Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Voci nel nostro buio (2)

Per fermare la guerra bisogna essere più forti di chi vuole la guerra -
Per fermare la guerra bisogna essere più forti di chi vuole la guerra

4 Marzo 2026

Di Marco Veruggio

1..
Il mondo non ha ripreso a marciare verso una guerra mondiale a causa di Trump e di Netanyahu, dei farseschi leader europei o degli “Stati-canaglia”, ma perché ancora una volta, dopo gli anni e le illusioni della crescita economica senza sosta trainata dal digitale, il meccanismo della valorizzazione e dell’accumulazione capitalistica si è inceppato.

2.
Stati Uniti e Israele alla fine hanno attaccato l’Iran. Non lo hanno fatto per difendersi da una possibile aggressione, che lo stesso Pentagono ha smentito, né per aiutare gli iraniani. Il regime teocratico, infatti, se sopravviverà ne uscirà rafforzato per il solo fatto di essere sopravvissuto (e al momento mi pare l’ipotesi più probabile), se invece soccomberà, lascerà un paese devastato e conteso tra potentati locali legati alle diverse potenze globali e regionali

3.
Dal punto di vista militare l’esito del conflitto potrebbe essere deciso da un fattore materiale: le scorte di missili, droni e ordigni vari. Come in Ucraina, infatti, il fattore munizioni si conferma decisivo

4.
il massiccio ingresso in campo degli Stati Uniti e la reazione iraniana sui paesi del Golfo hanno trasformato il conflitto in una guerra non più limitata ma regionale e da decenni mai così vicina a qualcosa di ben più vasto.

5. l’aspetto più sconcertante della situazione: l’inerzia della sinistra sociale e politica, l’inconsistenza delle sue analisi e delle sue parole d’ordine di fronte a fatti tanto gravi. Lunedì mattina, mentre un diluvio di bombe si abbatteva sul Medio Oriente, il sito della CGIL pubblicava un’intervista a Landini sul referendum e i militanti delle maggiori organizzazioni della sinistra battevano mercati e piazze spiegando alla gente l’incombente minaccia che i membri togati del CSM siano estratti a sorte.

5. La sinistra più o meno radicale nell’attacco all’Iran ha trovato nuove ragioni per ripetere vecchi argomenti: per l’opposizione parlamentare e i suoi accoliti la guerra è solo un’occasione per criticare la Meloni, che non prende le distanze da Trump e non riferisce in Parlamento.

6.
Dall’estero arriva un comunicato della Confederazione Mondiale dei Sindacati che condanna l’uso della forza, esprime solidarietà ai lavoratori mediorientali, fa il solito appello alla diplomazia e alla legalità internazionale, ma non accenna a un solo atto che trasformi la solidarietà a parole in qualcosa di più concreto. Negli Stati Uniti, anche se per i sondaggi il 74% degli americani è contrario all’attacco all’Iran e persino nell’entourage di Trump si registrano distinguo e defezioni (Vance), i Democratici non vanno oltre la critica di metodo: Trump non ha avvisato il Congresso, Trump non ha pensato al dopo ecc.

7.
Il dato da cui partire è che al momento l’opinione pubblica sembra non aver ancora chiara la portata degli eventi. L’informazione non aiuta e la coscienza politica, come ci ha mostrato anche la tardiva reazione su Gaza, è in perenne ritardo sugli eventi. Ma se la situazione non precipita prima, può darsi che prima o poi una reazione ci sia

8.
Ciò che sta accadendo non è, come dicono in troppi, opera di un gruppo di matti saliti inopinatamente al potere. È il frutto naturale di un ordine globale capitalistico che crea ciclicamente guerre, crisi economiche, epidemie, catastrofi di varia natura e ciò è inscritto nella logica ferrea che lo regola: nessuno fabbrica merci per migliaia di miliardi di dollari se sa che non verranno mai usate. Vale per le auto come per le bombe.

9.
Chi governa davvero quell’ordine globale e oggi ci spinge cinicamente verso una nuova guerra mondiale è un pugno di miliardari schermati da un sistema politico che agisce in nome e per conto loro, chi agitando la democrazia e il patriottismo educato, chi invece il nazionalismo becero del “veniamo prima noi”, ma spinge compatto nella stessa direzione e va respinto in blocco, senza distinzioni tra buoni e cattivi, perché di buoni, purtroppo, lì dentro non ce ne sono.

10.

Sotto c’è chi è destinato a diventare carne da cannone e ha un solo modo di difendersi: mettere in campo i propri numeri e la propria forza, nel caso dei lavoratori anche l’organizzazione e la capacità decisiva di bloccare la produzione, i traffici, i servizi essenziali; concentrare quei numeri e quella forza a difesa dei propri interessi invece di disperderli nel sostegno a questa o quella fazione di banditi che si contendono il mondo

11.
viviamo in società che da tempo hanno rimosso la guerra dal proprio orizzonte e in cui, per giovani e anziani, riammettervela sarebbe un vero e proprio shock. Proviamo almeno a giocarcelo bene, sapendo che è difficile, ma che non c’è alternativa.

12.
Perché in un mondo in cui conta solo la forza non si può chiedere ai forti di autoregolarsi agitando la ‘legalità internazionale’, si può solo cercare di essere più forti di loro.

( https://www.officinaprimomaggio.eu/per-fermare-la-guerra-bisogna-essere-piu-forti-di-chi-vuole-la-guerra/?utm_source=substack&utm_medium=email )

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