M come melodia


FRA I BANCHI

di Angela Villa 

La melodia è l’arte di dare senso, a una successione di note.

Insegnare a scrivere vuol dire cercare un senso, creare una melodia. Meraviglioso, quasi poetico. Se non fosse che, nella pratica, è un tentativo di sopravvivenza, si procede spesso per tentativi e molti errori.
Prima di decidermi a presentare il corsivo, mi è capitato spesso di svegliarmi all’alba e scervellarmi su come e quando farlo. Ho navigato in quella palude di consigli online, finendo inevitabilmente sui profili che esibiscono quaderni impeccabili, senza una sbavatura, una macchia di cioccolato, un’orecchia nell’angolo della pagina. Alla fine ne esco più indecisa di prima.
Forse è meglio proporre una full immersion immediata?
Spesso si presentano tutti i caratteri contemporaneamente già in prima e questo genera difficoltà per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento; per questo motivo molti insegnanti preferiscono attendere la classe seconda, prima di presentare il corsivo e decidere insieme nel gruppo di programmazione. Sebbene la programmazione si faccia in team, la verità è che quando si entra classe, si è sempre soli.
Secondo le più recenti ricerche neuroscientifiche, sarebbe meglio attendere che i bambini abbiano preso confidenza con la lettura prima di introdurre il corsivo. Questo permette loro di esplorare l’alfabeto con la dovuta calma. In un’epoca dominata dai tablet, dove anche un bimbo di due anni sa sbloccare uno schermo, rallentare per tracciare una lettera diventa un atto di resistenza.
I miei alunni, quando scrivono da soli, i loro biglietti durante l’intervallo, scelgono sempre lo stampato maiuscolo mescolando un po’ tutto, mi è capitato di vedere una y al posto di una ì e una doppia w al posto di una m. Solo un piccolo gruppo usa sempre il corsivo, ho chiesto il perché:

“Perché mia madre ha detto che siamo indietro col programma…”

Per rendere la cosa ancora più affascinante e coinvolgere tutti, ho inventato l’Ufficio di Scrittura: un albo illustrato con tutti i caratteri che usano come scudo spaziale sul banco. Fanno a gara per averlo.
Il mio immaginario: che bello, ho creato la classe perfetta.
La realtà: a volte si nascondono dietro il cartoncino per fare qualche disegno invece di scrivere.
Per invogliarli ho inventato la favola di Tip e Titta, due folletti che per non perdersi nel bosco, devono distinguere:

  1. Lettere Cielo: quelle che puntano in alto (sono avventurose e non soffrono di vertigini).
  2. Lettere Terra: quelle che vanno verso il basso (non hanno paura di sporcarsi di fango).
  3. Lettere Prato: quelle che stanno comode nel rigo piccolo (le pigre del gruppo).

Quando correggo, mi capita di dover decifrare le diverse calligrafie, ci sono lettere che assumono forme strane e indecifrabili; quindi ripiombo nell’indecisione: forse ho anticipato troppo i tempi, forse ho sbagliato tutto.
Ma esistono gli “attesi imprevisti”.
L’altro giorno avevo davanti il mio alunno che solitamente ha le molle sotto i piedi. Dovevano copiare un testo in corsivo. Erano le dieci e trenta, in genere andiamo in giardino, loro giocano e io mi godo la bellezza di un albero.
Era tutto concentrato e sussurrava un motivetto a bocca chiusa io, pensando che stesse perdendo tempo, gli ho suggerito:
«Scrivi in stampato maiuscolo, così finisci prima»
Lui non ha nemmeno alzato lo sguardo dal foglio:
«Non posso, maestra. Sono troppo “preso” dal corsivo.»

Consiglio di ascolto
Il Coro a bocca chiusa della Madama Butterfly è il trionfo di una melodia fatta solo di respiro.

https://www.youtube.com/watch?v=nbQDY0i7_88&list=RDnbQDY0i7_88&start_radio=1

 

 

3 pensieri su “M come melodia

  1. Grazie Angela, per questa testimonianza…su quanti dubbi e difficoltà l’insegnante si trova ad affrontare con i bambini di prima elementare nell’approccio alle lettere per scrittura e lettura…Non ci sono manuali didattici sicuri, allora si ricorre alla creatività …e poi succede il ‘miracolo’, cioè la creatività dei bambini stessi entra in gioco e non ti spieghi come da un giorno all’altro loro non hanno più bisogno di te…si fa per dire. Da giovane, come supplente per qualche mese in prima elementare, ho fatto la tua stessa esperienza…

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