1. Provo orgoglio per le cose fatte e per il contributo alle conquiste sociali degli anni ’70. Scusate se ne elenco alcune: Riforma psichiatrica, Statuto dei lavoratori, Riforma sanitaria, Riforma del diritto di famiglia, Legge che abolisce le classi speciali, il divorzio. Il nostro contributo è stato importante e la società italiana è migliorata. Culturalmente in particolare nel rapporto con l’autorità (tutte, dal padre al ministro degli interni, al caporeparto, al professore, potevano essere messe in discussione) e nella promozione del ruolo della donna.
2. Successe che nelle elezioni del 1976, i tre gruppi maggiori della sinistra extraparlamentare (Manifesto-PDUP, Avanguardia Operaia e Lotta Continua) si presentarono uniti come Democrazia Proletaria e presero 1,6% e 6 deputati mentre noi sognavamo un risultato del 10 % e un governo delle sinistre con il PCI. Questa sconfitta portò a uno sgretolamento del movimento. E mentre pochi continuarono l’esperienza, i più si ritirarono dall’impegno politico, con gruppi che si persero nell’uso di droghe, altri, non propriamente dell’area di Democrazia Proletaria ma di settori più radicali, divennero terroristi delle BR o Prima Linea e altri fecero altro. Si dedicarono ad una professione, cominciarono a gestire il tempo libero occupato prima dalla politica andando al cinema, leggendo un romanzo o viaggiando.
3. Ma questa foto di Marx esprime bene come quella esperienza storica che stava dietro il nostro impegno, quella del comunismo, mentre ha rappresentato un incredibile scarto nella storia dell’emancipazione dei deboli a livello globale, ha prodotto tragedie nella sua applicazione pratica.
4. La creazione dell’uomo nuovo e il comunismo come sintesi suprema in cui viene rimossa ogni contraddizione sociale e la liberazione concreta dell’individuo umano con la storia che raggiunge il suo compimento dopo la dittatura del proletariato, era un orizzonte impossibile, una cosa irreale come “Ama il tuo nemico o porgi l’altra guancia” del Vangelo, o “Rispondi al male con il bene” del Corano.
L’uomo non è buono. “Il partito ha avuto il sopravvento sui Soviet” e non poteva che andare così.
5. Ma “Lo scavare alla ricerca di un tesoro che non esiste dissoda ogni zolla, dispone la terra ad essere fertile” (Passerini). E così è avvenuto l’avanzamento culturale e materiale di cui parlavo prima. È necessaria quindi un’utopia ?
Non lo so…certo che senza un forte movimento sociale nelle società vincono i ricchi.
6. E lo sappiamo bene nell’epoca attuale zeppa di qualunquismo, pessimismo, cinismo …e qui vorrei leggere un pezzo di Calvino scritto quasi 50 anni fa. Ma ancora attuale.
“Abbiamo detto che un rapporto affettivo con la realtà non ci interessa; non ci interessa la commozione, la nostalgia, l’idillio, schemi pietosi, soluzioni ingannevoli per la difficoltà dell’oggi: meglio la bocca amara e un po’ storta di chi non vuole nascondersi nulla della realtà negativa del mondo. Meglio sì, purché lo sguardo abbia abbastanza umiltà e acume per esser continuamente capace di cogliere il guizzo di ciò che inaspettatamente ti si rivela giusto, bello, vero, in un incontro umano, in un fatto di civiltà, nel modo in cui un’ora trascorre…Non possiamo sopportare la sufficienza, il cinismo freddo, lo sguardo di chi sa tutto e non si brucia, di chi non rispetta e ammira il fare, l’ardire, il durare degli uomini e delle donne. La coscienza acuta del negativo non vogliamo per nulla attenuarla, proprio perché essa ci permette d’avvertire come continuamente sotto di esso qualcosa si muove e travaglia, qualcosa che non possiamo sentire come negativo, perché lo sentiamo come nostro, come ciò che sempre finalmente ci determina.”
7. Penso che siano due le antropologie che ci caratterizzano come umani.
Quella secondo cui noi non cerchiamo per natura amici, ma ci avviciniamo a persone da cui ci vengano onore e vantaggi. L’essere umano sarebbe infatti mosso soltanto da spinte alla competizione, alla diffidenza e alla gloria, spinte che lo portano a condurre come ‘homo homini lupus’, una vita solitaria, misera, sgradevole.
Tuttavia, c’è un’altra antropologia secondo cui l’essere umano sarebbe dotato di una naturale socievolezza e la sua costituzione morale è considerata una combinazione di ragione e sentimenti. La natura umana sarebbe orientata alla simpatia, sensibile al dolore e all’umiliazione del prossimo, aperta alla libertà, capace di ragionare, argomentare, disapprovare, convenire.
Contento di provare ancora oggi emozione quando ascolto la musica dell’Internazionale, e irritazione per le auto di lusso, mi sento di appartenere più alla seconda antropologia.
8. Concludo. L’impegno politico-sociale che ha rappresentato in quel periodo una parte essenziale della mia condizione esistenziale, e ancora lo rappresenta in un altro modo, è solo un pezzo di vita e non so se il più importante. Questa consapevolezza non ce l’avevo. La politica era tutto o quasi.
Ma…vi cito una frase di un romanzo che sto leggendo, si chiama “Ferrovie del Messico”.
“Triste nel profondo, istintivamente, come tutti gli esseri umani consapevoli e sensibili, ma entusiasta. E l’entusiasmo piomba la tristezza, riempie quella cavità che è l’anima umana”.

OBIEZIONI AD AMBROGIO MANENTI
Ma l’albero svetta là, sulla strada dimenticata.
Orrido non è. Alle belle onde non cede.
Non gocciola spiccioli d’imposti doveri.
Dà dolore vero. Poiché innalza il conflitto
sconfitto, scorcia il nostro sgomento
e fermo a quello lo ritorce.
(E. A., L’albero)
1. Sconfitta.
«Infelice risultato delle elezioni politiche del 20 giugno 1976. Questa sconfitta portò a uno sgretolamento del movimento.»
Lo sgretolamento del movimento è precedente. Non vale in questa occasione fissare una data precisa ma già con la strage di Piazza Fontana si ha un suo “arretramento” o “indebolimento”. Le bombe e gli assalti fascisti non lo bloccarono; però non furono moscerini fastidiosi. Imposero ai gruppi extraparlamentari sorti in contemporanea – “alleati viaggiatori” (G. Majorino) o “mosche cocchiere” del movimento? Scegliete voi – ardui problemi di autodifesa (servizi d’ordine, ecc.) di correzione della propria e altrui spontaneità. Non tutte le espressioni di libertà comparse nel ’68 poterono più crescere o fecondare come molti speravano: “progressivamente”, come un fiume che s’ingrossa sempre più.
A sgretolarsi nel 1976 – e non solo per il risultato elettorale deludente: basti pensare al femminismo – sono proprio i gruppi extraparlamentari. Che fallirono nel tentativo di costruire una FORMA capace di dare continuità e maggior vigore al movimento.
Al posto del PARTITO vennero fuori dei “partitini”. Al posto della LIBERAZIONE, possibile solo con un coagulo di energie – (blocco storico lo chiamava Gramsci) – capace almeno di fronteggiare gli avversari (che non era solo la DC: qui vedo il limite del commento di accompagnamento al Video proiettato nella serata del 21 aprile), si ebbero tentativi le “liberazioni individuali” o “di genere” (delle donne, degli omosessuali, dei matti, ecc.) ma senza più un linguaggio e una prospettiva in comune. Che man mano vennero incanalate in senso consumistico dai mass media o convogliate verso il ritorno all’ordine dalle Istituzioni storicamente consolidate. (Ad es. alla Comunione e liberazione, fondata già nel 1954: https://it.wikipedia.org/wiki/Comunione_e_Liberazione)
2. Il cosiddetto “riflusso” o “ritorno al privato”.
« i più si ritirarono dall’impegno politico, con gruppi che si persero nell’uso di droghe, altri, non propriamente dell’area di Democrazia Proletaria ma di settori più radicali, divennero terroristi delle BR o Prima Linea e altri fecero altro. Si dedicarono ad una professione, cominciarono a gestire il tempo libero occupato prima dalla politica andando al cinema, leggendo un romanzo o viaggiando».
Il processo sarebbe da esplorare meglio. Come era eterogeneo il movimento nella sua fase ascendente, così lo fu anche nella fase discendente o decadente. Non convince proprio la visione dicotomica tra un prima riempito soltanto dalla “politica” e un dopo finalmente liberato da questo soffocante “coperchio”.
Si faceva l’amore, si andava a cinema, si leggevano romanzi (o saggi), si viaggiava anche prima! (E in queste cose non è la quantità di tempo l’elemento discriminante. E del resto eros, gioia, affettività circolava in qualche misura anche quando si faceva politica. ( Vedi testimonianza di Luca Visentini, uno di AO: https://www.poliscritture.it/2018/04/05/da-sognavamo-cavalli-selvaggi/ ).
Perché non pensare, dunque, alla vera differenza tra quel prima e quel poi?
Che per me è differenza tra due politiche: ad una politica che puntava ad una trasformazione dell’intera società e si trovava di fronte il rifiuto feroce da parte delle classi dominanti (fino all’uso delle stragi di civili come a Piazza Fontana) si sostituì un’altra politica di concessioni o riconoscimento di spazi liberi ma ben delimitati e anche contraffatti in senso consumistico e di ritorno ad un ordine più sopportabile dai dominatori.
3. Comunismo=Stalinismo=Fascismo-Nazismo?
«La creazione dell’uomo nuovo e il comunismo come sintesi suprema in cui viene rimossa ogni contraddizione sociale e la liberazione concreta dell’individuo umano con la storia che raggiunge il suo compimento dopo la dittatura del proletariato, era un orizzonte impossibile, una cosa irreale come “Ama il tuo nemico o porgi l’altra guancia” del Vangelo, o “Rispondi al male con il bene” del Corano. L’uomo non è buono. “Il partito ha avuto il sopravvento sui Soviet” e non poteva che andare così.»
Questo è davvero un riassunto storicamente troppo disinvolto e dilettantesco della storia del comunismo.
La “creazione dell’uomo nuovo” era obiettivo di Stalin non dei gruppi di nuova sinistra. (Non almeno di AO, Pdup, LC).
«il comunismo come sintesi suprema in cui viene rimossa ogni contraddizione sociale e la liberazione concreta dell’individuo umano con la storia che raggiunge il suo compimento dopo la dittatura del proletariato»?
Ma questa è la visione denigratoria degli avversari del comunismo!
Non voglio fare il “professorino” ma nel 2017 ho dedicato un commento dettagliato in tre puntate alla voce ‘Comunismo’ scritta da Franco Fortini nel 1989. Qui la prima:
https://www.poliscritture.it/2017/03/09/appunti-politici-6-comunismo-di-f-fortini/
Non dico neppure di farci su un seminario. Ma almeno, con Wittgenstein, «su ciò di cui non si può parlare [perché se ne sapeva forse poco e male in quegli anni e oggi anche quel poco si è perso nelle memorie individuali], si deve tacere». E non proclamare con una certezza sospetta: « era un orizzonte impossibile, una cosa irreale». Si può dire: ci siamo illusi, abbiamo sbagliato questo o quello o tutto, ci hanno sconfitto . Ma non si può abolire un problema che la realtà di sfruttamento e di guerra continua a riproporre.