quelli della Bibbia”. Né più né meno come mi dicevano quindici anni fa gli esponenti di una delle associazioni più radicali dei coloni israeliani, Ateret Cohanim. “Noi ce l’abbiamo la nostra road map. È scritta nella Bibbia”.
Israele è la Grande Israele, insomma, anche per Lapid e non solo per il cristiano-sionista ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee. Può arrivare fino all’Iraq, quindi a ridosso del confine con l’Iran. L’Iran, che nella lettura altrettanto biblica di Netanyahu, è ancora il grande avversario, oggi, come oltre duemila anni fa. Quindi si può attaccare, per cambiare il regime, forse, ma ancora di più per creare caos nella regione, come giustamente sostiene uno degli analisti più lucidi e acuti, Daniel Levy.
Vorrei far notare che la stampa Usa, non solo Rula Jebreal, ha sottolineato come Marco Rubio (il repubblicano più finanziato dall’Aipac) abbia dichiarato che gli Usa sono intervenuti perché sapevano che Israele lo avrebbe fatto, quindi a rimorchio, come già successo nel giugno 2025.
Qui il video dove ne parla Rula Jebreal
https://www.facebook.com/reel/1056408570879771
Ora, poiché i negoziatori che Trump ha scelto di mandare in Israele in queste settimane sono Steve Witkoff e Jared Kushner, credo sia lecito chiedersi: quando Steve Witkoff e Jared Kushner incontrano Benyamin Netanyahu, lo incontrano come diplomatici statunitensi che vogliono negoziare, contrattare, con il capo israeliano a rappresentanza degli interessi americani?
O Witkoff e Kushner sono imprenditori con interessi economici familiari, cioè privati, connessi agli interessi israeliani e incontrano non un capo di governo straniero, ma un ebreo come loro, Netanyahu, cioè si ritrovano insieme TRE EBREI ASKENAZITI SIONISTI, di famiglie originarie dell’Est Europa, accomunati da questo senso di appartenenza etno-religioso-ideologico che ha a cuore in modo inderogabile la sicurezza, la sopravvivenza e la prosperità dell’ebraismo, da loro identificato nello stato ebraico?