appunti- stralci da vari autori dal 3 al 7 giugno 2026
A me, in franchezza, Erri De Luca (EDL) mi è sempre stato ben poco simpatico. Ho letto, nel passato, diverse sue cose. In parte con un qualche fastidio. Divenuto crescente.| Sentivo l’odore di un combinato disposto, ossia quella sorta di connection tra egotismo autoriale, promozione commerciale del brand, titillamento di un segmento di pubblico – quello progressista – che cerca oramai da tanto, troppo tempo, qualcosa e qualcuno a cui fidelizzarsi per non dovere affrontare la miseria di una quotidianità senza orizzonte politico. Un pubblico, beninteso, con un certo portafoglio a disposizione.| EDL non parlava, oracolava. Le parole gli uscivano dalla bocca come scarti di una sorta di stipsi comunicativa.| Aveva convertito la sua trascorsa militanza politica in una fertile affermazione individuale.ha detto due cose che non sono piaciute. La prima: non è appropriato parlare di genocidio contro il popolo palestinese | La seconda: ha usato per sé la definizione di “sionista”| ormai è sufficiente contestare la definizione, pur riconoscendo i crimini di guerra israeliani, per essere considerati dei turpi collaborazionisti.| L’argomento Palestina è delicatissimo. A scanso di equivoci (in realtà non si riesce mai a scansarli) è chiaro che, in reazione alla barbarie del 7 ottobre, Israele ha commesso gravissimi crimini di guerra, massacrato decine di migliaia di civili, affamato e sfrattato di fatto un popolo dalla sua casa. È altrettanto chiaro che nei territori palestinesi occupati dai coloni ebrei vige una forma di apartheid intollerabile alimentata dai deliri suprematisti di quei criminali politici che governano oggi Israele, loro e chi li ha scelti e difesi nel ruolo, cioè il responsabile numero uno: Netanyahu. Tuttavia, queste verità non possono cancellare il senso di quel che, più timidamente, De Luca cerca di spiegare persino nel suo post di precisazioni. Dirsi antisionista non vuol dire opporsi alle politiche colonialiste di Israele, cosa che qualunque democratico in ogni angolo di pianeta è motivato a fare. Dirsi antisionista significa, testualmente, dirsi contrario all’esistenza di Israele. E, sempre per evitare ipocrisie, bisogna riconoscere un’altra verità: in chi usa “sionista” come il più infamante dei marchi c’è sicuramente una quota di persone che equivocano il termine. Ma c’è anche una quota che lo usa consapevolmente, perché ritiene appunto che Israele non abbia diritto di esistere, quale che sia il suo governo
Io sto dalla parte di tutti quegli israeliani, stanchi come siamo stanchi noi di certa supremazia bianca occidentalista che parla a vanvera di democrazia e in nome della quale Israele ha deciso di voltare pagina. Non è più il mio stato. Lo era prima, adesso non più. <Not in my name>, dunque. Nonostante Erri de Luca.|
«LA MAGNIFICA UMANITÀ creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» è l’incipit dell’enciclica che, come un filo rosso, attraversa tutto il testo, riproponendo più volte l’alternativa fra Babele («un progetto di dominio che finisce per disumanizzare») e Gerusalemme, ricostruita dal profeta Neemia insieme al popolo per «rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che esposto».| riduce «la creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante». Un potere in mano a pochi «grandi attori economici e tecnologici», che «tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico», grazie anche all’Ia.|
Non è più il tempo di manierismi, di parole decorative o di versi aulici inessenziali. E neppure di confronti con un passato glorioso che non-è-più; perché “gloriosa” non è più questa realtà. Sarebbe da ingenui e velleitari voler aspirare a quei versi perfetti, che furono specchio di una realtà meno complessa; lontana dalla minaccia di annientamento dell’essenza umana. Si chiede oggi alla Poesia un vero impegno, per arginare una deriva dell’inconsapevolezza di sé – in vero pericolo – che non può che passare dalla ri-nascita della parola poetica; e nostra.
2.
quindi qualunque cialtrone che sappia un minimo argomentare riesce a sembrare un esperto.
Il convitato di pietra di tante posizioni rimane ancora oggi infatti il sionismo idealizzato, romantico, con sfumature mistiche. Vedi il recente caso di Erri De Luca: “sionismo non nel senso di quello che abbiamo declinato quotidianamente davanti agli occhi, sionismo nel senso che dico io per come me lo sono scolpito nella mitologia personale e politica nei miei anni di formazione”. Se provi a scalfire questo mito per chi ci è cresciuto è peggio che insultargli la mamma.
Sono piacevoli letture, che spaziano nel tempo e nella storia intellettuale umana, ma ad osservare da vicino l’impalcatura del libro costruita da Harari, ci si accorge presto che il castello dorato perde pezzi e fa acqua ovunque| La seconda parte del libro – il network inorganico – si concentra invece sui tratti distintivi e i pericoli dell’intelligenza artificiale, che lui considera “implacabile” ma anche “fallibile”. Le preoccupazioni maggiori che emergono in questa parte sono che le IA possono farci il lavaggio del cervello, falsare elezioni, spingere i popoli alla guerra civile, aumentare la divisione politica nelle democrazie, generare discriminazioni e sorvegliarci meglio di un regime totalitario, sancendo la fine della privacy. Il potere economico concentrato nelle mani di Google invece lo preoccupa molto meno. | La parola capitalismo, infatti, compare solo 7 volte in 600 pagine. E di queste 7, 6 sono citazioni in nota di altri autori, mentre Harari la usa una sola volta in tutto il libro! Una! Harari menziona centinaia di volte il totalitarismo, ma del capitalismo non c’è traccia.| Continua ad accusare la tecnologia di avere un potenziale distruttivo intrinseco, trattandola come una divinità aliena, ma questo è pericoloso, perché oscura la natura umana ed economica dell’IA. L’IA viene descritta come un’intelligenza aliena (inorganica). Mentre l’IA non è né intelligente né artificiale, come ha invece osservato Kate Crawford, che descrive l’IA come un apparato socio-tecnico emerso da un complesso militar-industriale capitalista in un contesto di deregolamentazione politica. Ma in 600 pagine di libro sull’IA non menzionato mai Crawford, una delle più eminenti critiche globali dell’IA.
Israele non è solo effetto del sionismo ma soprattutto del nazismo, delle leggi razziali, della Shoah, dei pogrom anche successivi alla guerra, del fatto che la gran parte dei paesi avevano chiuso le frontiere.
una tale efferatezza non si sarebbe prodotta non solo con italiani, ma anche con europei poveri si sarebbe giunti al massimo a pestaggi e intimidazione, mentre qui ha agito una convinzione di impunità per la debolezza del soggetto | il migrante con le sue oggettive difficoltà a diventare una persona giuridica è il soggetto ideale perché se non incarna quella nuda vita, che non può reclamare per sé nessun diritto, di cui ha parlato a suo tempo Agamben, di certo le si avvicina molto.
Lo squadrista minore Travaglio
La prima è il costo. Realizzare un film richiede normalmente risorse enormi; l’IA potrebbe permettere a persone prive di finanziamenti, troupe o accesso all’industria di produrre opere che altrimenti non esisterebbero.La seconda riguarda la rappresentazione di eventi reali che non è stato possibile filmare. Non soltanto il passato remoto o gli eventi storici, ma anche fatti contemporanei avvenuti lontano dalle telecamere, in contesti di censura, guerra o repressione. In questi casi l’IA potrebbe diventare uno strumento di ricostruzione narrativa fondato su testimonianze e documenti. Intendiamoci: il cinema lo ha sempre fatto, ma ora è molto più accessibile.Naturalmente questo richiede trasparenza sulle fonti e sul processo di ricostruzione. Non un deepfake che simula il reale per ingannare, ma un “deeptrue” a scopo informativo, con immagini sintetiche utilizzate per rendere visibili eventi veri che non hanno immagini, o che non possono averne.
E poi aveva una fedele domestica a tutto servizio, che sicuramente lo liberava dalle volgarità antiestetiche del quotidiano di massa.
3.
“Attivisti e sostenitori dei diritti umani hanno installato una statua di Marwan Barghouti a Londra, nella storica cornice di Parliament Square. L’installazione è stata realizzata per chiedere la scarcerazione dello storico leader palestinese, spesso definito il “Nelson Mandela palestinese”, da oltre 24 anni nelle carceri israeliane. La statua è stata rapidamente rimossa dalle forze di polizia
“Se morissi adesso o fra due giorni o un anno, ecco il mio testamento, il testamento di un comunista Avido di conoscenza e d’amore, vissuto e morto povero e curioso. Lascio tutto il mio disprezzo a chi mi ha usato. Lascio tutto il mio odio a chi mi ha dato un mondo senza gioia, da attraversare a denti e pugni stretti.
Da anni i sindacati (soprattutto la CISL) e il centrosinistra concepiscono la defiscalizzazione/decontribuzione come unica soluzione ai bassi salari e all’alta disoccupazione. Riduciamo il cuneo fiscale! E’ il mantra di questa gente. L’esito è però meno flussi al fisco e all’INPS e dunque meno risorse per pagare pensioni e servizi pubblici, in cambio di qualche soldo in più ma a carico della fiscalità generale. In pratica sono soldi che i lavoratori prestano a se stessi. Non sono veri aumenti salariali, dato che produrranno una minore pensione e meno servizi in futuro.
il recente rapporto dell’ONU su stupri e violenze sessuali documentate in vari Paesi—tra cui Palestina/Israele—andrebbe letto anche dai
nel ruolo di consulente per I 400 colpi, collaborò alla stesura della sceneggiatura e suggerì il finale, la celebre corsa del piccolo Antoine Doinel sulla spiaggia, in fuga dalla società per non farsi acciuffare e addomesticare.
Un rider colpito alla testa [con una bottiglia di vetro] mentre lavora. Un gruppo di giovanissimi che trasforma la violenza in divertimento. E una vittima che, ferita a terra, continua a ripetere [ai soccorritori]: «Devo finire la consegna».
un po’ infastidito, perché si materializza in questa ricorrenza un entusiasmo per un’energia, quella nucleare, che nel 2025 ha raccolto nel mondo investimenti per 70 miliardi di dollari, contro i 700 miliardi per le rinnovabili, 450 solo per il solare, vera star del momento (fonte IEA).
Uno studio di Harvard di 4 settimane fa ha usato casi clinici reali (pazienti che entravano in pronto soccorso) mostrando che AI usciva con la diagnosi corretta alla prima visita nel 65% dei casi, contro il 50% dei medici in carne e ossa.
Chi ha un blog o un sito si sarà accorto di un anomalo aumento delle visite, beh non sono “persone” ma il crawling dei bot alla ricerca di dati e vulnerabilità.
seguo spesso telegiornali austriaci, dove dopo la proclamazione del Board of Peace le notizie dalla Palestina sono completamente scomparse. Nessuno sa niente delle vittime che continuano a morire, dei reclusi, dei tentativi della Flotilla. La questione palestinese è rispuntata fuori solo in occasione dell’Eurovision, a causa di una protesta in strada di cui hanno dato notizia per pochi minuti. Per il resto tutto tace.
Ieri si sono verificati gravi disordini causati da decine di ultraortodossi estremisti. Alcuni di loro hanno vandalizzato l’abitazione del giudice della Corte suprema Noam Sohlberg, danneggiando la proprietà e rompendo il parabrezza della sua auto con un oggetto pesante. A Gerusalemme i manifestanti hanno circondato la stazione di polizia di Lev HaBira, tentando di sfondare i cancelli e le porte principali. Hanno anche attaccato cittadini laici, con un uomo che è stato gettato a terra, preso a calci in testa e ha riportato un trauma all’orecchio. A Beit Shemesh ci sono stati lanci di pietre contro gli agenti che hanno risposto con la forza e mezzi antisommossa. Questi episodi di violenza sono stati collegati all’arresto di disertori del servizio militare appartenenti alla comunità ultraortodossa.

Mah.
In primis genocidio è; e pure efferato quanto e più dei campi nazisti.
Secondo, chi avesse per caso letto ‘le septiéme milion’ di Tom Segev saprebbe che il sionismo ha tre momenti indissolubili: il momento coloniale voluto prima di tutto dalla diaspora e poi dai profughi, la successiva sintesi fra la fase coloniale e l’ideologia nazista portata dai profughi, e infine la saldatura cogli esuli ebrei reazionari dall’est Europa. E che tutto questo si lega prima al colonialismo britannico per poi trasferirsi all’impero americano cui fa da portaerei. E dunque hanno ragione i pochi ebrei umani rimasti in giro per il mondo che vedono il sionismo come male profondo, cancro da estirpare per dare sollievo agli ebrei rimasti.
Infine la bussola si perde quando il quadro e le sue categorie (classi, imperialismo, plusvalore…) spariscono e i dettagli umanistici balzano fuori come tanti pupazzi a molla