di Teresa Paladin
I racconti della Mansfield, grande scrittrice moderna, sono considerati un punto di riferimento imprescindibile nella letteratura del Novecento. Kathleen Beauchamp, questo il suo nome di nascita, nasce a Wellington in Nuova Zelanda il 14 ottobre del 1888 e arriverà per la prima volta a Londra nel 1903 insieme alle sorella Charlotte e Vera per completare i suoi studi presso il prestigioso Queen’s College. Qui crea il suo nome d’arte trasformando il dolce kathleen che viene indurito con la r in Katherine, cui aggiunge Mansfield, cognome della nonna materna: nasce così la sigla KM.
Il rientro a Wellington nel 1907 le crea inquietudine. Diventata ormai insofferente ai convenzionalismi e al conformismo della società neozelandese e in cerca di libertà, seriamente innamorata della capitale britannica (“Londra … è la vita”), non rinuncia al suo desiderio di tornare a Londra fino a quando, nel giugno 1908, i genitori capitolano. Il 6 luglio Kathleen lascia per sempre la Nuova Zeland; ha 19 anni ed è ben intenzionata a portare avanti l’amore per la scrittura scoperto già a 10, quando il primo di tanti altri racconti era stato pubblicato sul giornalino scolastico.
Alla società londinese KM si presenta come una personalità moderna, in grado di anticipare mode future. E’ una delle prime donne a tagliarsi i capelli corti, acquista un kimono nero e lo ricama oltre a indossare camice russe ricamate e a collo alto, porta scarpe dai tacchi alti e gonne al di sopra del ginocchio: immaginiamo che nei primi anni del secolo scorso non dovesse passare inosservata!
Generosa, impulsiva, a volte scontrosa ma sensibile, il carattere passionale le dava un fascino esotico e misterioso e possedeva una naturale propensione verso esperienze non convenzionali.
Un suo pensiero riassume tutto ciò: “Risk anything! Care no more for the opinion of others…Do the hardest thing on earth for you. Axct for yourself. Face the truth”. (Rischia qualsiasi cosa! Non preoccuparti più dell’opinione degli altri… Fai la cosa più difficile del mondo per te. Prenditi cura di te stesso. Affronta la verità).
A Londra inizia il suo percorso narrativo col pubblicare racconti brevi su importanti riviste letterarie, come The new age, dove scrivevano G.B. Shaw, H.G. Wells, Arnold Bennett, e il Rythm, fondata da John Middleton Murry, che nel 1918 diventerà suo marito.
Secondo Katherine Mansfield gli scrittori inglesi di quegli anni si distinguevano per la convenzionalità dei loro scritti, che rifletteva una concezione essenzialmente materialista e statica del mondo e della letteratura, senza approfondimenti autentici sui misteri e la vulnerabilità dell’ animo umano.
KM ama Wilde, Joyce, Dostoevskij, Tolstoj ma solo di Cechov parlerà come del “suo unico amico”. Lo scrittore russo rappresenterà infatti una scoperta fondamentale che segnerà una svolta nella sua scrittura e contribuirà a definire il suo originale stile narrativo. Di Cechov apprezza lo stile interrogativo, che per KM è la quintessenza della letteratura. KM afferma infatti nelle sue osservazioni critiche che ciò che dovrebbe fare lo scrittore non è tanto risolvere una domanda quanto porre una domanda: “Non è compito dello scrittore dare soluzioni, ma porre le domande giuste”. Parlare di una letteratura che interroga è un evento concettualmente innovativo e potente, che apre alla concezione moderna della letteratura facendo di lei un’ esponente di punta non solo del Modernismo di quegli anni ma di tutta la narrativa contemporanea. Per un gioco del destino morirà nel 1923, esattamente come Cechov, di tisi.
Altro importante evento che amplia l’orizzonte della sua poetica è la prima mostra dei pittori impressionisti organizzata a Londra nel 1910. Qui scopre l’arte di Van Gogh e rimase estasiata di fronte ai Girasoli e a Il postino di Roulin: in quei quadri passava “un fremito di libertà” che era impossibile ignorare. Van Gogh non si accontentava di dipingere la realtà, la creava riprendendo elementi riferiti a uno squarcio di vita quotidiana: un paio di scarpe, paesaggi campestri o notturni ma luminosissimi, dei fiori. Ogni oggetto guardato e presentato nell’atto di affermare la propria vitalità, come in un “fremito di presenza”: lei avverte l’intuizione di voler scrivere il pulsare della vita, “La vita della vita” nell’ istante che attraversa l’animo.
La svolta definitiva nella sua arte narrativa avviene a causa di un dolore intenso. Il 6 ottobre del 1915 Leslie, fratello amatissimo, muore al fronte per una granata. Lei si rifugia in Francia, vicino Marsiglia, per superare il trauma della perdita e qui il suo amore per Leslie la riporta con la mente a quella terra da dove era fuggita otto anni prima: matura la decisione di scrivere per riportare in vita la loro infanzia, ciò che avevano vissuto insieme, cosa era stato, chi erano stati, la Nuova Zelanda.
Il ritorno a Londra le spalanca l’incontro con l’intellettualità raffinata che si riuniva nel salotto di Garsington, la sontuosa dimora della mecenate Ottoline Morrell aperta a intellettuali, artisti e politici. Nella casa della sua nuova amica conoscerà Bertrand Russell, che la definì “una mente brillante” lo scrittore D.H. Lawrence e la moglie Frieda, la pittrice Dorothy Brett, Aldous Huxley e Cristina e Leonard Wollf.
Sarà l’amica Cristina Woolf a proporle di essere la prima autrice pubblicata dalla Hogarth Press, fondata da lei e Leonard nel 1917. Viene così pubblicato Preludio. Sarà l’inizio di un nuovo stile di scrittura nella storia della letteratura. Del resto è proprio Virginia Woolf a fornirci della Mansfield una lode insuperabile in occasione della pubblicazione di Preludio, quando, parlando a Clive Bell, suo cognato, afferma “Sostengo ….che il racconto di K.M. ha un qualche cosa che lo qualifica come opera d’arte, a parte l’evidente maestria dell’autrice, per cui vale la pena di pubblicarlo”.
Dotata di una rara e preziosa capacità di scrittura Mansfield diventa una tra le voci più significative del panorama letterario di inizio ‘900.
Totalmente diversi dagli altri scrittori del’epoca che stavano rinnovando le tecniche letterarie, i racconti della Mansfield ci appaiono come una di quelle luminose e incredibili rivelazioni che stupiscono il lettore. Leggendoli non avvertiamo alcun “distacco” dalle pagine, che offrono il sapore della contemporaneità per efficacia comunicativa e capacità di scavare in profondità in zone totalmente inesplorate.
La prosa breve della scrittrice neozelandese -che non scrisse mai un romanzo- è . «La sola scrittura di cui sia mai stata invidiosa», scrisse Virginia Woolf in riferimento allo stile dell’amica-rivale. Robert Carver e Alice Munro riconoscono in lei una maestra e oggi è considerata dai critici una delle vette inarrivabili del racconto breve.
Per cosa si caratterizzano le sue storie? La sua è una narrativa degli anti-eroi, delle persone comuni, ossia di noi lettori riflessi nello specchio di una storia inventata (forse) ma in qualche modo sempre riferita a fatti e persone reali. Non troviamo truffe o raggiri, situazioni mistiche o irriverenti, casi patologici o rivolte di gruppo. La Mansfield cattura le infinite sfumature dell’ esistenza riferendosi sempre a situazioni comuni e fatti quotidiani: una ragazzina al suo primo ballo, un innamorato timido che è timoroso di dichiararsi, un’insegnante che fa lezione, una cena tra amici, una festa in giardino.
La capacità di cogliere l’essenza dei personaggi scolpendola in poche perfette frasi è la “firma” distintiva che rende i suoi racconti esemplari. Del resto di sé e della sua modalità di scrittura scrive: “Quando passo davanti a un vetrina di mele non posso fare a meno di fermarmi e fissarle finché non sento che io stessa sto diventando una mela…Quando dipingi mele non senti che i tuoi seni e le tue ginocchia diventano mele? O ti sembrano delle sciocchezze? A me no…Quando scrivo di anatre giuro che sono un’anatra”.
Dove nasce il fascino della sua scrittura poetica e coinvolgente? La sua narrazione è concentrata sul mondo interiore, sulle emozioni e sui “lampi” di intuizione.
In lei l’interiorità non si svela attraverso la descrizione, ma attraverso immagini e dettagli luminosi che trasmettono esperienze e sensazioni in presa diretta, per cui l’ IO si dispiega nelle sue emozioni e azioni senza alcun rimando al passato.
Katherine Mansfield cattura momenti fugaci e dettagli apparentemente insignificanti che aprono la strada a profondità emotive e scoperte esistenziali. In tutti i suoi racconti esiste “quel” momento che permette a un gesto banale o a un evento minimale di trasformare la realtà e la sua interpretazione. Il personaggio, andando oltre il «già conosciuto», arriva così a una nuova percezione del proprio mondo emotivo ed esperienziale, una nuova visione della vita, perché l’istante della rivelazione cambia per sempre la realtà interiore dei personaggi.
E’ importante notare che la “rivelazione improvvisa” non è una tecnica soltanto letteraria per la Mansfield, ma un evento-cardine che riguarda tutti, è la stessa realtà che conduce ognuno, prima o poi, a scoperte, folgorazioni, sorprese che allargano l’orizzonte della realtà.
Nelle pagine della Mansfield troviamo un’ ironia elegante, fatta di leggerezza e raffinatezza, diretta a mostrare la vacuità di certe esistenze o valori borghesi. L’ironia non è solo nel contenuto, ma nello stile narrativo con la creazione di “squarci di rivelazione”, spesso basati sul contrasto tra ciò che i personaggi pensano e ciò che realmente accade. L’ironia nella Mansfield ha un timbro originale: non mira mai a ridicolizzare, ma a svelare le fragilità e le contraddizioni dell’individuo, le dinamiche nascoste dietro le apparenze, la verità profonda dell’ interiorità “trafitta da lampi tragici” .
Questa grande maestra nella difficile arte del racconto breve focalizza nelle sue storie temi che sono presenti in ogni momento e in ogni esistenza: la fragilità della vita ma raccontata insieme allo stupore, l’affiorare improvviso del male o dell’elemento disturbante, la felicità che arriva improvvisa, potente e inspiegabile e indistruttibile (vedi il racconto “Felicità”).
KM con la sua scrittura vibrante e incisiva parla al cuore dei lettori perché ogni sua pagina introduce un’emozione e ci lascia qualcosa grazie alle atmosfere che lei crea. Nelle sue storie rivela la varietà delle emozioni umane in maniera straordinariamente autentica perché le parole diventano immagini, sono come un dipinto che rivela pezzi di vita, storie e immagini struggenti.
La sua scrittura attenta e precisa ad attimi e dettagli nasce dallo stesso sguardo verso la vita che animava le sue giornate, come testimoniano i suoi scritti personali:
‟Senza emozione la scrittura è morta”.
“La vita, per me, non è mai abitudine. È sempre meraviglia.”

Il personaggio è stato studiato in tutte le sue sfumature in maniera approfondita,non banale.
Katherine Mansfield è una scrittrice in grado di stupire, ringrazio per il giudizio di sulla profondità dell’articolo scritto
Grazie Teresa, a me personalmente di lei colpisce molto questa capacità di scomparire dentro la scrittura, di lasciarci l’effetto della vita sulla storia, sul racconto.