Il linguaggio come organo biologico della prassi pubblica

Orpello grafico 2 (dettaglio di copertina)

di Donato Salzarulo

Concentrarsi sul fatto-che-si-parla, non su ciò-che-si-dice

LANGUE, PAROLE E LANGAGE

Il linguaggio ha un lato individuale e uno sociale, senza che sia possibile concepire l’uno senza l’altro. Il lato sociale è ciò che Ferdinand de Saussure chiama langue, “lingua”. Ogni parlante, alla nascita, ha a disposizione una langue: francese, italiana, tedesca, e così via. L’utilizzazione fatta dai singoli parlanti di questo dizionario è detta parole, equivalente a “parola”, come nelle locuzioni italiane “prendere la parola”, “dare la parola”, e locuzioni simili. Agli inizi del Corso di linguistica generale, si parla anche dilangage, inteso come facoltà del linguaggio articolato posseduta da ogni individuo. Saussure preferisce, però, non farlo rientrare nel suo progetto di ricerca, considerandolo un groviglio di elementi fisiologici, biologici e psicologici. Tuttavia, se si desidera comprendere cosa significhi “prendere la parola”, occorre necessariamente concentrarsi sul fatto-che-si-parla, non su ciò-che-si-dice, bisogna mettere a fuoco l’azione di enunciare. Paolo Virno discute accuratamente proprio di questo nella Parte prima del suo importante libro Quando il verbo si fa carne. Linguaggio e natura umana (Bollati Boringhieri, 2003).

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