2 pensieri su “In morte di…

  1. SEGNALAZIONE

    MOD – Società Italiana per lo studio della modernità letteraria

    Mod piange la perdita di Romano Luperini, morto ieri a Siena all’età di 85 anni. Socio fondatore e componente del suo primo Comitato scientifico, nel triennio 1999- 2002, Luperini ha diviso la prima parte della sua attività fra impegno politico e ricerca critica. Negli anni intorno al Sessantotto ha dunque contribuito alla formazione del movimento di contestazione nelle fila della pisana Lega dei Comunisti (e poi in Democrazia Proletaria) e, contemporaneamente, al ripensamento radicale della narrativa di Verga (“Pessimismo e verismo in Giovanni Verga” esce nel 1968 per Liviana). I suoi studi su questo autore e poi sugli scrittori vociani, su Montale, Tozzi, Pirandello, Fortini, il modernismo costituiscono punti di riferimento centrali nel dibattito critico; così come i saggi di teoria letteraria, nei quali si è misurato dapprima con lo strutturalismo e poi con la psicoanalisi e l’ermeneutica, affiancando sempre alla critica dell’ideologia la capacità di arricchire le risorse del discorso critico. Fra le sue opere, restano centrali, oltre alle monografie sugli autori sopra ricordati, la ricostruzione originale della storiografia letteraria affidata a “Il Novecento” (Loescher 1981), i saggi teorici e ‘applicati’ di “L’allegoria del moderno” (Editori Riuniti 1990), la personale reinterpretazione (sul modello di Benjamin, di Debenedetti e di Auerbach) della critica tematica con “L’incontro e il caso” (Laterza 2007), i quattro tomi di storia della letteratura italiana nel contesto europeo “La scrittura e l’interpretazione” (Palumbo 1999): lo stesso titolo di un fortunato manuale per le scuole, capostipite di un lungo impegno nella didattica della letteratura per l’editore Palumbo. Pregevoli anche i risultati narrativi degli anni Zero e Dieci, il cui risultato più impegnativo è probabilmente “La rancura” (Mondadori 2016). Ma forse Romano avrebbe preferito essere ricordato per i tre mesi passati in prigione nella primavera del 1968 e per aver sempre messo al primo posto l’insegnamento, la costruzione di comunità in dialogo, la fondazione di riviste («Nuovo impegno» negli anni Sessanta, «L’ombra d’Argo» e poi «Allegoria» negli Ottanta, «Moderna» alla fine dei Novanta). Forse avrebbe preferito che a essere messo in luce fosse il suo carattere al tempo stesso schivo e puntuto, che ne faceva il destinatario ideale e temuto di chi fa critica e, molto di più, il catalizzatore delle potenzialità altrui, il suscitatore di destini.

    Pietro Cataldi

  2. SEGNALAZIONE

    Poesia, genealogie a tiratura limitata. Intervista a Romano Luperini (2001)
    di Massimo Raffaeli

    https://www.leparoleelecose.it/poesia-genealogie-a-tiratura-limitata-intervista-a-romano-luperini/

    Stralcio:

    La situazione della poesia è diversa da quella della narrativa, perché la poesia non ha mercato, o lo ha scarsissimo. Sta ai margini e questo l’ha in un certo senso preservata, garantendole risultati più interessanti. Detto questo, quella della poesia rimane una situazione di solitudine e marginalità: lo spazio che le case editrici dedicano oggi alla poesia è molto inferiore a quello che le dedicavano negli anni ’60 e ’70, basta pensare a quanto facevano Mondadori, Einaudi, Garzanti, Feltrinelli e Guanda in quegli anni e a quanto fanno oggi. Oggi gli editori pubblicano solo poeti già storicizzati, come fiori all’occhiello, peraltro a tiratura molto limitata. Più che altro oggi c’è un interscambio fra produttori e fruitori, anzi i produttori sono molto più numerosi dei lettori; manca un vero e proprio pubblico della poesia. Ma la crisi è collegata ad altri elementi: per esempio, i poeti sono sempre più poeti-poeti, non sono più poeti-intellettuali, voglio dire che non si battono più per una poetica, non hanno più un programma, spesso sono o si dichiarano incapaci di difendere le proprie posizioni, non se ne assumono la responsabilità. E’ venuto meno il problema della legittimazione della poesia: in modo diverso, Fortini, Sanguineti, Sereni, hanno posto il problema della legittimità della poesia, mentre oggi si scrivono spesso poesie così come si cammina sui prati, o come si fa un qualunque lavoro specializzato. Fino al ’78 precisamente (quando escono i Poeti italiani del Novecento di Pier Vincenzo Mengaldo) la critica accademica ha accompagnato la produzione dei poeti contemporanei: oggi questo non c’è più, lo stesso Mengaldo dichiara di non avere interesse o fiducia nei riguardi della produzione più recente. Tutto ciò indica che la critica si allontana dalla poesia e che, viceversa, la poesia si allontana dalla critica, con effetti negativi per l’una e per l’altra…

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